Nel cuore del centro storico di Pittarella, frazione di Pedivigliano in provincia di Cosenza, noto per le sue “magare”, si è svolto nella giornata di ieri, 21 marzo 2026, l’evento Liturgy of Pop, a cura di Giuseppe Antonio Bagnato, Marika Mazzeo e Giuseppe Samuele Vasile. Promossa da Sistema Hava, la manifestazione si inserisce nel più ampio programma di riattivazione delle avanguardie storiche e dei movimenti artistici del Novecento in Calabria, dopo il successo dell’evento dedicato al Futurismo.
Le strade del centro storico si sono tappezzate di centinaia di manifesti con i nomi delle icone indiscusse della Pop Art: Claes Oldenburg, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Mario Schifano e Keith Haring.
Pur diversi per provenienza geografica, contesto culturale e linguaggio artistico, questi protagonisti sono accomunati da un unico grande intento: riportare l’arte alla sua dimensione popolare, capace di parlare a tutti, indipendentemente dal contesto sociale. Da qui la scelta di realizzare l’evento in un piccolo paese nel cuore della Calabria e, soprattutto, all’interno di una pizzeria.
Oltre ai manifesti, tra i vicoli rurali sono state installate opere di Marika Mazzeo e Giuseppe Samuele Vasile, che riesumano concetti pop filtrandoli attraverso una chiave più decadente. Se oggi parlare di Pop Art appare complesso, forse persino impossibile, Mazzeo e Vasile ne evocano con ironia e consapevolezza il tramonto, ricordandoci la fine di un’arte realmente accessibile a tutti. I cartelli stradali ironici di Vasile, arricchiti da calamite che richiamano i loghi della Coca-Cola, si alternano ai collage di zuppe di pomodoro e ai santini ricoperti di luci scintillanti e patinate di Mazzeo.
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Ogni oggetto diventa reliquia e feticcio di una generazione ormai estinta, protagonista di un percorso che accompagna il pubblico alla riscoperta di un passato che non può e non deve essere dimenticato. Tra queste opere si distingue Manifesto della nonna (2026), donata al proprietario del locale e destinata a rimanere esposta come testimonianza futura e memoria dell’evento ormai concluso. Riferita al mondo pop delle lattine di pomodoro, l’opera ironizza sulla salsa fatta dalla nonna nelle case degli italiani, trasformando un elemento quotidiano in simbolo culturale. Ironico è anche l’uso delle parole e del collage, che rimandano a tradizioni e a valori profondamente radicati nella cultura popolare calabrese. Paradigmatica è l’installazione Tragedia in sibemolle: in una vecchia stanza in rovina, macerie giacciono sul pavimento e, sopra di esse, una tromba. Tutto sembra sospeso nel tempo: non c’è suono, non c’è presenza, se non il ricordo di chi ha abitato quel luogo. L’unico rumore è quello di uno schermo televisivo che trasmette ininterrottamente videoclip con discorsi politici dei principali leader mondiali: da Donald Trump a Vladimir Putin, da Bolsonaro a Giorgia Meloni, da Netanyahu a Erdoğan, da Xi Jinping a Kim Jong-un. L’installazione immersiva riflette il senso del nostro tempo, attualizzando e parafrasando le immagini tragiche già esplorate da Warhol nella serie della sedia elettrica. L’opera si configura come un atto di coscienza sul presente, su chi governa e su chi esercita controllo.
Al calare del sole, mentre dalla stanza continuavano a propagarsi promesse e retoriche politiche, il cuore dell’evento si è spostato nella pizzeria POP Pittarella Original Pizza. I suoi interni, illuminati da luci LED e colori saturi, hanno coinvolto il pubblico a 360 gradi. Anche il menù, per l’occasione, si è trasformato, offrendo pizze speciali dedicate ai cinque maestri della Pop Art: Pizza XXL, OMG! Che Pizza#, Street Pizza, Factory Pizza, Rosso Schifano. Ogni proposta ha contribuito a rendere l’esperienza non solo visiva e sonora, ma anche olfattiva, gustativa e sensoriale.
Con questo ultimo atto si è conclusa – e in qualche modo mitizzata – la liturgia del Pop: ciascun partecipante è passato da semplice fruitore a consumatore. Nemmeno l’arte, dopotutto, riesce a sottrarsi alle logiche della società contemporanea, profondamente segnata dal consumo e dal capitalismo. Se questa è stata l’occasione per rivivere la Pop Art, dopo il Futurismo non resta che attendere le prossime avventure nel cuore dell’arte del Novecento. Da Bagnato, Mazzeo e Vasile è tutto: passo e chiudo.
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