Ritorna il teatro dei giovani e, in particolare, quello dell’IC “G. Rodari” di Soveria Mannelli con un’altra storia densa di significati e di sentimenti.
Il 1 giugno andrà in scena, presso l’Arena San Tommaso di Soveria Mannelli, “L’ultimo addio“, un’opera teatrale corale che intreccia una storia d’amore privata con la grande Storia collettiva, attraversando gli anni decisivi che portarono alla nascita della Repubblica Italiana. Ambientata tra il 1943 e il 1946, la vicenda segue il destino di Elena Rossi e Marco Benedetti, due giovani innamorati travolti dalla guerra, dall’occupazione nazifascista e dalla scelta della Resistenza.
Attraverso quattro scene e due intermezzi poetici, lo spettacolo racconta la frattura dell’8 settembre, la separazione forzata degli amanti, la vita quotidiana delle famiglie rimaste nei paesi, la lotta partigiana in montagna e la violenza dei rastrellamenti. Marco sceglie di unirsi ai partigiani per difendere la libertà, mentre Elena resta ad attendere, incarnando la resistenza silenziosa delle donne: fatta di paura, speranza, sacrificio e coraggio quotidiano.
La narrazione alterna momenti intimi e domestici a scene di forte tensione drammatica, mostrando come la guerra non colpisca solo chi combatte, ma soprattutto chi resta. Le figure femminili — madri, fidanzate, vedove — diventano una vera colonna portante della memoria collettiva. Nei cori delle “ragazze in bianco e in verde”, la sofferenza privata si trasforma in voce universale, mentre la Ragazza in Rosso rappresenta simbolicamente la Repubblica che sta per nascere dal dolore e dal sacrificio.
La cattura di Marco e il suo silenzio sotto tortura segnano il punto più alto della tragedia, ma anche della dignità umana. Il suo sacrificio non è vano: dalle macerie della guerra, dal lutto e dalla perdita, nasce una nuova coscienza civile. L’opera si chiude con uno sguardo rivolto al futuro, affidando alla memoria e all’amore il compito di custodire il senso più profondo della libertà conquistata.
L’ultimo addio, scritto da Corrado Plastino e diretto insieme a Cinzia Fiorenza (entrambi insegnanti dell’Istituto), è un atto teatrale di memoria, un omaggio ai giovani della Resistenza e alle donne che ne hanno sorretto il peso invisibile, un racconto commovente in cui l’amore diventa gesto politico e la Repubblica nasce come figlia del sacrificio e della speranza.
Da segnalare anche la grafica di Ilaria Spina e le coreografie di Antonella Cerra.




























