Nell’anno 2021 in cui si celebrano il 160° anniversario dell’Unità d’Italia (17 marzo 1861), il 150° dalla proclamazione di Roma Capitale (03 febbraio 1871) e il 75° dalla nascita della Repubblica (02 giugno 1946), il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inteso ospitare alle Scuderie del Quirinale una mostra assai significativa per l’unità del popolo italiano: “Tota Italia, alle radici di una nazione”. Si tratta dell’esposizione di ben 450 reperti archeologici che documentano ed illustrano personaggi e tipologie, usi e costumi delle varie popolazioni che oltre 20 secoli fa caratterizzavano l’attuale territorio italiano.
La dizione di “Tota Italia” è riferita ad una frase di Ottaviano Augusto (63 a.C. – 14 d.C.), l’imperatore romano che per primo riuscì ad unificare sotto il dominio di Roma “tutta l’Italia”, appunto, dalla Calabria alle Alpi, prefigurando così quell’unità nazionale che si sarebbe concretizzata però in modo più completo con Roma capitale, soltanto dopo 19 secoli di vicissitudini, nel 1871, dieci anni dopo la proclamazione dell’unità d’Italia.
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Domenico Lanciano, fondatore dell’associazione culturale “Calabria Prima Italia” di Badolato (CZ), a tale proposito intende mostrare la sua soddisfazione: << Per noi calabresi questa mostra “Tota Italia, alle radici di una nazione” rappresenta l’apoteosi del nome Italia che, nato 3500 anni fa circa nell’istmo di Catanzaro tra i golfi di Squillace e Lamezia assieme alla prima Italia politica di re Italo, è stato esteso proprio dall’imperatore Ottaviano Augusto a tutte le regioni della nostra penisola nella sua riforma amministrativa nel primo secolo a.C.>>.
Ed evidenzia: << Perché proprio un imperatore romano ha esteso a “tutta l’Italia” un nome proveniente da una terra assai periferica e recentemente soggiogata come la Calabria Prima Italia, quando invece poteva scegliere un nome riferito alla super-potenza imperiale di Roma?… Infatti la nostra penisola avrebbe potuto denominarsi Romania oppure Lazio o Augustea o altro nome celebrativo della romanità! Invece, l’Impero romano, nonostante dominasse quasi tutto il mondo allora conosciuto, ha voluto onorare la “Prima Italia” per la sua alta civiltà che è stata poi assorbita dalla stessa Roma imperiale aumentandone il prestigio! Pure per tale motivo alcuni storici considerano la Calabria come “Madre di Roma e d’Italia”!>>.
E conclude: << L’auspicio è che il prossimo Presidente della Repubblica (che sarà eletto nel primo trimestre del 2022) voglia ospitare al palazzo del Quirinale un grande evento (mostra o altra celebrazione) sulla “Prima Italia” che rappresenta la più vera e protostorica origine della nostra nazione, sia come nome che come nascita della democrazia con la legislazione sissiziale di re Italo proprio su suolo calabrese, quasi 35 secoli fa! L’auspicio è che pure altre istituzioni, come la Regione Calabria, vogliano celebrare la “Calabria Prima Italia” per farne una grande risorsa socio-economica-culturale di rilancio anche nazionale e anche per dare ai cittadini, specialmente a quelli emigrati all’estero, l’orgoglio di una nascita gloriosa della propria nazione con un nome e con le leggi tra le più antiche, avanzate e importanti del mondo!”.
È nato nel casello ferroviario di Cardàra, una contrada rurale di Badolato di Calabria, il 4 marzo 1950. Figlio di operai e di contadini, si ritiene contadino e coltivatore diretto del pensiero e della parola che prevalentemente esprime tramite “Lettere” alla maniera degli emigrati. È convinto che la “lettera” è alla portata di tutti e che non comporta ambizioni o particolari stili letterari né giornalistici ma semplicemente l’umile atto del comunicare e di far circolare gli affetti e le idee. Nel 1986 ha lanciato la vicenda di “Badolato paese in vendita” per contrastare lo spopolamento e la morte del borgo antico, prototipo e simbolo di decine di migliaia di borghi in disfacimento in tutta Europa e di milioni di comunità desertificate dalla globalizzazione in tutto il mondo, dove le città scoppiano e i paesi muoiono e invocano equilibrio. Ostracizzato a motivo di questo suo lungimirante attivismo, dal primo novembre 1988 vive in esilio in Molise.