Nel territorio del Comune di Scigliano (Cosenza), esiste un particolare monumento eretto in epoca romana: si tratta di uno dei più antichi ed importanti ponti costruiti dal 121 al 131 a.C. Esso unisce le due sponde del Fiume Savuto, in un tratto dove il suo alveo forma un particolare ansa.
Ci troviamo ad ovest di Lupia, frazione di Scigliano, nei pressi della E45, area inserita nel contesto montuoso della Presila, dove sul basamento metamorfico composto essenzialmente da gness e scisti, dominano incontrastate varie successioni sedimentarie mioceniche, che segnano i vari eventi di trasgressione e regressione marina.
Il ponte sorge in un’area caratterizzata da conglomerati, con grossi ciottoli ben arrotondati di rocce metamorfiche, in matrice sabbiosa. Esso è stato realizzato utilizzando i prodotti provenienti da una piccola cava situata sul versante meridionale di un alto morfologico che si colloca a nord dell’area. Tali materiali, che rappresentano le diverse successioni sedimentarie mioceniche in ambiente trasgressivo, venivano lavorate per creare dei grandi blocchi, che caratterizzano l’arco.
Il tempo ha messo a dura prova il ponte che è stato restaurato diverse volte nel corso del tempo. Allo stato attuale, il ponte presenta una pavimentazione composta da conglomerati di provenienza metamorfica arrotondati come quelli presenti nell’alveo del fiume: anche i muretti che fanno da parapetto sono costituiti da tali conglomerati, insieme ad altre pietre di origine alloctona. Due grandi massi che non sembrano affatto autoctoni chiudono il ponte da una parte e dall’altra, per evitare attraversamenti non pedonali, che potrebbero inficiare su questa importante struttura.
Il ponte di Annibale, detto così perché è stato in passato ritenuto l’artefice dell’opera, è uno straordinario esempio di costruzione destinata a resistere a terremoti e intemperie: si pensi che la posizione del ponte è stata calcolata considerando i processi erosivi causati dalla velocità dell’acqua.
La tradizione popolare vuole che questo ponte sia stato il testimone della battaglia tra l’Angelo e il diavolo, la cui mano ha lasciato la sua impronta su uno dei sassi sopra descritti. Per questo viene conosciuto anche come Ponte dell’Angelo. Angelo, in questo caso Arcangelo, perché si tratta di San Michele, in suffragio del quale è stata costruita la piccola chiesetta eretta nelle vicinanze.
Nei dintorni ancora in corrispondenza di un piccolo immissario di sinistra del Fiume Savuto, adesso secco, è presente una piccola sorgente – la “sorgente d”a Riina” – chiamata così perché si racconta che sia stata testimone del passaggio della regina Isabella d’Aragona, che ha attinto alle sue acque.




























