Il mese di marzo sta per arrivare e con il vento fastidioso arriverà la fine del blocco dei licenziamenti. Le aziende medio piccole potranno licenziare senza blocchi forzati e sarà una valanga di lavoratori senza più uno stipendio, ma con gli ammortizzatori sociali ad attenuare momentaneamente il dramma.
Ci sarà un po’ di tempo per riqualificarsi o trovare un altro lavoro, riadattarsi come stanno facendo già quelli che hanno finito i contratti a termine. Il tonfo della diga sarà talmente forte che non basteranno le indennità di disoccupazione o l’ancora di salvataggio rappresentata dalla famiglia, dagli enti di solidarietà e di carità per mitigare il disagio sociale ed il dramma economico.
Nelle città e nelle metropoli i segni del lavoro venuto meno o della cassa integrazione stanno già infliggendo ferite profonde su tanti strati sociali, dal giovane impiegato che aveva messo su famiglia, al cinquantenne che fa fatica a reinserirsi in un contesto produttivo.


Siamo solo all’avvio di una fase epocale dove migliaia di persone hanno già perso il lavoro a tempo determinato o sotto altre forme temporanee o in grigio, mentre si sta per aprire quella dei licenziamenti in massa, conseguenza del fallimento e della chiusura di molte attività nei settori del commercio, dei servizi e del turismo oltre delle piccole e medie imprese produttive. Non basteranno i ventiquattro mesi di indennità di disoccupazione per consentire di frenare l’impatto della lettera di licenziamento.
Chi può si organizzi varcando i confini nazionali e regionali, soprattutto i giovani che hanno tanto da dare e da imparare.
Vincenzo Canonaco




























