Le associazioni culturali “Università delle Generazioni” e “Amici della Calabria” hanno inviato una “Lettera aperta” ai Sindaci dei Comuni delle Langhe (vasto territorio piemontese tra le province di Cuneo e di Asti), al fondatore di Slow Food Carlo Petrini, alla presidenza della Fondazione Nuto Revelli, a parecchie altre associazioni culturali locali, ad eminenti personaggi, nonché a numerose testate giornalistiche regionali, nazionali ed estere.
Così scrive Domenico Lanciano, giornalista calabrese impegnato a contrastare lo spopolamento dei borghi e noto per la vicenda del 1986-88 di “Badolato paese in vendita in Calabria”: << E’ ben chiaro a tutti Voi il fenomeno delle donne che, dalla Calabria soprattutto e dal Sud Italia in genere, sono emigrate (per matrimonio e per lavoro) in Piemonte e, in particolare, nelle Langhe, contribuendo in modo alquanto determinante alla demografia e all’economia di questo importante Comprensorio, poi divenuto prestigioso marchio internazionale >>.
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Quindi, conclude formulando la seguente proposta: << Le associazioni culturali informali “Università delle Generazioni” e “Amici della Calabria” ritengono che sia giunto il momento (anche a livello di opinione pubblica, dopo tanti studi e libri pubblicati a riguardo e specialmente dopo il grande successo dello sceneggiato televisivo LA SPOSA che sta andando in onda in tre puntate su Rai Uno) di ERIGERE UN MONUMENTO ALLA COSIDDETTE << CALABROTTE >> in un luogo che sarete Voi a decidere nei tempi e nei modi più opportuni >>.
In realtà, il promotore intende avanzare la stessa proposta ad altre realtà simili alle Langhe, nel centro-nord Italia dove nel dopoguerra (specialmente dal 1945 al 1990) centinaia di migliaia di donne meridionali di tutte le età hanno contribuito alla ricchezza di interi territori, nell’agricoltura (come ad esempio nelle ortaie della pianura padana), negli allevamenti, nelle industrie e nei servizi. Un monumento alla loro memoria e alla loro presenza storica è quanto mai dovuto, anche come riconoscenza e gratitudine per l’immensa missione svolta anche come prolifiche nutrici.
È nato nel casello ferroviario di Cardàra, una contrada rurale di Badolato di Calabria, il 4 marzo 1950. Figlio di operai e di contadini, si ritiene contadino e coltivatore diretto del pensiero e della parola che prevalentemente esprime tramite “Lettere” alla maniera degli emigrati. È convinto che la “lettera” è alla portata di tutti e che non comporta ambizioni o particolari stili letterari né giornalistici ma semplicemente l’umile atto del comunicare e di far circolare gli affetti e le idee. Nel 1986 ha lanciato la vicenda di “Badolato paese in vendita” per contrastare lo spopolamento e la morte del borgo antico, prototipo e simbolo di decine di migliaia di borghi in disfacimento in tutta Europa e di milioni di comunità desertificate dalla globalizzazione in tutto il mondo, dove le città scoppiano e i paesi muoiono e invocano equilibrio. Ostracizzato a motivo di questo suo lungimirante attivismo, dal primo novembre 1988 vive in esilio in Molise.