L‘Abbazia di Santa Maria di Corazzo ha una storia di un passato magnifico, imponente la struttura che rimane incastonata nel centro della Calabria.
Al viaggiatore odierno che percorra per scelta o per ventura la statale SS 109 che da Lamezia Terme, dopo aver attraversato per il centro abitato di Soveria Mannelli, conduce verso Carlopoli e la Sila catanzarese, appaiono all’improvviso delle imponenti rovine che colpiscono intensamente l’occhio e la mente.
Possiamo immaginare il suo stupore e la sua meraviglia, per nulla diversi da quelli che già dalla fine del Settecento e, poi, in misura maggiore, durante il corso dell’Ottocento, assalivano i viaggiatori stranieri che sceglievano la Calabria come loro meta, incuriositi dalla descrizione della regione come di una terra difficile, selvaggia ed inospitale, per poi scoprire che tale non era, anzi era accogliente come una madre. Fra tutti mi piace citare Alessandro Dumas e Norman Douglas, senza voler far torto a molte figure di studiosi ed artisti.
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Colui che verrà per la prima volta in queste Contrade Montane dominate dal massiccio del Monte Reventino, rimarrà stupito ed ammirato dalle imponenti rovine dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, che si ergono ancora qui muti testimoni di un passato pieno di Persone che avevano scelto di viverci in tempi in cui il lavoro dei campi era l’unico modo per continuare un’esistenza almeno decente. Erano Monaci che nei secoli vennero qui per storie diverse, una delle quali li portava qui dalla Grecia se è vera l’ipotesi, peraltro non suffragata da prove certe, che giunsero dei Monaci Basiliani in fuga dalla penisola ellenica scappando dall’Iconoclastia, cioè la dottrina e l’azione di coloro che nell’Impero bizantino, nel sec. 8° e 9°, avversarono il culto religioso e l’uso delle immagini sacre. Vennero a decine, a centinaia, a migliaia verso le coste Calabresi e non solo, dove trovarono un ambiente che favoriva la loro fuga consentendo di rifugiarsi in grotte e anfratti, naturali o da loro stessi scavati, dove poter mettere in atto la volontà di estraniarsi dal mondo e di dedicare la loro vita e la loro preghiera alla Divinità in perfetta solitudine.
Dagli attuali lavori di indagine preventiva e di successivo consolidamento potrebbero venire prove in tal senso. Le prime notizie storiche sull’Abbazia di Santa Maria di Corazzo farebbero risalire la sua fondazione all’anno 1060 ad opera di un certo Ruggero di Martirano, sulla cui figura non si hanno informazioni certe, mentre altri avvenimenti lascerebbero pensare al Normanno Ruggero I° di Altavilla (nato nel 1031 e morto a Mileto nel 1101), figlio ultimogenito di Tancredi di Altavilla, che venne in Italia intorno alla metà del sec. XI quando il fratello Roberto il Guiscardo già aveva fatto fortuna. Rivelatosi subito guerriero capace, conscio del suo valore, si fece cedere dal fratello metà della Calabria (1062), da lui strappata ai Bizantini.
Le discussioni sull’anno 1060 lasciano dei dubbi perché sappiamo che la conquista della Calabria da parte degli Altavilla avvenne in anni successivi a tale data. Ma non è un dato che ci deve preoccupare. In ogni caso si è certi che con i Normanni anche a Corazzo vennero insediati dei Monaci Benedettini, sostituendo, se l’ipotesi prima sussurrata trovasse dei riscontri oggettivi dalle indagini attualmente in corso, i Monaci Basiliani di rito greco. Perché questo era uno degli impegni assunti da questo popolo guerriero giunto dal Nord con il Papato: ripristinare nelle regioni del Sud d’Italia il rito latino soppiantando quello bizantino arrivato dalla Grecia.