Qualche giorno fa, subito dopo aver visto, in “prima regionale”, al cinema-teatro “Il Piccolo” di Soveria Mannelli il film The Sea, mi sono imbattuto in una pagina online de «Il Fatto Quotidiano» che dava la seguente notizia: «Il film The Sea proiettato al Parlamento europeo contro il silenzio delle istituzioni». Mi è sembrato giusto segnalarlo al responsabile de “Il Piccolo” Gino Capolupo, scatenando la sua giusta reazione sulla quale torneremo tra poco.


The Sea è un film di Shai Carmeli-Pollack, regista israeliano che ha saputo raccontare come può vivere e crescere un bambino palestinese in Cisgiordania, sottoposto a ingiustizie e sopraffazioni continue da parte dell’occupazione israeliana.
Una storia di diritti negati che mi ha fatto subito pensare non a un “pericoloso” attivista pro-Pal, ma al democristiano della Prima Repubblica Giulio Andreotti, più volte ministro e Presidente del Consiglio. Nel mese di luglio del 2006, l’allora senatore a vita Giulio Andreotti pronunciò dal suo scranno in Parlamento una frase provocatoria, non certo un’apologia del terrorismo, sulla condizione palestinese: «Credo che ciascuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento e non avesse da cinquant’anni nessuna prospettiva di dare ai propri figli un avvenire, sarebbe diventato un terrorista».


Il film ci mette di fronte a una realtà terribile facendoci immedesimare in un bambino che sogna di vedere il mare e anche questo semplice desiderio gli viene impedito. È il disvelamento di una condizione insopportabile per un essere umano e quindi il vero motivo per cui il film è stato censurato dal governo israeliano, ma ha avuto difficoltà di distribuzione in tutto l’Occidente nonostante il suo enorme successo di pubblico e i riconoscimenti che comincia a ottenere (tra cui la candidatura agli Oscar 2026).
Abbiamo appurato che questa è una di quelle opere importanti, che resteranno per sempre nella storia del cinema. Ma – e qui torniamo allo sfogo di Gino Capolupo – evidentemente a Soveria non è stato capito.


Con le parole di Gino Capolupo: «Lo stesso identico film, qualche giorno fa, è stato proiettato qui da noi, sullo schermo del cine-teatro “Il Piccolo”, grazie allo sforzo indipendente del Circolo del Cinema Giangurgolo. Risultato? 11 spettatori. Non se ne sono accorti i politici locali, non pervenute le associazioni che dovrebbero promuovere il territorio, ma soprattutto non pervenuti i professionisti del lamento. Quelli che “in questo paese non si fa mai nulla”, “i giovani se ne vanno perché non c’è cultura”. A quanto pare, la cultura c’è. Siete voi che non ci siete. Mentre a Bruxelles ci si siede sulle poltrone europee per rompere il silenzio istituzionale, a Soveria dobbiamo combattere contro un silenzio molto più pericoloso: l’apatia della nostra stessa comunità. Un enorme grazie a quegli 11 eroi che hanno scelto di esserci. Agli altri ricordiamo che la cultura non cade dall’alto: va difesa, sostenuta e frequentata. Altrimenti, non lamentatevi del deserto».


Ero tra gli 11, ma gli “eroi” non eravamo di certo noi; sono stati e lo sono ancora Gino Capolupo e la sua famiglia che offrono la possibilità di vedere cinema (e teatro) di qualità in un ambiente adatto, che si sono costruiti da soli, con impegno e sacrifici, e che è un piccolo bijou. Un cine-teatro c’è a Soveria, ma forse i soveritani non se ne sono accorti.
Raffaele Cardamone



























