Un’altra edizione – la terza – del Festival del lavoro nelle aree interne si è svolta a Soveria Mannelli grazie all’impegno di Rubbettino Editore, Fondazione Appennino e RESpro, che questo Festival lo hanno pensato e realizzato.

È stata un’edizione ancora una volta ricca di spunti di riflessione e indicazioni per il futuro, partendo dal lavoro nel campo culturale e in quello creativo, attività che possono essere addirittura favorite dall’essere parte di un’area interna.
In più si è entrati in aperta polemica con il ministro per le Politiche di coesione Tommaso Foti che, qualche giorno prima, aveva trovato il modo di dichiarare che «lo spopolamento delle aree interne è un fenomeno ormai irreversibile».
Un ministro che ha in pratica issato bandiera bianca di fronte a quelle che sarebbero le sue responsabilità e ha dichiarato davanti a tutti la propria sconfitta.


Di tutt’altro tenore le idee e le dichiarazioni d’intenti emerse durante le relazioni, i dibattiti e le presentazioni di casi di studio ed esperienze maturate sul campo, che hanno dimostrato quanto invece sia necessaria una rivitalizzazione delle aree interne che racchiudono in sé le energie per rilanciarsi e ripopolarsi, proprio come è già accaduto altre volte nella storia dell’umanità.
Quindi lo spopolamento non è un fenomeno “irreversibile”, ma transitorio, almeno fino a quando ci sarà ancora qualcuno disposto ad abitare queste zone, dei giovani capaci di immaginare qui il proprio futuro.

A chiudere l’evento durato tre giorni, è stato invitato un grande intellettuale del nostro tempo, l’antropologo Vito Teti, che ha letteralmente ammaliato i presenti con il suo carisma e la sua saggezza infinita.
Vito Teti non ha potuto fare a meno di storicizzare il processo di desertificazione delle aree interne, come fenomeno non unico ma ricorrente e per nulla “irreversibile”. Ha detto che le aree interne non sono un luogo da dove scappare ma neppure un eden dove rimanere per forza.

Solo deve essere assicurato a tutti il diritto di restare, creando quelle condizioni che possano far vivere bene chi decide di assecondare fino in fondo questa sua scelta.
Alla fine, i rappresentanti delle organizzazioni che hanno ideato il Festival, Florindo Rubbettino, Gianni Lacorazza e Roberto Parisi, hanno dato a tutti l’appuntamento al prossimo anno, perché il problema delle aree interne non si risolverà verosimilmente nel frattempo e ci sarà ancora bisogno di parlarne e di cercare soluzioni possibili.
Raffaele Cardamone

























