

È di particolare interesse un passo dell’Odissea di Omero (13: 102-112) nel quale il poeta descrive l’antro delle ninfe un luogo nei pressi del porto di Itaca sacro a loro “In capo al porto vi è un olivo dalle ampie foglie: vicino è un antro amabile, oscuro, sacro alle Ninfe chiamate Naiadi; in esso sono crateri e anfore di pietra; lì le api ripongono il miele. E vi sono alti telai di pietra, dove le Ninfe tessono manti purpurei, meraviglia a vedersi; qui scorrono acque perenni; due porte vi sono, una, volta a Borea, è la discesa degli uomini, l’altra, invece, che si volge a Noto, è per gli dèi e non la varcano gli uomini, ma è il cammino degli immortali”.
Spesso al mito delle Ninfe venivano affiancate delle figure maschili grossolane, rozze e maleducate in cerca di avventure amorose e frequentemente questo sentimento, mai ricambiato, sfociava in azioni di eccessiva aggressività e violenza.
Una di loro si chiamava Arocha, apparteneva al coro di Artemide, bellissima e splendente, era figlia del Crati e del Targine, conduceva una vita libera, audace, selvatica e si dedicava esclusivamente alla caccia. Un giorno, però, mentre si lavava ad una fonte, con grazia e delicatezza, fu intravista da un rozzo e sporco pastore di nome Petraro che per lei perse completamente la testa. Quest’ultimo passò delle notti insonni, agitate, pensando esclusivamente a quel leggiadro corpo femminile che si era offerto alla sua vista.
Facendosi coraggio Petraro più volte si avvicino alla ninfa dichiarando il suo amore, cercando di farle capire i suoi sentimenti, ma lei imperterrita non lo degnò mai di uno sguardo. Dopo ore di delirio incontrollabile, il pastore, offuscato dall’ira per l’ennesimo rifiuto, abusò violentemente di lei e fuggì nei boschi. Arocha, umiliata e offesa, si rinchiuse nel suo dolore. Versò lacrime amare, pianse per giorni e neanche la altre Ninfe riuscirono a consolarla, nemmeno la stessa Artemide.


Oggi esiste una località di nome Petraro nei pressi di Tiriolo, piccolo comune in provincia di Catanzaro, e si narra che il pastore, il quale ha dato il nome a tutta l’area, ancora sia seppellito nel luogo della sua morte.
Fonte: www.samueleanastasio.it




























