di Claudio Caroleo –
A fine degli anni ’40 New York diventa il nuovo centro d’interesse economico e culturale del mondo occidentale, spodestando l’egemonia di Parigi.
Questo, grazie alla forte ondata d’emigrazione che ha visto migliaia di intellettuali ed artisti europei stabilizzarsi negli Stati Uniti. Ed è proprio negli Stati Uniti, precisamente a New York che nasce una nuova corrente artistica: l’Espressionismo Astratto.
Gran parte degli esperti ritengono che il succitato movimento sia considerabile a tutti gli effetti, l’unico movimento <<americano>>, il quale, da vita alla School of New York.
Il termine Espressionismo Astratto, richiama l’Espressionismo tedesco dei primi del ‘900, dal quale riprende l’intensità emotiva e l’espressione soggettiva dell’artista, mentre il termine Astratto invece, ne evidenzia il suo perentorio distacco dal figurativismo. L’elemento più significativo dell’Espressionismo Astratto è sicuramente la liberazione del gesto pittorico. Ne consegue una totale rivoluzione dello stesso linguaggio pittorico, che mette al centro la propria intima e soggettiva gestualità.
L’Espressionismo Astratto così, diventa conseguenza e stravolgimento di quelli che sono i parametri spazio-temporali che seguono gli sviluppi tecnologici dell’epoca moderna. Uno dei promotori più influenti del movimento fu il critico d’arte Clement Greenberg, con la pubblicazione del suo saggio del 1955, American-Type Painting.
Il principale polo espositivo delle opere degli espressionisti astratti, fu la galleria d’arte Art of This Century, della mecenate e collezionista Miss Peggy Guggenheim, situata al n°30 della 57th strada di New York. La galleria rimase aperta dal 1942 al 1947.
Gli storici (seppur con il categorico rifiuto degli artisti, in quanto più artisti abbiano fatto parte di entrambe le correnti) suddividono (indicativamente) il movimento in 2 correnti: Action Painting, ovvero la pittura gestuale, e il Color Field Painting, pittura a campiture di colore.
Il Color Field Painting è caratterizzato dall’utilizzo di grandi tele coperte interamente da estensioni invariate di colore, il quale, non viene più utilizzato in funzione rappresentativa, ma come veicolo primario al fine di trasmettere emozioni. Tra i massimi esponenti ricordiamo: Mark Rothko, Clyfford Still e Barnett Newman.
L’Action Painting si ispira al surrealismo di artisti di Joan Miró i Ferrà e Vasilij Vasil’evič Kandinskij, per la sua enfasi posta sulla creazione spontanea legata al subconscio, mettendo in primo piano la realizzazione dell’opera attraverso l’atto fisico dell’artista.
Tra i principali artisti ricordiamo Franz Josef Kline, Willem de Kooning e Paul Jackson Pollock. Quest’ultimo, divenuto emblema del movimento stesso.
Nato in Arizona il 28 gennaio del 1912, si trasferisce a New York nel 1930 per studiare pittura con l’artista realista Thomas Hart Benton. Nella pittura di Pollock è evidente l’influenza della pittura surrealista, della cultura nativa americana e di quella muralista messicana. Diventa famoso verso le fine degli anni ’40 per la sua tecnica Dripping (gocciolamento).

Pollock poneva la tela orizzontalmente sdraiata sul pavimento, e, danzando intorno ad essa, faceva colare il colore direttamente dalla latta di vernice o da un bastone imbevuto; eliminando così, non solo il punto focale e prospettico dell’opera, ma bensì la mediazione del pennello e del cavalletto, dipingendo con la totalità del corpo.

Così facendo, rompeva drasticamente con la tradizione dell’arte figurativa dal punto di vista del soggetto (che diventava l’atto fisico in sé) e dell’esecuzione. Nel 1956 la rivista TIME gli conferisce l’appellativo di Jack the Dripper (Jack il gocciolatore).
L’11 agosto stesso anno, Jackson Pollock muore in un incidente automobilistico a causa del suo stato di ebbrezza. Con lui viaggiavano la sua amante Ruth Kligman (poi ristabilitasi) insieme all’amica Edith Metzger, morta invece sul colpo. Ma cosa ci ha lasciato l’Espressionismo Astratto?
Sicuramente un senso di rivoluzione, atto a rompere gli schemi e le tradizioni.
Gli effetti prodotti dall’accostamento dei colori, creano un’armonia compositiva dell’opera, proprio come un musicista accosta le note dello spartito per creare la melodia perfetta.
Inoltre, una forte ed intensa emotività, sono in grado di sprigionare i sentimenti interiori più profondi e reconditi della nostra mente e del nostro subconscio; immergendo lo spettatore all’interno del quadro.
Così l’opera diventa ambiente, e la sua contemplazione una vera e propria esperienza.
<<It seems to me that the modern painter cannot express this age, the airplane, the atom bomb, the radio, in the old forms of the Reinaissance or of any other past culture. Each age finds its own technique>>. (Traduzione)
<<Ritengo che il pittore moderno non possa esprimere questa epoca, l’aeroplano, la bomba atomica, la radio, con il vecchio stile del Rinascimento o di altre culture del passato. Ogni epoca trova la propria tecnica>>.
Jackson Pollock

























