di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 307 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria) –


In quell’occasione ho scritto al presidente dell’Associazione organizzatrice, Luca Bertinotti, per informarlo dell’esperienza badolatese degli ultimi trenta anni. Molto gentilmente, il dottore Bertinotti (che è medico ospedaliero con il pallino della cultura, in particolare della ricerca sul campo, della fotografia e della scrittura) mi ha invitato ad inviargli una testimonianza da pubblicare nel volume degli Atti di quei lavori, anche se non ci avevo partecipato di persona. Ho accettato ben volentieri, inviando una mia breve nota che, adesso, trovo alle pagine 379-384 di un grosso volume appena dato alle stampe.


1 – LO SCOPO DI QUESTO LIBRO
Leggiamo sulla quarta pagina di copertina del volume “Da borghi abbandonati a borghi ritrovati” … << I paesi fantasma d’Italia si contano nell’ordine delle migliaia. Oltre ad essere oggetto di visita occasionale per gli “appassionati dell’abbandono”, i borghi deserti rappresentano, infatti, un crocevia d’interesse per ricercatori (storici, sociologi, economisti, antropologi, geografi, architetti, urbanisti, storici d’arte, ecc.) così come, d’altra parte, per scrittori, poeti, fotografi e registi.


2 – LA LEZIONE MAGISTRALE DI VITO TETI
Caro Tito, nei due giorni del convegno di Pistoia del 26 e 27 ottobre 2018 hanno partecipato ben 64 relatori (16 provenienti dal nord Italia, 25 dal centro, 17 dal sud e 3 dalla Sardegna, nessuno dalla Sicilia, 3 dall’estero). Tutti di altissimo livello, come, ad esempio, Massimo Bray (direttore generale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana), Pietro Clemente (docente universitario dalle tante cariche internazionali), mentre i patrocinatori sono stati enti e associazioni di notevole caratura nazionale ed istituzionale.
La “Lectio magistralis” è stata tenuta da Vito Teti (vibonese di San Nicola da Crissa, classe 1950), professore ordinario di Etnologia e Antropologia Culturale all’Università della Calabria, nonché direttore del Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo. Questa sua “Lezione magistrale” è riportata alle pagine 71-82 del predetto volume.


3 – LIBRO IMPERDIBILE
Visto l’argomento che interessa proprio la stragrande maggioranza degli 8 mila e più comuni italiani, ritengo che tale volume debba essere ritenuto imperdibile, specialmente per i responsabili delle istituzioni di ogni ordine e grado (specialmente le biblioteche pubbliche e private), nonché per chiunque si occupi delle molteplici problematiche legate ai borghi in sofferenza ma anche a tutte le potenzialità di rivitalizzazione (gli addetti ai lavori, in pratica).


4 – VENDERE BADOLATO BORGO PER SALVARLO
Caro Tito, dalla pagina 379 alla 384 del volume “Da borghi abbandonati a borghi ritrovati” può essere letta la mia accorata testimonianza, frutto principalmente dell’esperienza avuta dal 07 ottobre 1986 fino al 31 ottobre 1988, quando poi personaggi sinistri ed eventi incrociati mi hanno spinto verso l’esilio, costretto a lasciare Badolato e la Calabria, per il cui progresso tanto mi ero preparato e tanto avevo lottato con tutte le mie forze, al di là persino di ogni ragionevolezza (poiché era l’Amore che mi spingeva). Ma c’è anche troppa altra amarezza degli anni seguenti. Una fotografia, questa mia drammatica testimonianza, della cruda e irrisolvibile realtà umana, sociale e specialmente politica nel contesto nazionale e della globalizzazione (a meno che ….).


5 – ECCO LA MIA TESTIMONIANZA
Sono nato nel 1950, in riva al mare, in un isolato casello ferroviario nelle campagne del comune di Badolato, un borgo collinare distante sei chilometri dallo Jonio, nella Calabria più profonda e appartata. Fin da bambino ho assistito a partenze giornaliere per le Americhe, l’Australia e l’Europa. Ogni partenza era un lutto, pure perché le distanze erano percepite come senza ritorno. Uno strazio continuo! Nel mio piccolo cuore ho custodito tutte quelle lacrime e quelle grida, lo sventolio di fazzoletti bianchi ed io stesso ho avuto un fratello mai conosciuto partito per l’Argentina a venti anni, quando avevo appena tre mesi.


Poi piano piano ho cominciato a capire da me, scavando con le unghie nell’animo della gente e nella Storia. La mia gente era in vendita dai potenti e dai prepotenti. Inutile girare attorno alle parole. Un intero popolo cacciato, come lo furono Adamo ed Eva, da un vero paradiso terrestre. Il peccato originale? La povertà e la miseria imposte dai potenti e dai prepotenti soprattutto locali. Le mie non erano deserti ma terre del mito e dell’abbondanza! Avrebbero potuto sfamare il doppio della gente che già c’era senza far partire nessuno!


Gli antichi sapienti avevano messo in guardia e ammonito. In tempo per evitare il disastro. Ma il serial-killer li ha sbeffeggiati. Troppe ciminiere? Troppo inutile consumismo? Troppi squilibri specialmente demografici? Lo sgoverno del mondo! Megalopoli-calamita? Non basta una prima casa? Non basta una sola automobile, un solo guardaroba? Lascia che altri “campicchino” senza possedere nemmeno una baracca e rovistino nei rifiuti per sopravvivere. Oh, guarda, guarda allo specchio… quel serial-killer sono io! Proprio io, sorridente e cinico. Godurioso e senza lungimiranza. Sì, quel serial-killer sono io, ma non lo ammetterò mai! Ho lasciato l’etica della semplicità felice e mi sono complicato la vita con un’infinità di giocattoli costosi e inutili. Ho inseguito miraggi di libertà rendendomi schiavo del mio stesso prodotto.


Intanto Badolato muore. Il mio amatissimo borgo è in agonia. Qualche decennio ancora (niente di fronte all’infinito scorrere del tempo) e poi le sue millenarie pietre ritorneranno al sottostante torrente da cui erano state tratte, con tanta fatica, per edificarlo, baluardo contro le piraterie predatorie. Povero paese mio, l’ultimo pirata che ti sta prostrando non viene dal mare, no. È il cancro delle mie ludopatie congenite e assorbite. Sono diventato io stesso il pirata che ti assale! Ed è difficile sconfiggere i nemici interni alla casa.


Dopo tanta antropologia e tanta sociologia, mi sono ritrovato allertatore di una qualsiasi torre cavallara della mia costa jonica. Ma, non vedo turchi alla marina. Contro chi dovrei dare l’allarme? Gli invasori adesso sono subdoli, invisibili e furbi. Furbi come non mai, poiché il borgo si è svuotato con la nostra complicità. E allora lo “shock” va indirizzato pure a noi stessi, agli stessi badolatesi? Sì, penso di sì. Bisogna prima partire da sé stessi senza cominciare a incolpare sempre gli altri del proprio masochista destino.


Ecco, ho trovato. Era proprio il mese di settembre di 33 anni fa. Tre parole soltanto “Badolato paese in vendita” in Calabria! Il sindaco fu d’accordo. Ci vuole uno scossone. Ecco, mi sembra lo slogan giusto in questo mondo fatto di slogan. Così ho intitolato il mio articolo, pubblicato dal quotidiano romano “Il tempo” alla pagina nazionale 22 di martedì 07 ottobre 1986, mentre a Badolato si festeggiava il giorno della Vittoria di Lepanto del 1571, cui i badolatesi avevano partecipato guidati dal loro barone Toraldo.


Da allora, le reazioni si sono susseguite in ogni forma, quella più conveniente o sconveniente allo stato d’animo di ognuno. Badolato adesso è salvo? È salvo l’uomo? Ma “Badolato paese in vendita in Calabria” è soltanto un paradigma di una realtà più complessa. Una realtà individuale, sociale e planetaria irrisolvibile finché c’è nell’animo umano la discordanza tra l’essere e l’avere, altro algoritmo così tanto antico che finora non ha trovato soluzione se non nell’ipocondria dei pitagorici e dei monaci loro seguaci. Filosofi inascoltati ed emarginati in sempre più piccole e sperdute “enclave”. Vox clamantis in deserto!


Così, ringraziando di questa preziosa occasione per raccontare la mia micro-esperienza, dico pure qui ciò che vado dicendo da 33 anni, cioè da quando ho lanciato l’allarme “Badolato paese in vendita” che è stato accolto, in vario modo, da altri borghi che rischiavano di morire per spopolamento. Nell’attuale tipo di società complessa e globalizzata, nessuna voce può avere sèguito se non in forma la più organizzata possibile, specie a livello istituzionale.


Badolato borgo è mezzo salvato, apparentemente. Un po’ dagli stessi badolatesi, un po’ dai neo-badolatesi venuti da decine e decine di nazioni diverse. D’estate diventa un borgo trendy. Il difficile resta pur sempre amalgamare bene i suoi neo-cittadini avvicinandoli adeguatamente alla sua ultra-millenaria storia e cultura. Il borgo brilla pure nell’accoglienza ai profughi, fin dalla iniziale nave Ararat dei curdi che tanto clamore ha aggiunto per la sua salvezza dal 1997. In tale esperienza di accoglienza Badolato è stato seguìto dal vicino borgo spopolato di Riace e da altri piccoli paesi dal grande cuore. Ma non basta. Urge andare nel profondo. Strutturale!


6 – LO SHOCK PLANETARIO
Caro Tito, come ricorderai, il 10 aprile 2020, in piena clausura (lockdown), ho affidato a numerosi organi di stampa (specialmente web) la notizia e la pubblicazione in PDF de “IL SOBILLATORE D’ARMONIA” cioè il primo volume della trilogia che sto scrivendo su IL SOBILLATORE. Hanno pubblicato in tanti, tra cui i nostri cari amici di https://www.soveratoweb.com/domenico-lanciano-nellagosto-2019-si-aspettava-uno-shock-planetario/ e di https://www.ilreventino.it/domenico-lanciano-nellagosto-2019-si-aspettava-uno-shock-planetario/.
Ed ecco il testo dell’articolo intitolato proprio << Domenico Lanciano nell’agosto 2019 si aspettava uno shock planetario >>.


Se pensiamo all’epidemia-pandemia di coronavirus in corso proprio a livello planetario, ecco la frase da brividi che Domenico Lanciano aveva scritto, nello scorso mese di agosto 2019, al paragrafo 57 del suo romanzo “IL SOBILLATORE D’ARMONIA” libro che lo stesso autore adesso regala in PDF ai nostri lettori e a chiunque lo vorrà chiedere al suo indirizzo mail << [email protected] >> per un invio del tutto gratuito ed immediato.
“Scrivendo tale frase, inaspettatamente profetica, non pensavo certamente al Covid-19. Però sostenevo che i tempi erano purtroppo maturi perché potesse intervenire violentemente uno “shock planetario” micidiale di diversa natura, visto e considerato che il mondo si stava saturando di situazioni critiche tali che fosse conseguenziale l’esplosione di qualcosa di terribile e letale, come se una stanza si fosse riempita di gas fino al punto di esplodere”.


Tale testo appartiene ad una relazione scritta qualche settimana dopo, nel settembre 2019, per l’Associazione culturale ‘9cento di Pistoia, la quale, tramite il presidente Luca Bertinotti, l’avrebbe inserita in un libro già in preparazione per la stampa presso la casa editrice Aracne di Roma con il titolo “Da borghi abbandonati a borghi ritrovati”.
7 – SALUTISSIMI
Caro Tito, concludo qui questa accorata lettera n. 307 con l’augurio che sempre più persone possano avere e leggere questo volume assai utile per chi ama il proprio paese. E anche da questo possano trovare stimoli e motivazioni per contribuire a salvare il patrimonio sociale e naturale del proprio territorio di appartenenza e dell’intera Italia ed oltre. C’è, infatti, un’Italia e un mondo da salvare ed anche con urgenza!


Ringraziandoti, di vero cuore, ti saluto, guardando alla prossima lettera n. 308 che cercherà di ribadire l’importanza del benessere ambientale e della sua bellezza, fatta anche di orchidee. Alla prossima!
di Domenico Lanciano
Agnone del Molise, domenica 15 novembre 2020 ore 12.42 (sono state prese dal web le foto che non mi ha fornito il dottore Luca Bertinotti).



























