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Home » Blabla…Storia! La Pasqua nel Comprensorio Lametino

Blabla…Storia! La Pasqua nel Comprensorio Lametino

Scopriamo assieme curiosità storiche e popolari della Pasqua nel Lametino

Matteo Scalise di Matteo Scalise
1 Maggio 2021
in CULTURA&SPETTACOLI
0
Blabla…Storia! La Pasqua nel Comprensorio Lametino
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Quest’articolo, come già preannunciato nell’ultimo pubblicato, è la trasposizione scritta della 20esima (e mai andata in onda) ultima puntata della video rubrica “Storie e tradizioni popolari lametine” che è stata condotta da chi vi scrive presso il Chiostro Caffè Letterario San Domenico in diretta social ogni giovedì alle h 17.30.

Essendo l’argomento vastissimo per tematica e argomenti da trattare, mi limiterò a sottolineare sopratutto le curiosità, mentre per l’approfondimento personale e specifico vi rimando, come sempre, alla voce “Per saperne di più?”

Per Pasqua s’intende il tempo liturgico più importante del Cristianesimo dove si fa memoria, attaverso specifiche liturgie, della morte e resurrezione di Gesù Cristo, figlio di Dio. La parola deriva dall’ebraico Pesach che significa letteralmente “passaggio”; per gli Ebrei passaggio dalla schiavitù presso il faraone egiziano alla libertà del popolo israeliano guidato da Mosè attraverso il Mar Rosso per giungere alla Terra Promessa da Dio al suo popolo dopo avergli consegnato sul monte Sinai i Dieci Comandamenti, mentre per i cristiani è il ricordo del passaggio dalla schiavitù del Peccato Originale contratto da Adamo ed Eva nel Giardino Terrestre alla Redenzione acquisita con l’unico sacrificio gradito a Dio, cioè di suo figlio Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.

Pasqua ebraica

La festa di Pasqua è preceduta da due periodi che sono il Carnevale e la Quaresima. Il Carnevale è il tempo che precede la Quaresima, di solito concentrato nei tre giorni precedenti il Mercoledì delle Ceneri. Una volta in questi giorni si ci travestiva (fharzari) solitamente o da Pacchiana o da contadino oppure, per chi era benestante,  da ricchi esponenti del clero o della nobiltà per deriderli o illudersi per qualche giorno di essere in una condizione sociale migliore/peggiore di quella esistente, e sopratutto si mangiava abbondantemente pietanze quali ad esempio pasta e carne, riso ripieno (risu d’azata), salsicce e frittole di maiale. Il Martedì grasso si inscenava il funerale di re Carnevale (Tatarannu) per le vie dei paesi e mentre si faceva finta di piangere e qualcuno incaricato proclamava l’elogio funebre, gli astanti continuavano ad abbuffarsi e ubriacarsi al suo ricordo. Il Carnevale non è invenzione cristiana, ma ha origine pagana nelle feste legate al cambio delle stagioni in età greca e poi romana quali ad esempio le ANTEMERIE dionisiache o i SATURNALIA.

Il giorno successivo, Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, tempo di digiuno corporale e di opere di carità che dura 5 settimane, fino alla Domenica delle Palme. La Quaresima un tempo era raffigurata come una pupazza di pezza (Corajisima), esposta ai balconi dal Mercoledì delle Ceneri al Sabato Santo, reggente una nocchia e un fuso (simbolo del lavoro e del tempo) e con accanto un’arancia a cui si applicavano 7 penne di gallina (simboleggianti le 7 settimane prima di Pasqua) e da un’acciuga secca (simbolo di digiuno e penitenza).

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Il tempo di Pasqua, cioè la Settimana Santa inizia invece con la Domenica delle Palme, dove si commemora l’arrivo trionfante di Gesù Cristo a Gerusalemme, accolto da folle osannanti sventolanti Palme (da noi si usano anche rami di ulivo) che in questo giorno sono benedette per essere portate a casa o nei campi, simboleggianti fertilità e benedizione.

Il Giovedi Santo avvengono invece due liturgie solenni e distinte: la mattina si celebra la Messa Crismale, dove il Vescovo col Presbiterio consacrano l’Olio Santo che serve per la celebrazione dei Sacramenti, la sera invece c’è la Messa in Coena Domini, commemorazione della celebrazione di Cristo con gli Apostoli della loro ultima cena, ove Cristo istituì il sacerdozio ministeriale quale servizio (diakonia) ai fratelli compiendo la Lavanda dei piedi.

Il Venerdi Santo invece alle h 15,00 in poi c’è l’azione liturgica della adorazione della Croce e la deposizione solenne del Santissimo Sacramento su un’altare riccamente addobbato (i summbuarchi) di fiori e germogli di grano (simbolo di rinascita/Resurrezione). Successivamente si svolgono le processioni che inscenano la Passione di Cristo. Fino a qualche decennio fa il Venerdi Santo, durante le processioni, le donne vestivano di nero e con i capelli sciolti mentre gli uomini non portavano il capello in testa, come segno di lutto.

Il Sabato Santo, unico giorno a-liturgico dell’anno non si celebra la liturgia, fino alla Veglia Pasquale dove si benedicono il Fuoco e l’Acqua (simboli dello Spirito Santo e del Battesimo) a cui segue la solenne liturgia pasquale dove si proclamano 9 letture tratte dall’Antico e Nuovo testamento e si canta il Praeconio Pasquale. Le Campane, mentre il celebrante intona il Gloria suonano finalmente a festa (mentre erano silenti durante la Quaresima sicchè in sostituzione una volta si avvisavano i fedeli delle messe con uno strumento in legno chiamato Troccola). Una volta, però, le campane a festa suonavano non nella Mezzanotte del Sabato Santo ma a Mezzogiorno della Domenica di Pasqua. Mentre accadeva ciò le persone, ovunque si trovassero, si segnavano col segno di Croce e poi o si inginocchiavano o addirittura si sdraiavano faccia a terra per adorare il mistero della Resurrezione del Cristo.

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Liturgicamente dobbiamo ricordare questo: durante la Quaresima il colore dei paramenti sacri è il viola, tranne durante la IV domenica di Quaresima, detta “gaudete” (della gioia) dove si puà usare il colore rosa. Domenica delle Palme e Venerdi Santo si usa il rosso, mentre Giovedì Santo e Pasqua è bianco (meglio ancora giallo oro). La Domenica delle Palme e nel giorno di Pasqua solitamente si mangia tanto, poichè giorni di festa solenne, mentre il Giovedì e sopratutto Venerdi Santo si tendeva a mangiare di magro se non digiunare con pane e acqua. Oggi questa pratica è caduta in disuso e sostituita da altre forme di pietà stabilite dalle Conferenze episcopali locali.

I cattolici tradizionalisti legati alla Messa Tridentina (Forma Straordinaria del rito Romano) invece, oltre a rispettare queste prescrizioni sul digiuno, ancora oggi mantengono alcune differenze liturgiche rispetto a quelle attuali che possiamo riassumere in:

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1) La Quinta domenica di Quaresima è detta “I domenica di Passione” mentre la Domenica delle Palme è di conseguenza la “II domenica di Passione”. In questo periodo e fino la notte del Sabato Santo tutte le immagini sacre presenti in chiesa (quadri, statue, crocifissi) sono velati con panni color viola, questo perchè quando verrano disvelate nuovamente al canto solenne del Gloria la gioia dei fedeli per la Resurrezione sia più grande condivisa con i testimoni di Cristo Risorto, cioè i santi e la Vergine;

2) Il clero, riunito in coro, celebra le mattine presto di Giovedì, Venerdi e Sabato Santo una liturgia delle Ore particolare che unisce l’Ufficio del Mattutino e delle Lodi e che è detto Ufficio delle Tenebre;

3) Il colore liturgico del Venerdi Santo è il colore del lutto per eccellenza, il nero.

Il popolo cristiano ancora oggi dopo la messa del Giovedi Santo fa visita ai Sepolcri (i summbuarchi), cioè agli altari riccamente addobbati dove è riposta la Santa Eucarestia per un momento di adorazione e riflessione, seppur tecnicamente Cristo muore soltanto il pomeriggio del giorno successivo (oggi per soddisfare il precetto bisogna visitare almeno 5 chiese, un tempo 7).

Nei giorni delle Palme e soprattutto a Pasqua si consumano cibi elaborati quali Pasta ripiena (pasta chiina), pizze farcite (pitte), carne di maiale, dolci che allegoricamente rimandano alla Resurrezione quali le Cuzzupe con uovo sodo, Ciambelle (taralli), i Bocchinotti ripieni di marmellata d’uva, i Fraguni ripieni di ricotta, salsiccia, formaggio, le Guastelle (pizze ripiene di strutto di maiale) oltre alle commerciali Uova di Pasqua al cioccolato e la Colomba. Il Lunedi di Pasqua (Pasquetta) in dialetto detta galinea (da Galilea, regione storica dove visse e predicò Gesù Cristo) si è soliti consumare il pranzo o in montagna o in campagna, assieme a parenti e amici con ciò che è avanzato del ricco pranzo domenicale.

In quasi tutti i paesi del Lametino, sopratutto il Venerdi Santo si inscenano processioni dove ricordano la Passione di Cristo. Le più celebri però per importanza storica e participazione popolare sono le processioni con l’Addolorata seguita da Vescovo e Capitolo a Nicastro, dei Mistiari a Sambiase (oggi questi secolari paesi sono quartieri della città di Lamezia Terme) e sopratutto il suggestivo e complesso rituale dei Vattienti a Nocera Terinese. Altre significative processioni svolte sempre il Venerdì Santo vicino Lamezia Terme sono ad esempio la Pigghiata a Vena di Maida e Taverna e la Chiamata della Madonna Addolorata a Pizzo Calabro (VV).

Lo sapevi che?

A Nicastro, fino agli anni Sessanta del Novecento si svolgeva la processione del Venerdì Santo anche presso le parrocchie delle frazioni di Bella e Zangarona, oggi estinte.

Per saperne di più?

Sul Venerdi Santo a Nicastro: Pietro Bonacci, San Teodoro, antico rione di Nicastro, La Modernissima, Lamezia Terme, 1984; https://lameziaterme.italiani.it/scopricitta/san-teodoro-la-chiesa-nel-borgo-antico-di-nicastro/ (URL consultato il 31/03/2021); a Sambiase: Enrico Borrello, Sambiase, La Nuova Temesa, Roma, 1988; https://www.dorianlaculturarendegiovani.it/2020/04/09/i-mistiari-di-sambiase-in-lamezia-terme/ (URL consultato il 31/03/2021); sui Vattienti di Nocera Terinese: Antonio Macchione, Annalisa Serratore, I Vattienti di Nocera Terinese, InCalabria, Lamezia Terme, 2006; https://www.noceraterinese.it/ (URL consultato il 31/03/2021).

Leggi tutti gli articoli di Matteo Scalise qui: https://www.ilreventino.it/?s=blabla…storia%21

Se volete comunicare con me per suggerimenti, correzioni, approfondimenti potete scrivere alla seguente mail del giornale ilreventino@email.it avente per OGGETTO Blabla…Storia!

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Matteo Scalise

Matteo Scalise

Nato a Lamezia Terme nel 1988, dottore in Scienze Storiche, aspirante docente nei licei. Scrive di storia locale e regionale dal 2014 su diverse riviste cartacee e online lametine. Già da alcuni anni ha co-organizzato con diverse associazioni culturali numerose passeggiate di carattere storico - divulgativo nei centri storici di Lamezia Terme e del comprensorio.

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