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Home » Una splendida pagina del prof. Michele De Luca sui dizionari dialettali di Enrico Armogida

Una splendida pagina del prof. Michele De Luca sui dizionari dialettali di Enrico Armogida

Dalla rubrica: Lettere a Tito n. 476 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it - news Sicilia e Calabria)

Domenico Lanciano di Domenico Lanciano
22 Luglio 2023
in OPINIONI
0
Una splendida pagina del prof. Michele De Luca sui dizionari dialettali di Enrico Armogida
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Caro Tito, più vado avanti nella conoscenza della nostra Calabria e più mi accorgo come e quanto ci sia una CALABRIA MIGLIORE che fa onore non soltanto a tutti noi calabresi (all’Italia e all’Europa) ma anche al genere umano (caratteristica che è impressa nel suo atto di nascita etica). Nonostante troppe infiltrazioni esterne, c’è infatti da sempre una stragrande CALABRIA POSITIVA (come ama definirla  Saverio Ciccarelli << https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-210-saverio-ciccarelli-e-tropea-vv-leader-e-capitale-della-calabria-positiva/ >>) che mi lascia meravigliosamente sbalordito ma purtroppo pure amareggiato per come non venga utilizzata e rispettata ma addirittura ignorata o emarginata dalle Istituzioni, mentre invece se ne potrebbero avvantaggiare persino politicamente e addirittura economicamente.

Tutte le Regioni italiane fanno a gara per vantare le proprie “eccellenze” … mentre la “Calabria ufficiale” che ne ha davvero tante (dentro e fuori i confini) le snobba o le tiene ben nascoste senza valorizzarle almeno il minimo necessario per farle esistere. Rivedi << https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-449-laltra-calabria-quella-positiva-di-giuseppe-romeo-toscano-da-taurianova-rc/ >>.  Nel mio piccolo ho sempre cercato di evidenziare tante persone le quali, assai umili e appartate (come è caratteristica del vero calabrese lavoratore super-stakanovista), riescono a significare davvero tanto per l’identità del nostro popolo. Così (come associazione Amici della Calabria, Calabria Prima Italia, Università delle Generazioni, ecc.) ho assegnato premi (celebrativi, compensativi o riparatori) come I GIGANTI DELLA CALABRIA.

1 – MICHELE DE LUCA – VERO GIGANTE DELLA CALABRIA

Ed un premio “Gigante della Calabria” andrebbe assegnato al prof. Michele De Luca (nato nel 1946 a Roma da padre di Parghelia – VV). Innamorato della nostra Terra fin da ragazzo (quando da Roma scendeva a trascorrere le vacanze estive nel paese di origine della famiglia) ha cercato di documentarne le bellezze attraverso servizi fotografici e videografici per poi dedicarsi alla cultura e alla lingua delle varie comunità (dialetti). Numerosi finora i libri pubblicati a riguardo (vedi in  << https://www.unilibro.it/libri/f/autore/de_luca_michele >>). Gira la Calabria in lungo e in largo per conoscerla ed amarla sempre più … per trasmetterla alle presenti e alle future generazioni. Un esempio di come (quasi) ogni calabrese dovrebbe essere e fare … conoscere innanzitutto la propria Calabria per poi conoscere, misurare ed amare il resto del mondo!

Recentemente ho ricevuto via email e in omaggio il n. 54 della rivista “La Ciminiera” di Catanzaro, tutta dedicata a “Conoscere il calabrese” un libro scritto dal prof. Michele De Luca. Immediatamente ho inviato tale Opera a tutti i miei contatti whatsapp ed email. C’è stato un gradimento generale. Lo ripropongo pure adesso con tale link << https://www.bagnaracalabra.biz/wp-content/uploads/2023/iQuaderni%2054%20DeLuca%202023.pdf >> sperando possa trovare il medesimo gradimento pure presso i nostri gentili lettori.

2 –  LA SPLENDIDA PAGINA SUI DIZIONARI DI ARMOGIDA

Giovedì 20 luglio 2023 dalle ore 08.51 (per 21 minuti e 9 secondi) sono stato al telefono con il prof. De Luca, che era nella sua abitazione laziale. Lo avevo chiamato per avere da Lui il permesso di poter pubblicare la splendida pagina di recensione scritta giusto un mese fa sui tre volumi dei dizionari del prof. Enrico Armogida di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio (CZ) una titanica Opera di oltre tremila pagine ed un lavoro intellettuale (accurato e paziente) di quasi quaranta anni. Avutone l’assenso, ci siamo soffermati su vari temi del dialetto e della cultura della nostra Calabria. Tra l’altro, sono stato assai lieto nell’apprendere che il nostro Autore sta per dare alle stampe un Dizionario dialettale “pan-calabrese” in più volumi per un totale di ben 9700 (novemilasettecento) pagine. Un’Opera monumentale che arricchirà enormemente il nostro popolo di uno strumento conoscitivo ed identitario d’impareggiabile preziosità. Ci sono ancora autentici eroi che ancora si cimentano in Opere così ciclopiche!… Ed ecco, qui di sèguito, riportata integralmente la splendida e ispirata recensione (“scritta di getto” ha tenuto a precisare De Luca, perciò dico “ispirata”). Buona lettùra.

3  – UN’ECCELLENZA CALABRA IL DIZIONARIO DI ENRICO ARMOGIDA

Un’eccellenza calabra, il Dizionario italiano-andreolese di Enrico Armogida!

L’area geo-linguistica costiera del Catanzarese ionico ha avuto sempre una certa rilevanza, per la presenza assidua di numerosi vocabolari areali pubblicati, sia pure in periodi differenti, a partire dalla fine dell’Ottocento. Capostipite è il Vocabolario catanzarese (della sola città e non del circondario) di RAFFAELE COTRONEI, edito nel 1895. I coetanei non mostrarono particolare attenzione a questo studio lessicale, forse a causa nei numerosi refusi tipografici, ma esso si può considerare un’opera di grande pregio, per la perfetta “simbiosi” tra le trascrizioni fonematiche, date correttamente, e i corrispettivi significati delle forme dell’italiano. Per far ciò Cotronei si avvalse della consultazione di numerosi vocabolari, sia quelli pubblicati dall’Accademia della Crusca, che quelli di Tommaseo-Bellini. E per le espressioni idiomatiche si servì, essenzialmente, del repertorio da lui stesso realizzato ascoltando, con attenzione, la parlata della gente del popolo! E riteniamo che raccogliere dalla viva voce delle persone le informazioni linguistiche desiderate sia stato, nel passato, cosa non troppo facile. Si legga quanto scrive, nel 1924, LORENZO GALASSO, uno dei lessicografi calabresi più accreditati: «Una non lieve difficoltà s’incontra poi nell’indurre i popolani a darvi delle dilucidazioni, tanto necessarie, perché si credono sono oggetto di scherno da parte degli studiosi».

Si consideri pure, per avere una visione generale della situazione, che poco prima, nel 1891, fu pubblicato dall’abruzzese FEDELE ROMANI, Calabresismi, sorta di trattato sul dialetto di Catanzaro! Intanto, parlando dei vocabolari e dizionari areali, va fatta una prima considerazione, perché due dizionari riportano le voci di Sant’Andrea, assieme ad altre del resto della Calabria. E sono: i dizionari pancalabresi di GERHARD ROHLFS (1932-38, 1977) e il dizionario della Calabria media e meridionale di GIUSEPPE ANTONIO MARTINO-ETTORE ALVARO (2010). Dell’area catanzarese costiera fanno parte, invece, vocabolari areali diversi per metodologia, materiale raccolto, interesse scientifico ed altro, per cui solo pochi possono considerarsi di un certo interesse: VITTORIO SORRENTI, Catanzaro (1997, 2005); NICOLA ANTONIO CASADONTE, Montepaone (2000); GORI CELÌA, Gasperina (2001); DOMENICO FOLINO, Simeri-Crichi (2005); GREGORINO CAPANO, San Sòstene-Dàvoli (2007, 2010); CARMINE LUPIA, MARIA TERESA LUPIA, RAFFAELLA LUPIA, Sersale (2018), Anonimo, per Badolato (2023). A questi vanno aggiunti due testi editi, in pochissimi esemplari fotocopiati, dagli stessi autori: il monumentale vocabolario catanzarese di UMBERTO CONFORTO (2006-18) e quello, non ancora ultimato, di GIUSEPPE ROMANÒ (2023), su Girifalco. Ed ancora, parlando delle opere a stampa, quelli relativi al solo dialetto di Sant’Andrea Apostolo dello Iònio. E segnaliamo un primo vocabolario, piuttosto spartano, ma di buona fattura, scritto da BRUNO VOCI e pubblicato nel lontano 1994. E, a seguire, ma diversi anni dopo, il corposo Dizionario andreolese di ENRICO ARMOGIDA, pubblicato nel 2008.

Si consideri, pure, che non sono pochi i dialettologi calabresi che hanno ripubblicato i loro testi con nuove edizioni: Antonio D’Andrea (1886, 1890); Giuseppe Adamo (1925, 1926); Giuseppe Forestiero (1985, 1989, 2005, 2014); Luigi Paternostro (1986, 1995, 2009, 2012, 2014, 2018); Rodolfo Prince (1987, 1995, 2010); Vittorio Sorrenti (1997, 2005, 2017, 2023); Santo Sesto (1997, 2010); Francesco Grillo (2002, 2011); Mario Longobucco (2003, 2005, 2010, 2023); Gino e Francesco Gallo (2004, 2004?, 2005); Giuseppe La Face (2006, 2009); Filippo Violi (2007, id.); Antonio Araco-Leopardi Greco (2008, 2011, 2016); Nicola Chiarelli (2014, 2021); Franco Carè (2016, 2017); Ferruccio Filippo-Giuseppe Minniti (2019, 2020). Vanno ricordate, infine, le numerose ristampe facsimilari dei vocabolari “storici” del passato! In tutto, alla data odierna, si possono contare, per la Calabria, ben 199 opere, alle quali vanno aggiunti i vocabolari pubblicati sulla rete e – se vogliamo – i sommari, in appendice, presenti nei libri a stampa di poeti e scrittori dialettali! Ma è bene precisare che il Dizionario andreolese di ARMOGIDA, in questa sua prima versione, è già di per sé completo in tutte le sue parti; basta prendere a caso una voce: Jhíadulu (ajjìru) (allotr.: Cìadulu) (agg.) = grosso ghiro di montagna, che vive rintanato in buche scavate fra le radici degli alberi – Fr.: Ajjìru jhíadulu = criceto che vive rintanato. Etim.: < sintag. gr. χει [ς] δο λο[ς] = schiavo del covo, amante del nascondiglio. Si noti la trascrizione fonematica del lemma, realizzata, probabilmente, con un font idoneo, non d’uso comune; l’allòtropo, la qualifica grammaticale, il significato, la fraseologia e, infine, l’etimologia, ricercata, in questo caso, come in altri, dallo stesso Autore, e che mostra una certa analogia tra la voce dialettale (“che vive rintanato”) e il significato dell’etimo greco (“amante del nascondiglio”)!

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Vi è poi, in quest’opera, una scelta metodologica originale, quella d’introdurre espressioni idiomatiche, proverbi, modi di dire, ecc. ricavati dalle ricerche fatte, negli anni Ottanta (si badi bene!) del secolo passato, dalle sue alunne nei paesi vicini (Badolato, Santa Caterina, Guardavalle), poiché il raffronto lessicale – è ben noto – qualifica maggiormente quello che si è stato scritto. Oppure di allegare elementi come i “saggi e ricerche” e i “profili biografici”, che, generalmente, non s’inseriscono nei vocabolari! Rinasce dunque, con il Vocabolario di ARMOGIDA, quell’ideale scuola di pensiero che ha dato vita alle opere dei maggiori vocabolaristi e lessicografi calabresi del passato: Teodoro Cedraro, Lorenzo Galasso, Giovan Battista Marzano e tanti altri; opere “imbevute” del meglio della cultura greca e latina! E dispiace aver constatato che i media abbiano dedicato un breve spazio a quest’opera, esaltando, invece, con recensioni accattivanti, vocabolari di scarso o nessun valore scientifico e documentario! Ora, a distanza di 15 anni, ENRICO ARMOGIDA ci dona un nuovo e originale testo, il Dizionario italiano-andreolese, in due tomi, e 2031 pagine, come naturale complemento dell’opera precedente.

Per comprendere appieno le fatiche cui si è sottoposto, chi si accinge a redigere un dizionario o vocabolario – e ancor più di una versione dalla lingua nazionale al dialetto – basta leggere questa considerazione del dialettologo TRISTANO BOLELLI, che nell’introduzione al suo Dizionario etimologico sosteneva che «mettersi a lavorare ad un dizionario è come entrare in galèra (quella di un tempo). Bisogna essere ben persuasi che non ci saranno più domeniche, ferie estive, passatempi. Se non si lavora a tempo pieno, non si finirà mai”…». Redigere una versione dall’italiano al dialetto costituisce una fatica ancora maggiore, alla quale difficilmente ci si può sottrarre, perché un vocabolario è un libro aperto, che ravviva la memoria e i ricordi, sia a chi lo scrive, che a chi lo legge. Lo stesso ARMOGIDA fornisce una valida motivazione delle sue scelte: il Dizionario andreolese-italiano era destinato ai suoi concittadini, mentre il Dizionario italiano-andreolese «è diretto a tutti gli Andreolesi, residenti o emigrati, e, soprattutto, alle “nuove” generazioni…». Ma anche – aggiungiamo noi – ai dialettofoni dell’area geo-linguistica costiera del Catanzarese ionico, per le analogie del lessico parlato in questi paesi con quello di Sant’Andrea! E, più in generale, a quanti amanti del dialetto e del folklore, sfoglieranno con piacere questo dizionario enciclopedico, ravvisandovi elementi comuni in tutto il mondo agro-pastorale.

 In sostanza questo Dizionario, come scrive l’Autore, «mira a restituire in un certo senso il valore identitario delle due lingue (nazionale e dialettale), le quali sincronicamente erano cresciute – prima e dopo l’Unità d’Italia – come recinti chiuse e impenetrabili (data la mancanza di adeguate forme e mezzi di comunicazione), seppur conservavano, ciascuna, la stessa dignità linguistica e sostanza umana». Altri, a cominciare da GERHARD ROHLFS, hanno tentato, ma con esiti poco felici, la compilazione di un testo dall’italiano al dialetto, per la difficoltà di scegliere, innanzitutto, termini della lingua nazionale che corrispondessero esattamente, nei significati, a quelli dialettali. RAFFAELE COTRONEI nel suo Vocabolario catanzarese, si prodigò di ricercare nei dizionari letterari (a partire da quelli della Crusca) le parole letterarie più appropriate per definire quelle in vernacolo. E quando ciò era impossibile ricorse all’uso di vocaboli “dotti” dei dialetti, soprattutto toscani e napoletani. Si pensi alla parola lombarda beruzzo, berùzzolo per indicare ‘colazione mattutina fatta da contadini ed operai’, da utilizzare per indicare il morsello catanzarese, che la maggior parte dei lessicografi ha chiamato semplicemente ‘merenda’, deformandone il significato! ENRICO ARMOGIDA non avrebbe usato, in questo caso, né una forma letteraria, approssimativa dell’italiano, né una perifrasi, ma avrebbe operato una scelta che egli stesso descrive: «Quanto ai testi proposti in ciascun lemma del Dizionario, essi vogliono essere una traslazione nella lingua madre del testo dialettale che segue – andreolese o non – ma sono sempre opera di un’interpretazione “personale”, che non è né “letterale” (che sarebbe “fredda” e non sempre possibile) né “libera” (che sarebbe ingiustificata, quanto non avulsa dal testo in esame)».

L’eccellenza dei Dizionari di ARMOGIDA è l’avere, nelle sue ricerche messo al centro dell’interesse le persone, il lavoro dei campi, gli attrezzi dei mestieri, il sapere che si impara guardando e imitando, prima ancora che 4 attraverso i libri. E tutte quelle cose che fanno parte del vasto patrimonio culturale del mondo agro-pastorale, come i giochi di strada, i canti popolari, gli aneddoti, le filastrocche, le favole, le tiritere. Un mondo materiale ricco di sentimenti, di valori inestimabili. Un modello di vita ormai scomparso! E il nostro, come si addice ai grandi d’ogni epoca, pur dedicando una vita allo studio del dialetto, mantiene una certa riservatezza, una modestia d’altri tempi! [19-20 giugno 2023]

4 – SALUTISSIMI

Caro Tito, resto ancora e sempre ammirato e stupìto davanti a tali Opere monumentali e a tali Personaggi inarrivabili ed irripetibili che noi (umili giornalisti) sentiamo il dovere di evidenziare e segnalare alle presenti e alle future generazioni, ma anche a quelle Istituzioni che dovrebbero aiutare questi Giganti a completare e valorizzare Lavori di cui tutti possiamo andare fieri ed orgogliosi e che innalzano il nostro Popolo e la nostra Terra. Speriamo che ci sia almeno uno studioso calabrese che, tra l’altro, possa e voglia continuare (sempre speriamo con l’aiuto delle Istituzioni) il lavoro di Giuseppe Romeo Toscano sull’ALTRA CALABRIA, per evidenziare ed integrare (dove necessario) l’elenco dei calabresi eccellenti. Forse lo potrebbe fare l’ex giornalista-dirigente RAI e scrittore Pino NANO, il quale si occupa e si preoccupa (tramite i suoi libri e, adesso, con il quotidiano e il domenicale “Calabria.Live” di Santo Strati) di presentare i calabresi “eccellenti” che oggi sono importanti o sulla cresta dell’onda in varie parti d’Italia e del mondo.

Nell’attendere la pubblicazione di questa “Lettera n. 476” ti ringrazio tanto pure perché sarà veramente e proprio a beneficio di tutti, specialmente di coloro i quali sono appassionati o semplicemente interessati alla cultura calabrese, in particolare alla lingua o al dialetto della propria o delle varie comunità. Sto già attendendo affettuosamente alla stesura della “Lettera n. 477”. Intanto, a te, che vivi sull’impareggiabile nostro mare Jonio, chiedo di fare un bagno pure per me che sono sull’Adriatico. Un bacione anche a tutti i tuoi cari, specialmente al nipotino Leonardo che porterai, come al solito spiaggia spiaggia per bearsi dell’estate jonica. Grazie ancora e a presto! Tutto ciò, ricordando che, proprio un mese fa (mercoledì 21 giugno 2023 a Davoli Marina, solstizio d’estate), si è svolta con lusinghiero successo la prima FESTA DEL NOME ITALIA con il conseguente PREMIO PRIMA ITALIA 2023. ULTIMA ORA. Ho appena notato che tre dei nostri premiati (il generale Emilio Errigo, il direttore di Rai Calabria Massimo Fedele e il direttore di “Calabria.Live” Santo Strati) verranno presto premiati nell’àmbito del prestigioso BERGAFEST (festival del bergamotto) a Reggio Calabria. Complimenti, auguri e congratulazioni! Buona giornata,

di Domenico Lanciano

ITER-City, venerdì 21 luglio 2023 ore 09.55 – Da oltre 55 anni (dal settembre 1967) il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto”. Le foto sono state prese dal web.

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Domenico Lanciano

Domenico Lanciano

È nato nel casello ferroviario di Cardàra, una contrada rurale di Badolato di Calabria, il 4 marzo 1950. Figlio di operai e di contadini, si ritiene contadino e coltivatore diretto del pensiero e della parola che prevalentemente esprime tramite “Lettere” alla maniera degli emigrati. È convinto che la “lettera” è alla portata di tutti e che non comporta ambizioni o particolari stili letterari né giornalistici ma semplicemente l’umile atto del comunicare e di far circolare gli affetti e le idee. Nel 1986 ha lanciato la vicenda di “Badolato paese in vendita” per contrastare lo spopolamento e la morte del borgo antico, prototipo e simbolo di decine di migliaia di borghi in disfacimento in tutta Europa e di milioni di comunità desertificate dalla globalizzazione in tutto il mondo, dove le città scoppiano e i paesi muoiono e invocano equilibrio. Ostracizzato a motivo di questo suo lungimirante attivismo, dal primo novembre 1988 vive in esilio in Molise.

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