ll Tirreno centrale torna, purtroppo, protagonista in negativo. Nonostante gli sforzi di albergatori, commercianti e amministrazioni locali per rendere questa parte di costa più attraente, ogni anno si ripresentano gli stessi problemi.
In queste ore, diversi post sui social segnalano la presenza di mare sporco ad Amantea. Al momento non è possibile stabilire con certezza se si tratti di semplice fioritura algale o di inquinamento dovuto a scarichi o rifiuti riversati in mare.
Va ricordato che la fioritura di alghe è spesso causata da un’elevata concentrazione di nutrienti, come azoto e fosforo, derivanti da attività agricole, scarichi domestici e industriali. In alcuni casi, però, può anche essere un fenomeno naturale dovuto a particolari condizioni ambientali.

La presenza di alghe in mare, quindi, non è sempre sinonimo di inquinamento: può indicare sia un ecosistema sano, se si tratta di praterie marine sul fondale, sia un ambiente compromesso, quando si osservano alghe in abbondanza associate a schiume, chiazze oleose o rifiuti galleggianti.
In caso di dubbi, è sempre consigliabile consultare il Portale Acque del Ministero della Salute oppure segnalare anomalie attraverso la piattaforma SOS Goletta di Legambiente.
Il Giallo del divieto di balneazione a Lido Marinella
A suscitare forti polemiche è il divieto temporaneo di balneazione emesso il 25 giugno 2025 dal sindaco di Lamezia Terme, con l’Ordinanza n. 29, “ravvisata l’inderogabile esigenza di tutelare la salute pubblica”. Il divieto riguarda il tratto di costa denominato “Lido Marinella ID 16001”, per la rilevazione di Escherichia coli in quantità superiore ai limiti di legge, come segnalato da Arpacal.

L’ordinanza specifica che, in seguito ai prelievi del 24 giugno 2025, il parametro Escherichia coli ha raggiunto 546 MPN/100ml, superando il limite consentito per la balneazione. In attesa dei risultati dei controlli suppletivi, il divieto resterà attivo fino a nuova comunicazione.
Lamezia Terme o Gizzeria?
Il divieto ha scatenato forti reazioni sia sui social che nelle sedi istituzionali, poiché riguarda un tratto di costa la cui competenza amministrativa è controversa. Secondo il Portale delle Acque di Balneazione del Ministero della Salute, il tratto interessato ricade nel comune di Gizzeria, non in quello di Lamezia Terme.
A rendere la situazione ancora più confusa, questo tratto non compare nell’elenco delle aree adibite alla balneazione del comune di Gizzeria, ma risulta invece attribuito al comune di Lamezia Terme.
Il paradosso si aggrava considerando che, durante il periodo del divieto, le mappe ufficiali del Ministero della Salute e dell’Unione Europea segnalavano lo stesso tratto come balneabile con acque di qualità eccellente.
Tra i più preoccupati, anche per il ritorno d’immagine, il presidente del Consorzio Marinella, che rappresenta circa 600 unità abitative nel quartiere residenziale omonimo, “La Marinella”. Le sue preoccupazioni sono giustificate, poiché il tratto di spiaggia utilizzato dal Consorzio, così come il lungomare di Lamezia Terme, ricade nell’area denominata “Località Cafarone”, classificata da inizio stagione come balneabile e con qualità eccellente delle acque, e ben lontano dalla zona interessata dall’ordinanza.

Come funziona il monitoraggio e il divieto di balneazione
Il monitoraggio della qualità delle acque è regolato dal D.Lgs. n. 116/2008, che recepisce la Direttiva 2006/7/CE (“Direttiva Balneazione”), e dal successivo D.M. 30 marzo 2010. Le Regioni individuano annualmente le acque di balneazione e trasmettono i dati al Ministero della Salute e ai Comuni.
I Comuni delimitano le aree balneabili e, insieme alle Capitanerie di Porto, emettono ordinanze di divieto in caso di superamento dei limiti di legge. Quando un campione risulta non conforme (per Escherichia coli o Enterococchi), viene immediatamente emessa un’ordinanza di divieto. Entro 72 ore, Arpacal esegue un controcampione. Se il secondo campione è regolare, il divieto viene revocato perché si tratta di un inquinamento di breve durata.
Dopo 7 giorni, un ulteriore prelievo, se conforme, permette di escludere l’episodio ai fini della classificazione annuale della qualità delle acque.
Le sanzioni per chi viola il divieto
In caso di divieto di balneazione, entra in gioco anche l’art. 1164 del Codice della Navigazione, che prevede:
Una sanzione amministrativa da 1.032 a 3.098 euro per chi viola un provvedimento relativo all’uso del demanio marittimo.
Oppure, nel caso specifico della balneazione a fini turistico-ricreativi senza scopo di lucro, una multa da 100 a 1.000 euro.
Oltre alla sanzione economica, è bene ricordare che fare il bagno in acque interdette può comportare rischi seri per la salute, soprattutto per la presenza di batteri come l’Escherichia coli, che possono provocare infezioni intestinali, dermatiti e altri disturbi.
Restiamo in attesa di nuovi dati. Le nuove analisi saranno effettuate nei prossimi giorni nell’ambito dei controlli mensili previsti da Arpacal e i risultati saranno pubblicati sul Portale Acque del Ministero della Salute.

























