di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 263 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria)


O forse, invece della protesta, dovremmo cambiare in meglio i nostri comportamenti e il nostro modo di stare al mondo. Lo dovrebbero fare, sul serio e nel concreto, soprattutto coloro che dicono di avere un’etica evoluta, per convinzione personale, civile o religiosa. Invece, al di là delle esternazioni e delle passerelle, sotto sotto non c’è niente di utile affinché le violenze cessino o almeno diminuiscano e diminuiscano le troppe devastazioni ambientali, così troppe che non so come faccia a reggere la nostra Terra.
1 – SI AGGRAVA LA SITUAZIONE UMANA E AMBIENTALE
L’Amazzonia, nel nostro immaginario, sembrava intoccabile. Il “polmone del mondo” era sacro e non soltanto per gli indigeni che da sempre ci abitano (ormai decimati), ma anche per noi. Ci siamo illusi come tante altre volte, pensando che l’egoismo umano avesse un limite, un rispetto pure per sé stesso. Invece, Bolsonaro, antenati italiani e attuale presidente del Brasile, ci dice che ha il dovere di nutrire il suo popolo (ma anche gli altri pop
oli, con le esportazioni) e che, quindi, ha bisogno di nuovi territori da fertilizzare. E questi nuovi territori li va a trovare ovviamente in Amazzonia, disboscando e prelevando risorse di cui è padrone e le altre nazioni non dovrebbero metterci il becco. Ed ha ragione! Fondamentalmente.


Probabilmente ci sono speculatori nostrani dietro gli incendi che non devastano soltanto l’Amazzonia, ma anche le foreste dell’Africa, dell’Indonesia, dell’Australia e persino della Siberia. Ovunque c’è un incendio molto vasto, la colpa è quasi sempre degli speculatori. I quali, poveretti, lavorano per darci una vita più comoda. Quindi siamo degli ingrati. Ci lamentiamo, mentre invece i mandanti occulti siamo proprio noi!
2 – TROPPE GUERRE CONTEMPORANEAMENTE
Che ginepraio, caro Tito!… Ti assicuro che non se ne esce. Ed ha ragione Papa Francesco, il quale da anni afferma che quella attuale è una “la terza guerra mondiale a pezzettini”. E le guerre, adesso, non si combattono più soltanto con le armi convenzionali, quelle classiche con il botto. No, adesso per distruggere il pianeta basta un semplice fiammifero. Perché, quindi, fabbricare ed impiegare armi costosissime quando basta un cerino che vale meno di un semplice centesimo e può far danni come una bomba atomica?…
Ma, come al solito, facciamo i conti senza l’oste!… E i conti sono salati. Personalmente, ad esempio, non faccio un vero e buon bagno in mare (come ero abituato in giovinezza) da almeno 30 anni, tanto i mari (persino quelli che sembrano limpidi e cristallini) sono, in fondo in fondo, inquinati. Molto più di quanto osiamo immaginare. E, addirittura in montagna, sento che l’aria non è più quella di qualche decennio fa. E la frutta?… Sarebbe meglio non parlarne. Invece, è meglio parlarne, e a voce alta!


Infatti, la scorsa estate, non mi spiegavo come mai le angurie (i meloni rossi) fossero senza il tradizionale sapore ma sapessero soltanto di chimica, come altri diffusi tipi di frutta. Lo scorso anno erano sicuramente migliori, nonostante non eguagliassero già da tempo l’epico sapore degli scorsi decenni. Eh già! L’Espresso ci spiega che, adesso, gli agricoltori, dietro le pressioni del Mercato (che siamo Noi), adottano persino dei composti chimici che fanno maturare (si fa per dire) la frutta addirittura dalla sera alla mattina!


Insomma, ci stiamo facendo male da soli e ancora non prendiamo provvedimenti. Seri. Serissimi. Salvifici. Le proiezioni da qui a qualche futuro decennio sono allarmanti in troppi settori umani, sociali e ambientali. E noi che facciamo? Continuiamo a sollazzarci con le banalità televisive e telefoniche. Abbocchiamo nel gioco di chi ci vuole distrarre da problemi fondamentali per la nostra sicurezza. Perdiamo tempo preziosissimo e remiamo contro noi stessi.


3 – SOLIDARIETA’ ALLE VITTIME DI GUERRA E A CHI PROTESTA PER I DIRITTI INALIENABILI
Caro Tito, penso che il messaggio, nudo e crudo, di questa lettera n. 263 sia già giunto. Almeno per chi vuole intendere. Si diceva una volta “Intelligentibus pauca” (agli intelligenti, a chi vuol capire, poche parole bastano) oppure “A buon intenditor poche parole bastano”.
E’ arrivato il momento solenne (in verità, il momento era già arrivato molti decenni fa e, nel mio piccolo, ho sempre cercato di segnalarlo ed allertarlo con i miei scritti) in cui ognuno di noi dovrebbe (deve) rinunciare a qualcosa di superfluo per cercare di contribuire a riequilibrare il mondo e consegnare alle generazioni future (specialmente alle nostre, di famiglia) una società più giusta ed un ambiente più salutare, pulito e decoroso. Uno dei primissimi interventi dovrebbe essere quello demografico, su scala intercontinentale, altrimenti ci azzanneremo gli uni con gli altri. Non ascoltate quelli che sono contrari alla contraccezione e alla genitorialità responsabile e lungimirante! Parlano ma non pagano di tasca propria!






4 – VICINANZA ALLE SOFFERENZE SILENZIOSE
Ma, a parte queste lotte e sofferenze visibili, ci sono tante di quelle sofferenze nascoste e silenziose, non rilevate dai radar e dai riflettori dei mass-media, che non basterebbero le lacrime della Madonna Addolorata per poterle lenire. E, a volte, caro Tito, mi chiedo: “Ha motivo di esistere un mondo così?”. Eppure, nonostante tutti i devastanti drammi e le immani tragedie, la Natura trova sempre il modo di rispuntare fino alla prossima distruzione. Ma quando finirà questo braccio di ferro tra il bene ed il male?…


5 – SALUTISSIMI
Caro Tito, la nostra generazione, corna facendo, ha comunque un’età da “viale del tramonto”. E’ stata, tutto sommato, una generazione abbastanza fortunata (almeno rispetto a quelle passate), principalmente perché siamo nati dopo la seconda guerra mondiale ed abbiamo vissuto in pace (almeno senza guerre e comunque senza essere sempre in pericolo di vita come adesso in troppi Paesi nel mondo). La situazione alimentare è andata via via migliorando fino ad avere cibo abbondante, anzi, a volte, eccessivo. La giornata dell’obesità (altra situazione da affrontare bene) è appena stata “celebrata” come utile pro-memoria.


Mi riconosco, onestamente e con vergogna, un po’ di viltà per non poter fare di più (nel mio piccolissimo cerco di fare comunque cose concrete ed efficaci). Mi riconosco però, tutto sommato e molto umilmente, la mia parte di colpa. Ognuno di noi potrebbe fare, volendo, un po’ di più. Tuttavia, non manca da sempre la mia allerta e la mia protesta individuale che, a volte, ho fatto diventare pure eclatante, comunitaria e sociale. Ma, per stare un po’ più tranquillo con la coscienza, dovrei stare in piazza almeno più spesso. O vendere tutta la mia biblioteca (ho solo questa) per darne il ricavato alle emergenze. Probabilmente un giorno lo farò. E, se dovessi rinascere, mi cimenterei in prima persona. Senza altri ideali che questo.


di Domenico Lanciano
[Pubblicato su autorizzazione dell’autore e tratto da CostaJonicaWeb.it, Quotidiano on line per Calabria e Sicilia – Editrice “Associazione MaryWebEventy” – Messina] – Le foto sono state tratte dal web.



























