Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026, in Italia tornerà l’ora legale. Le lancette dell’orologio andranno spostate un’ora avanti, con le 02:00 che diventeranno le 03:00 e perderemo un’ora di sonno. L’ora legale sarà in vigore fino al 25 ottobre 2026, quando tornerà l’ora solare.
L’ora legale resterà in vigore fino al 25 ottobre 2026, quando tornerà l’ora solare. In compenso, potremo godere di un’ora in più di luce nel tardo pomeriggio, con il tramonto che avverrà ancora più tardi rispetto ai mesi invernali.
Il cambio d’ora entrerà in vigore in tutta l’Unione Europea. I dispositivi elettronici connessi a Internet si aggiorneranno automaticamente, mentre quelli analogici richiederanno ancora un intervento manuale.


L’alternanza tra ora solare e ora legale, introdotta ufficialmente in Italia nel 1966, ha come obiettivo il risparmio energetico grazie alla maggiore disponibilità di luce naturale. Secondo i dati di Terna, nel 2026 l’ora legale permetterà un risparmio stimato di circa 80 milioni di euro, con una riduzione dei consumi pari a 302 milioni di kWh.
Dal punto di vista tecnico, il cambio avviene in contemporanea in tutta l’Unione Europea alle ore 01:00 UTC (tempo coordinato universale), corrispondenti alle 02:00 in Italia, le lancette vengono spostate avanti di un’ora. L’appuntamento è fisso: l’ultima domenica di marzo.
Introdotta dopo varie sperimentazioni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale e resa stabile con la legge n. 1144 del 1966, l’ora legale continua però a dividere l’opinione pubblica. Puntualmente ogni anno si sente parlare di proposte parlamentari di abolizione dell’ora legale o, al contrario, di adozione permanente.
Anche nel 2026 il tema è tornato al centro del dibattito politico. La X Commissione della Camera dei Deputati ha approvato l’avvio di un’indagine conoscitiva “sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale: effetti e ricadute sui settori”, che si dovrebbe concludere il 30 giugno 2026. In caso di esito positivo, potrebbe seguire una proposta normativa. Ma, come spesso accade, il rischio è che tutto si traduca nell’ennesimo nulla di fatto.
Nel frattempo, meglio non dimenticare di aggiornare quei pochi dispositivi che ancora richiedono l’intervento umano.




























