La produzione di alcuni articoli sui paesi dell’area del Reventino ora mi porta a Parenti, ovviamente non fisicamente. Un viaggio, invece, nei tanti libri e autori che in qualche modo ne hanno tracciato le coordinate essenziali della sua storia da cui attingere per averne uno spaccato storico più omogeneo e lineare. Il presente contributo si prefigge quindi lo scopo di sintetizzare la storia di questo comune silano ripercorrendola in modo da riviverla attraverso la successione dei numerosi avvenimenti che hanno interessato nei secoli il suo borgo. Una descrizione, certamente ai più nota, ma che aiuta a ricreare un ambiente che emerge dalle numerose informazioni sparse un po’ di qua e un po’ di là presenti nelle carte di archivio tracciandone una descrizione storica rivisitata, dalla quale affiora il senso di appartenenza dell’intera comunità parentese.

Parenti, terra in Calabria Citeriore, in diocesi di Cosenza. Così scriveva già nel lontano 1804 Lorenzo Giustiniani aggiungendo che si trattava di un luogo dove l’aria era buona, gli abitanti erano circa 850 e il suo territorio abbondava di vino, castagne, ghiande, grano e granone. Il suo suolo in quel tempo era nei possedimenti della famiglia Ricciulli di Rogliano1. A questi, nel 1823, con brevi note facevano eco Giuseppe Maria Alfano che scriveva di Parenti come una Terra sopra un monte con 1000 abitanti distante 6 miglia da Cosenza2 e nel 1852 Ferdinando De Luca e Raffaele Mastriani che lo raccontavano come un comune posto nel distretto e nella diocesi di Cosenza, nel circondario di Rogliano insieme a Marzi, S. Stefano di Rogliano, Manzene e Belsito, dal territorio esteso confinante con quello di Melilla e di Rogliano a poca distanza dal fiume Savuto, dotato di propria amministrazione con 1900 abitanti3.
Informazioni su Parenti si attingono anche dal Zuccagni-Orlandini attraverso una nota del 1845 con la quale si viene a conoscenza che a Parenti si teneva una Fiera annua nel mese di luglio nella domenica successiva al 16 del mese e una seconda nota del 1861 la quale riferisce che Parenti, posta nel circondario di Cosenza vicino al fiume Savuto, ricavava dalla sua terra abbondanza di diversi prodotti alimentari e varietà vegetali4.

Prima di elaborare un’analisi della Parenti attuale vale la pena però ricordare quanto, al riguardo, di Parenti, scriveva lo storico e geografo, Amato Amati, nel 1868: «[…] Comune nel Napoletano, […] circondario di Cosenza, mandamento di Rogliano. Ha una superficie di 2.413 ettari. La sua popolazione di fatto, secondo il censimento del 1861, contava abitanti 1411 (maschi 596, femmine 815); quella di diritto era di 1714. La sua guardia nazionale consta di una compagnia con 119 militi attivi. Gli elettori amministrativi nel 1865 erano 63, e 16 i politici, inscritti nel collegio di Rogliano. L’ufficio postale è a Rogliano. Appartiene alla diocesi di Cosenza. Il suo territorio è fertile in viti, ulivi, biade e olio. Parenti è un villaggio posto alla distanza di 30 chilometri da Cosenza»5.
Secondo l’Annuario Italiano del 1876, Anno II, per i tipi di Edoardo Sonzogno Editore di Milano, Parenti, facente parte della Provincia di Cosenza, contava 1.473 abitanti, dipendeva dalla Pretura Rogliano, come pure a Rogliano faceva riferimento il suo Collegio elettorale, notizie ampiamente anticipate da Salvatore Muzzi nel suo Vocabolario Geografico-Storico-Statistico dell’Italia, edito da Giacomo Monti, Bologna 1873, p. 399.
Queste prime e importanti indicazioni offrono soprattutto un dato significativo sull’andamento della popolazione. Dati che registrano un costante incremento fino alla metà del precedente secolo passando dagli 850 abitanti posseduti all’inizio del XVIII secolo, ai 1000 registrati alla fine del medesimo secolo per arrivare come sostiene il Valente ai 1090 nel 1815; 1372 nel 1825; 1698 nel 1849. Dopo l’Unità d’Italia secondo i dati dei Censimenti, Parenti avrà una popolazione di 1.714 nel 1861, 1.807 nel 1871, 1.950 nel 1881, 2.185 nel 1901, 2.209 nel 1911, 2.157 nel 1921, 2.234 nel 1931, 2.355 nel 1936, 2.959 nel 1951 che è anche il suo massimo storico raggiunto. Da tale momento in poi si assisterà a un costante decremento della popolazione parentese così censito: 2.839 nel 1961, 2.254 nel 1971, 2.265 nel 1981, 2.244 nel 1991, 2.328 nel 2001 e 2.149 nel 2016.
Interessante, ai fini di una più profonda conoscenza del passato, risulta la nota del D’Avino circa l’ingresso sul nostro territorio degli Albanesi e dei benefici che questi portarono al territorio di riferimento: «[…] La nostra indigena razza dopo la venuta degli Albanesi non è stata infeconda di colonie; ma da indi innanzi ne sono nate molte castelle, villate, e borghetti. Siffatte colonie, piantate ne’ feudi dei privati o nelle terre comunitative, migliorarono l’agricoltura, accrebbero i mezzi di vivere, si aumentarono rapidamente e prodigiosamente, come rami incalmati sul vecchio tronco, per quel felice movimento, che accompagna le colonie, e moltiplicarono e ravvivarono la popolazione, togliendo lo squallore e la miseria dalle nostre contrade. Una colonia italiana fu piantata in Buonvicino nel secolo quindicesimo, ed oltre nel secolo sedicesimo in Serrastretta, San Giovanni in Fiore, Santo Onofrio, San Luca, e Fabrizia o Brunara; nel secolo diciassettesimo in Sersale, Santa Domenica, Diamante, San Pietro di Maida, San Sosti, Santo Manco o Muricello, Cipollina, Santo Angelo o Platania, Mandatoriccio, e nei tre Chorii di San Lorenzo, di Rogudi, e di Roccaforte; nel secolo passato in Parenti, ed in Lauropoli, e poi in Alessandria, ed in San Ferdinando»6.

Circa il profilo storico, da quanto se ne conosce, secondo accreditate fonti del passato, Parenti venne costruito nella omonima località, da Luigi Ricciulli, nelle vicinanze di un podere di famiglia verso la conclusione del Seicento. Nei primi anni del Settecento (1709) Parenti fu sottomesso al regime feudale della stessa famiglia Ricciulli che ne conservò poi il possesso fino al 1806, anno della legge sulla feudalità. Tuttavia, per avere una visione della ricostruzione storica la più completa possibile, essendo tali zone a me fisicamente sconosciute, è con grande interesse che, per la presente ricerca, ricorrerò ad ulteriori informazioni fornite dal sito comunale che a riguardo così riporta: «Racchiuso in un anfiteatro di monti, tra il verde degli alberi, il profumo della natura e il cinguettio degli uccelli, Parenti sorgeva alla fine del XVII sec., nel 1696, come stabile appartenente alla baliva dei Casali del Manco di Cosenza sotto la giurisdizione di Giuseppe Sambiase. Luigi Ricciulli, barone del tempo, fissò il suo palazzo nella parte più alta del paese da dove controllava la valle intera. È proprio qui che cominciarono a formarsi i nuovi “presidi” (ancora mantenuto come nome), dove sorge l’attuale centro storico. A Luigi successe il figlio Stefano e con lui ci fu un incremento demografico, e, in particolar modo, di briganti. A quanto si racconta, infatti, il Ricciulli aveva messo sul portone del suo palazzo una catena, chiamata “dell’immunità”, e chiunque riusciva a raggiungere il paese e toccare questa catena era considerato immune da ogni crimine e poteva risiedere nel paese. Le persone che si recavano a trovare questi “fuorilegge” non si potevano dichiarare tali, e per questo assicuravano che andavano a trovare i “parenti” che risiedevano nel feudo, e da questo sembra che abbia origine il nome del Paese. A Stefano succedette il primogenito Luigi Ricciulli (17/11/1743), e a questi Gaetano Ricciulli (20/09/1772) che fu l’ultimo dei feudatari di Parenti»7.
Con la conclusione del XVIII e l’inizio del XIX secolo Parenti si rende popolare soprattutto per la sua nuova condizione sociale, ossia quella di essere divenuta punto di richiamo quale rifugio di briganti provenienti da ogni dove. Un’epoca nella quale non mancarono agitazioni e sedizioni sociali che portano, secondo alcune testimonianze, anche ad azioni e comportamenti poco piacevoli culminati spesso anche in vere carneficine. Quindi una Parenti non immune al triste fenomeno del brigantaggio, un fenomeno ancora oggi oggetto di studio e di approfondimento da parte di studiosi, germinato secondo molti come ribellione sociale, ma che secondo altri ben presto scivolò in atti di ordinaria criminalità legittimati dagli stessi autori in nome di bizzarre sollevazioni sociali e politiche.
Quanto accaduto a Parenti e che affiora attraverso una serie di racconti, dimostra proprio che al brigantaggio parentese non può essere riconosciuta alcuna considerazione storica, perché quello che accadde in quel periodo fu solo prepotenza, aggressività, brutalità, un procedere dettato sempre dalla propria convenienza. Sull’argomento scrive Carmine Aurilio, «Parenti si trovò al centro di questa delinquenza sia per la sua posizione geografica, sia per il diritto di immunità, che i Baroni Ricciulli seguitavano a mantenere nel feudo. Ed anche quando il brigantaggio, sotto la dominazione francese, iniziò veramente ad essere “guerra sociale”, a Parenti seguitò ad essere crudeltà»8.
Nel periodo risorgimentale, a perorare la causa della libertà non mancarono alcuni suoi concittadini come Gaspare Falbo e rappresentanti della famiglia Cardamone. La sua storia si arricchisce anche per alcune figure erudite delle quali Parenti vanta la natalità e l’appartenenza e che degnamente figurano nella pagina web del sito comunale alla voce cittadini illustri9. Tra questi: l’urologo Carmelo Bruni, il letterato Pasquale Cardamone, lo scrittore Raffaello Cardamone, il letterato Sante Cardamone, gli avvocati Domenico, Emilio e Pasquale Cardamone, il prefetto Vincenzo Cardamone, i giornalisti Carlo e Alfonso Cardamone, il medico Giulio Giuseppe Camillo Grandinetti, il capo servizi INPS Armando Cardamone, il capo dell’Amm. Comunale Alberto Cardamone, il Consigliere di Stato Cesare Cardamone, il giornalista e politico Roberto Cardamone, don Carlo Noè, sacerdote confinato, i politici Lorenzo e Battista Lupia, il Senatore Mimmo Garofalo, il preside Marcello Guarascio, Adelfo Sorrentino, segr. Amm. O.V.S. Ariosto Ponterio, l’insegnante Arturo Veltri, il medico Ermanno Federico.
«Il paese – scriveva il compianto Gustavo Valente – godette di molta notorietà durante l’occupazione francese del Reame di Napoli, quando, per testimoniare la sua fedeltà al Borbone trucidò un manipolo di soldati napoleonici. Per decreto il 4 maggio 1811, istitutivo di Comuni e Circondari, veniva riconosciuto tra i primi e compreso nella giurisdizione di Rogliano. Nel 1928 veniva retrocesso a frazione ed aggregato a Rogliano, da cui veniva staccato nel 1934 per essere ricostituito a comune autonomo»10.
di Franco Emilio Carlino
Bibliografia
[1] Cfr. L. GIUSTINIANI, Dizionario ragionato del Regno di Napoli, Tomo VII, Napoli 1804.
2 Cfr. G. M. ALFANO, Istorica ….
3 Cfr. F. DE LUCA; R. MASTRIANI (a cura), Dizionario corografico universale dell’Italia, Volume Quarto, Parte Prima, Reame di Napoli Stabilimento di Civelli Giuseppe e Comp., Milano 1852.
4 A. ZUCCAGNI-ORLANDINI, Corografia Fisica, Storica e Statistica dell’Italia e delle sue Isole corredata di un Atlante, Supplemento al volume Undecimo, Presso gli Editori, Firenze 1845, p. 536; A. ZUCCAGNI-ORLANDINI, Dizionario ….
5 A. AMATI, Dizionario …, Volume Quinto, ME-PE.
6 V. D’AVINO, Cenni ….
7 A. GUARASCIO, Parenti: L’Anfiteatro dei Monti in http://www.comune.parenti.cs.it/index.php?action=index&p=76.
8 C. AURILIO, Parenti Scienza e Tradizioni, in http://www.calabriaonline.com/col/lacalabria/regione/luoghi04.php; Brigantaggio a Parenti, da: http://www.parenticomune.it/cenni_storici.htm, in: http://www.brigantaggio.net/brigantaggio/storia/altre/Parenti.htm.
9 Cfr. Cittadini illustri Comune di Parenti, in http://www.comune.parenti.cs.it/index.php?action=index&p=208.
10 G. VALENTE, Dizionario, M-Z, ….

























