

Questo non è e non vuole essere un articolo autocelebrativo, lungi da noi e dal nostro modo di essere e di fare. Vuole, semplicemente, essere un momento di riflessione per pensare e far pensare a quanto un organo d’informazione come il nostro possa essere importante per creare rete e relazione tra persone e territorio. Reti sulle quali poi si possono intrecciare le più svariate forme d’ingegno umano.
Nel nostro caso è stata l’arte ad essere protagonista e, in un percorso del tutto casuale e naturale, minimamente programmato o costruito a tavolino, ha unito e connesso, facendo incontrare e apprezzare, soggetti che, altrimenti, non sarebbero mai – o, comunque, difficilmente – riusciti a incrociare i propri destini. E gli attori di questa contaminazione hanno unito le loro peculiarità e visioni avvicinando i due territori che il Reventino.it da sempre racconta e unendo in particolare tre paesi: Decollatura, Serrastretta e Pedivigliano.


Così capita che l’insegnante e poetessa quasi per esigenza e urgenza dell’anima, Lucia Bonacci ci metta in contatto con l’artista, Marika Mazzeo (conosciuta anni prima in occasione di un 25 aprile ndr), ormai legata da solidi vincoli familiari a Serrastretta, che apprezzando il lavoro della redazione ci vuole come partner a Gennandria, magnifico bosco del paese delle sedie, dove nel mese di luglio allestiscono insieme al marito e ad altri amici, un simbiosio d’arte. A questo evento partecipano vari artisti che realizzano diversi lavori abbinando il legno, materiale ovviamente dominante in quel luogo, ad altri elementi naturali, collocandoli tra le piante e gli altri elementi e dove resteranno per essere consumante dal tempo.
Tra di loro c’è NIcola Di Domenico -detto scalpellino- di Pedivigliano segnalato a Marika Mazzeo da Francesco Damiano, collaboratore della redazione. Mai incontro fu più gradito. L’opera di Di Domenico “Dal cielo alla terra”, formata da tre elementi: legno, marmo e una sfera (sempre presente quest’ultima nelle opere del giovane artista), che rappresenta l’equilibrio, non solo tra gli elementi, ma anche cosmico e umano, è molto apprezzata e vince la rassegna.
L’amicizia con la Mazzeo e il marito, Giuseppe Samuele Vasile, lo porta a prendere parte anche ad altre manifestazioni come la bellissima mostra d’arte allestita dalla giovane artista calabrese Eva Fruci con oltre 60 opere di altrettanti artisti esposte nei locali di Palazzo Bevilacqua a Curinga.
E arriviamo ad ottobre. Cambiando provincia e trasferendoci sulle sponde del Savuto dove da due anni, proprio in questo periodo, si tiene il “Festival Lievitazioni” e in quella occasione Di Domenico, che è uno degli ideatori, invita la Mazzeo ricambiando il favore. Insieme ad altri artisti realizzano delle opere nell’ambito di una mostra d’arte sul tema: ferro, pietra, iuta e ceramiche. In particolare, sempre per questa specie di osmosi o simbiosi, fate voi, Marika Mazzeo dedica la sua opera installativa all’amica Lucia Bonacci e alla sua raccolta poetica Gerda 122, uscita pochi mesi fa, con uno “Scrigno di iuta e allusioni di immagini mistiche”, per dirla con il giovane critico d’arte Giuseppe Antonio Bagnato. Un lavoro dal profondo significato simbolico ed emotivo, dove, la iuta trattiene la memoria, il fil di ferro disegna la resistenza e i frammenti d’oro rappresentano la possibilità di rinascere. Come rivela l’artista: “Le parole intrise di ombre e luci a volte anche deliranti e paranoiche, trovano nella materia la loro eco visiva”.


In quest’ultima puntata, in ordine cronologico s’intende, di questa saga artistico-lettararia dove la materia incontra la spiritualità di due territori della Calabria centrale di cui anche noi, permettetecelo, ci sentiamo un po’ sceneggiatori, non poteva mancare, ovviamente, anche l’equilibrium del maestro Di Domenico che giocava in casa.
Chiudiamo, infatti, volentieri questo breve excursus sugli incontri artistici e i legami umani e spirituali di menti e anime di questi nostri territori, proprio con la breve descrizione dell’installazione del Di Domenico nel suggestivo frantoio Donna Gemma. L’opera in questione si chiama “Pinocchio”, fatta di marmo bianco di Carrara, granito nero assoluto e sfera in acciaio inox.
“Pinocchio – ha spiegato Di Domenico – fa parte di «equilibri» personali, politici sociali ecc. Per me la sfera rappresenta le bugie le insicurezze gli errori ed il taglio netto del naso di Pinocchio bianco creato dal nero assoluto crea un’immagine che fa intendere due possibili interpretazioni …più pessimista quella che pinocchio sta affondando nell’oblio del nero …quella più ottimista che Pinocchio nonostante tutto, nonostante il peso, riesce a tenere la sfera in equilibrio emergendo dall’oblio in cui stava sprofondando …”






























