Che squallore! Ti scrivo non per riferirmi alla parte dell’intervista riferita al tuo intrigo dei prudori per la signorina Boccia. Alla quale avevi preparato una nomina. A dimostrazione che davvero il vostro è un Governo del Merito! Vi proclamate Governo del Paese. di Dio Patria e Famiglia. Uno slogan gridato ad occhi sgranati dai palchi italiani e di mezza Europa. Di quale Dio parlate? Di quale Patria? Non sappiano. Della famiglia lo vediamo: figli senza mariti, concubinaggi e così via. Vivete come vi pare. Risparmiateci però di cianciare col piglio di impartire lezioni sulla famiglia tradizionale.
Sto scrivendo non per questi aspetti di ipocrisia.

Ti ho visto parlare tra un dondolio e un piagnucolio a Piazza Pulita di giovedì 31/10. Ti volevi far vedere cosa avevi al polso destro. Formigli ti ha chiesto di mostrarlo. Baldanzoso hai steso il braccio precisando che il braccialetto nero con la scritta bianca lo porti sempre: Siete dei poveri comunisti. Questa la scritta. Nessuno ne ha scritto per la sua gravità.
Io ho sbottato: Come ti permetti?
Esclamando: Ammazza che pensieri alti circolano tra i governativi!

Ti chiedo: Davvero così in basso vi siete ridotti? Palesate una profonda ignoranza culturale e storica delle recenti vicende italiane. Oppure i fumi ideologici residuati dal regime fascista vi offuscano.
Si è capito che il riferimento è ai Comunisti italiani. Quelli del P.C.I.
Poveri di che? Di ideali, di valori, di visione sociale e del futuro?
Poveretti siete voi. Continuate a covare ostilità, odio e risentimenti. Sconfitti dalla Storia. Salvati anche dal rilevante contributo e i sacrifici proprio dei Comunisti italiani. Mantenete il cordone con il tragico ventennio fascista. Rappresentato dalla fiammella del simbolo. Ereditata dal M.S.I. di Almirante, uno delle menti delle Leggi razziali del 1938. Con le disumane conseguenze del genocidio fascionazista degli Ebrei, degli omosessuali e dei prigionieri politici internati nei campi di concentramento. Tra i fondatori del Partito Fascista Repubblicano. I repubblichini del ’43.

Ti scrivo perché dei Comunisti Italiani ne so qualcosa. E non mi sono mai accorto di essere tra poveri. Anzi! Ho cominciato a camminare con l’Unità in tasca a 14 anni. Appena ho capito cosa era successo prima e cosa mi accadeva intorno, ho militato scrivendo, diffondendo volantini, incollando manifesti. Cosa che faccio ancora. Con chi, mutate le condizioni, continua ad aver passione politica, ideali universali di civiltà e di impegno sociale. Con la Costituzione in tasca. Che voi state per sovvertire nei Principi fondamentali. Allora con tanti altri compagni, compagne delle Sezioni dei Paesi vicini, e indipendenti nelle attività amministrative.

Da Segretario della Sezione Gramsci e da Sindaco ho conosciuto e ascoltato grandi personalità. Dirigenti di alta levatura culturale e morale, prima che politic. Con capacità organizzative, di sacrificio, di senso etico e sociale; Ingrao, Macaluso, Pio La Torre, Amendola, Barca, Rachlin. Napolitano, Natta, Berlinguer, Jotti, Occhetto. Studiosi come Villari. Sindaci e Presidenti di Regione, di Provincia indimenticabili. I calabresi Scarpino, Poerio, i fratelli Riga, Lamanna, Stasi Vavalà, Tommaso Rossi, Pingitore Ambrogio, Politano, Martorelli, Rodotà, I più giovani:, Paraboschi Argadea, Ciconte, Dattilo, Speranza, Pileggi…
Assieme ai grandi sindacalisti presenti negli Organismi del Partito, da Trentin a Lama a Pizzinato…. E grandi Politici di altre forze politiche, tra tutti, Mancini. De Martino, La Malfa, Pertini, Martinazzoli, De Mita, Moro.

Ore e ore nelle Sezioni a discutere e a programmare iniziative. A correre ad onorare i compagni uccisi dai gruppi ndranghetisti e mafiosi, come il Segretario di Rosarno Giuseppe Valarioti, il giovane Argada, l’operaio Malacaria o il parlamentare Pio La Torre. A partecipare nei cortei di accompagnamento dei tanti caduti, in una Regione funestata da assassinii quasi settimanali, verso militanti, amministratori, giornalisti, uomini dello Stato, dirigenti del PCI ed anche di altri partiti democratici come l’Assessore Fortugno, ucciso nelle giornate delle Primarie per Prodi.
A correre nelle manifestazioni nazionali di lotta per i diritti dei lavoratori. Con la richiesta di giustizia, di eguaglianza e per la Pace contro la guerra e le minacce dei neocolonialisti e imperialisti. Come oggigiorno.

Presenti in piazza per difendere le istituzioni dai tentativi di colpi di Stato, dalle stragi che hanno insanguinato la vita della Repubblica fin dall’eccidio di Portella della Ginestra in avanti: a Piazza Fontana a Milano, a Piazza della Loggia a Brescia, sull’Italicus, sulla Freccia del Sud, nella Stazione Centrale di Bologna. Nelle quali sempre è stata riconosciuta la presenza di zampini neofascisti. Quando vado in quella Stazione, nella Sala di Attesa, mi soffermo sotto la lapide a leggere i nomi di 85 innocenti stroncati da menti imbevute di fascismo. C’era una bambina di tre anni, Angela Fresu. Poteva esserci chiunque. Sempre pronti in prima fila a difendere le istituzioni democratiche repubblicane che il PCI aveva contribuito a realizzare.
In quasi tutte le Sezioni c’erano le foto di Gramsci, di Togliatti, Berlinguer, dei Dirigenti, dei parlamentari del territorio. Anche Sindacalisti.
Gramsci, fondatore del Partito Comunista fu arrestato per il suo pensiero politico antifascista. Catturato e tenuto in prigione per anni fino a quando, ammalandosi, morì. Un pensatore di profonda cultura e un politico di vasta visione, dai principi universali. Lontano dallo statalismo sovietista. Oggi è studiato nelle Università di tutto il Pianeta. Togliatti, Segretario e primo Ministro di Grazia e Giustizia della Repubblica italiana. Fu lui, per ironia della sorte, a volere l’amnistia dei reati commessi dai fascisti. Oggi ne viene ingiustamente incolpato. Perché la Legge da lui voluta, leggetela, era rivolta ad un senso di pacificazione da applicare per i reati meno gravi. Quando, su ordine americano, De Gasperi allontanò i Comunisti dal Governo, la Legge originaria venne più volte manomessa allargando i benefici pure a quelli che erano stati veri e propri carnefici. A proposito, quando parlate di indipendenza dei Popoli, imparate prima da chi da sempre viene violata.
I Comunisti sono dei poveri?
Voi siete dei poveretti davvero che mascherate i sentimenti di odio verso un Partito che nemmeno esiste. Cercate di camuffarvi o imbiancarvi.
I Comunisti sono stati antifascisti da sempre. Capirono da subito la violenza di Mussolini che aveva iniziato con i Fasci assalti e incendi alle Sedi delle Cooperative, pure cattoliche, delle Leghe della CGIL ai Municipi guidati dalla Sinistra: fu un corso sanguinario di esperienza politica totalitaria. Gli avversari perseguitati fino alla morte, anche se all’estero: da Matteotti a Gramsci, a Pertini, da Gobetti ai fratelli Rosselli. Dovresti sapere che i Comunisti italiani sono stati il nerbo più decisivo della lotta partigiana, della Resistenza che ha portato alla Liberazione, alla Proclamazione della Repubblica e alla Costituzione. Assieme ad altre forze politiche ed anche assieme a tanti che partendo entusiasti fascisti seppero dire no al prosieguo della guerra sotto comando tedesco entrando nelle fila del Corpo dei Volontari della Libertà. Con tanti cattolici democratici.
Sono stati loro, quelli del PCI, nel CLN, assieme agli azionisti, ai socialisti e ai liberali a deliberare che nel dopoguerra gli italiani, avrebbero dovuto decidere la forma di Stato con un Referendum: una nuova Monarchia o una Repubblica. Ripeto: siete voi non poveri, ma dei poveretti. Pure meschini.
Voi, Fratellastri d’Italia, fratellastri perché nel partito avete un afflusso di provenienti da diverse matrici politiche saltati sul carro. Vi vantate di che? Chi avevate o ancora avete nelle vostre Sezioni? Foto e busti del Duce? Di Almirante? Dei Quadrunviri? Dei Gerarchi locali? Quale storia avete scritto e potete raccontare?Le gagliarde truppe del Re e del Duce lanciate alla conquista feroce di colonie per fondare un effimero nuovo impero? L’elenco degli avversari incarcerati, torturati e trucidati? Gli elenchi degli Ebrei consegnati ai nazisti? La tragica partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale? I milioni di soldati mandati al macello nei fronti, dell’Africa, nei Balcani, in Francia, in Russia? Quelle generazioni di Giovani le cui Mamme premiate perché avevano reso forte la Patria di soldati e che poi, a centinaia di migliaia, li hanno pianti nelle bare o attesi invano perché chissà dove sepolti?

L’abolizione del diritto di voto, del diritto di sciopero, le cancellazioni dei diritti dei lavoratori, la chiusura della stampa libera, lo scioglimento dei Sindacati, dei Partiti e delle libere Associazioni? Di cosa potete andare orgogliosi? Di un Duce che ingannando un Popolo lo ha portato al disastro per poi fuggire da vigliacco con la sua amante, travestito in un cappotto nazista, dopo aver abbandonato familiari, commilitoni e anche le sue milizie più fanatizzate? Cosa adora Ignazio La Russa davanti al busto di un tal personaggio? Ma, se non vi vergognate della vostra ideologia, volete almeno fare i conti con i vostri fallimenti?
Ricorda tu e ricorda alla Signora Presidente Meloni che la Libertà in Italia fu conquistata il 25 Aprile del 1945, con la Liberazione dal fascionazismo. Con tutti i Diritti, i Principi e i Valori iscritti nella Costituzione che Mussolini aveva cancellato. E che voi state cercando di comprimere e, magari, sopprimere. Ve lo ricordate cosa avvenne il 25 luglio del 1943?

Il Fascismo non è caduto per l’opposizione dei Socialisti e dei Comunisti. Implose sotto il peso delle sue stesse contraddittorie violente e insane condotte e di sete di dominio. Fu una decisione del Gran Consiglio del Fascio che tolse a Mussolini il Comando delle Forze Armate, restituendolo al Re. L’intento, risultato vano proprio per la caparbia decisione di Mussolini di essersi posto al servizio di Hitler per continuare una guerra già persa, era di salvare Monarchia e Regime, arrivando ad un accordo segreto con gli Alleati ormai entrati a Roma. Tra i 19 favorevoli all’ordine del giorno, detto di Grandi, c’erano ben due quadrunviri Emilio del Bono e Cesare Emilio De Vecchi. Loro due erano tra i quattro che avevano capeggiato la farsesca marcia su Roma. Fu favorevole anche il genero Ciani, poi fucilato assieme ad altri.
L’avventura dittatoriale fasscionazista ha portato lutti e disastri, umani e materiali. Dovreste prenderne definitivamente atto. Sono intollerabili e pericolose le compiacenze vostre verso i gruppi violenti inneggianti al Duce. a Hitler, con svastiche, raduni, simboli del truce periodo. Da Ministro hai giurato fedeltà alla Repubblica e di osservare la Costituzione. Sai Chi ha firmato la nostra Costituzione? L’ha firmata, tra gli altri, il Presidente dell’Assemblea costituente, Umberto Terracini. Era un importante Dirigente Comunista! Butta quel braccialetto. Chiedi, scusa con sincerità ai milioni di militanti ed elettori comunisti. Potrebbe essere un bel segnale. Ma, dopo lo sfoggio del cappellino alla Trump, per emularne gli scomposti comportamenti temo già perso il senso del ridicolo, tra voi. Ti hanno squalificato come Ministro ed ora ti indicano capolista nella competizione regionale. Che tempi! Mala tempora currunt!
A quei compagni e compagne in vita, che furono del PCI con passione e che si son dispersi, ma anche ai democratici sinceri dico: Sveglia. Quei Partiti non ci sono più. Non si deve stare a guardare perché delusi del presente. Non si deve accettare di essere vilipesi da un mucchietto di ingannatori.
PS: La seconda persona singolare è servita alla comunicazione diretta. (Mi scuso. Non ho potuto citare tutti. i Compagni, le Compagne e i Dirigenti con cui ho vissuto l’importante esperienza politica e di vita).
Angelo Falbo



























