In occasione della Festa del Lavoro del Primo Maggio 2021, l’Università delle Generazioni di Badolato (sulla costa jonica calabrese della provincia di Catanzaro) ha proposto di dedicare piante d’ulivo a Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Giulio Regeni e ad ogni altro caduto sul lavoro e per la pace.
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L’albero dell’ulivo è da sempre uno dei più significativi e ricorrenti simboli del lavoro più alacre e della pace. Specie se secolare o addirittura millenario, l’ulivo con il suo tronco poderoso, aggrovigliato o contorto è anche il simbolo dell’animo umano e della tenacia dei valori. Ed è anche una pianta che ispira alla spiritualità. Non a caso esiste l’oliva bianca del krisma, che produce un olio assai delicato ed usato nelle funzioni religiose e, pure per questo, è denominato “olio sacro”.
La proposta è stata indirizzata alla RAI, alla Coldiretti e, in particolare, ai Parchi dell’ulivo che si stanno diffondendo sempre più anche all’estero e, comunque, a tutti i sindacati e alle associazioni sensibili o che sono attive proprio per il lavoro e per la pace. E, tra tanto altro, può interessare pure masserie e strutture ricettive che abbiano un uliveto attorno, come l’agriturismo Zangarsa di Badolato, il cui titolare si è detto favorevole a battezzare gli alberi d’ulivo della sua tenuta con il nome di un caduto per il lavoro e per la pace, a cominciare, appunto, da Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Giulio Regeni e tanti altri.
È nato nel casello ferroviario di Cardàra, una contrada rurale di Badolato di Calabria, il 4 marzo 1950. Figlio di operai e di contadini, si ritiene contadino e coltivatore diretto del pensiero e della parola che prevalentemente esprime tramite “Lettere” alla maniera degli emigrati. È convinto che la “lettera” è alla portata di tutti e che non comporta ambizioni o particolari stili letterari né giornalistici ma semplicemente l’umile atto del comunicare e di far circolare gli affetti e le idee. Nel 1986 ha lanciato la vicenda di “Badolato paese in vendita” per contrastare lo spopolamento e la morte del borgo antico, prototipo e simbolo di decine di migliaia di borghi in disfacimento in tutta Europa e di milioni di comunità desertificate dalla globalizzazione in tutto il mondo, dove le città scoppiano e i paesi muoiono e invocano equilibrio. Ostracizzato a motivo di questo suo lungimirante attivismo, dal primo novembre 1988 vive in esilio in Molise.