Lo scorso 26 giugno 2025, presso la sede dell’Università Popolare Rossanese, nel suggestivo Palazzo San Bernardino, nel Centro Storico di Rossano si è tenuto il programmato incontro sulla lavorazione dell’erica arborea, l’artigianato e le attività produttive nella Sila Greca.
L’incontro è stato organizzato dal noto Istituto Rossanese in collaborazione con la Grafosud, di Rossano, Impresa storica della Camera di Commercio di Cosenza e la Casa Editrice conSenso publishing di Rossano, Editori rispettivamente delle due pubblicazioni di Franco Emilio Carlino, Segretario dell’Università Popolare Rossanese. Per l’occasione le due opere hanno fatto da cornice al tema e alle stesse si è fatto fortemente richiamo nel corso della serata. La prima: Storia di una Famiglia. I Carlino di Mandatoriccio originari di Cinquefrondi (RC). Tra Arte, Artigianato Artistico e Genealogia e la seconda: La Sila Greca. Tra Storia e Feudalità. I Feudi del suo Territorio.


La serata è stata ampiamente condivisa da un’attenta partecipazione del qualificato pubblico intervenuto che, nonostante il caldo torrido, non ha voluto mancare all’incontro per l’ultima fatica dell’Autore mandatoriccese – rossanese, Socio Corrispondente della prestigiosa Accademia Cosentina, Socio della Deputazione di Storia Patria Per la Calabria e Componente del Comitato Scientifico dell’Università Popolare Rossanese. Il suo, un libro sulla famiglia Carlino di Mandatoriccio, depositaria da oltre cento anni dell’artigianato della pipa nel territorio.
Il programma della serata è stato introdotto e coordinato dal Prof. Gennaro Mercogliano, Direttore dell’Università Popolare. Sono intervenuti con personali contributi: S.E. Mons. Luigi Renzo, Vescovo Emerito Diocesi Mileto-Nicotera-Tropea, Componente dell’Università Popolare Rossanese; il Dott. Giuseppe Zangaro, Docente ed esperto di sviluppo e coesione territoriale – Editore.
La serata è stata allietata dal Dott. Francesco Rapani, Socio Onorario dell’Istituto, con l’esecuzione di alcuni brani musicali al pianoforte.
I lavori sono stati conclusi dall’Autore, rappresentante della Famiglia Carlino ascendente di un’attività produttiva, caratterizzata da una tradizione secolare, il quale ha avuto modo di articolare il proprio intervento in due distinti momenti: il primo con alcune considerazioni generali sull’antropologia dell’artigianato nel territorio della Sila Greca ed il secondo con particolare attenzione alla lavorazione delle pipe a Mandatoriccio, accompagnandosi anche attraverso la mostra di alcuni oggetti di radica che hanno affascinato i presenti nella migliore conoscenza del complessivo processo tecnologico.


«In un momento nel quale spesso parliamo di smarrimento delle nostre radici, ‒ ha sottolineato Carlino ‒ momenti di ritrovo come questo, promosso dall’Università Popolare, dimostrano che la comunità attiva, quella che fa e produce cultura, non solo può trovare un suo luogo fisico, ma anche uno spazio di relazioni, espressione, confronto, amicizie e valori. La nostra quotidianità ha più che mai bisogno di farci sentire parte di qualcosa, di farci ritrovare il senso di appartenenza e di solidarietà. Abbiamo necessità tutti di incontrarci, di riconoscerci, di raccontarci, poiché tutto ciò produce un’influenza profonda sul nostro futuro, sulla nostra identità, e soprattutto sulla nostra coesione e lo stare insieme unendoci alla memoria delle cose e delle persone che ci hanno preceduto. E allora, rimanendo nel tema delle nostre “radici”, la tradizione della lavorazione dell’erica arborea a Mandatoriccio si inserisce perfettamente nella trattazione del nostro tema di stasera in quanto mostra ancora il suo enorme fascino anche nella semplice trattazione. I due saggi richiamati, che vi invito a leggere, vogliono in qualche modo tracciare alcuni percorsi della nostra storia e della cultura dell’artigianato nel nostro territorio. Esperienze artigianali che nel tempo hanno rappresentato e segnato il costume delle nostre Comunità, fondate sulla presenza di alcune originali attività praticate nelle diverse epoche storiche. L’artigianato, ‒ continua Carlino ‒ costituisce il risultato di diverse attività manuali e materiali dell’uomo e si fonda sulla pratica ripetuta e interiorizzata, sulla manualità e sulle azioni essenziali che divengono, nel tempo, un processo produttivo basato sull’ideazione, la progettazione e la realizzazione. Un risultato che, pian piano, si è esteso all’ambito della formazione intellettuale e del patrimonio delle conoscenze e, perché no, anche all’appagamento e all’intuizione artistica di ogni singola persona coinvolta.


A giusta ragione, si può definire l’artigianato, a cui si legano tanta abilità manuale e ingegnosità, una tipica forma d’arte molto diversificata nelle zone che la esprimono. Nel caso della Sila Greca, riflette molte attività produttive che affondano le origini nella tradizione. Basti pensare alla lavorazione del legno, del ferro battuto, del cuoio, della terracotta e della ceramica, della lana (cardatura), della seta, del lino, della ginestra, della felpa, del merletto, della radica di erica arborea, della liquirizia, delle botti, dei cesti, del rame battuto ecc., che sono state sempre fiorenti e che hanno visto di conseguenza l’affermarsi di mestieri a esse connesse come quelli del falegname, del fabbro, del calzolaio, del sellaio, del carbonaio, del cestaio, del ceramista (vuculari), dello stagnino, della tessitrice, della ricamatrice e altre ancora. E quando il “nuovo mondo” consegnò ai conquistatori le foglie di tabacco, esse raggiunsero assai presto la Sibaritide, la nostra Sila Greca, con la nascita di nuovi mestieri, che inevitabilmente resero la vita più piacevole. Tra questi anche quello dell’artigiano della pipa comunemente conosciuto come segantino o artigiano maestro addetto al taglio del ciocco. Così facendo, l’attività dell’artigiano, e qui ritorno a quanto accennavo poc’anzi, divenne fondamentale mediazione con una miriade di altri esseri umani, divenne lavoro compiuto, divenne “donarsi agli altri”. Infatti, il lavoro artigiano presuppone, prima di tutto, la comprensione dei bisogni del fruitore, il più delle volte rilevati distinguendo le particolarità di ogni richiesta, resa concreta nell’artigiano attraverso un ineludibile rapporto sensibile con le diverse materie prime in suo possesso, e ancor più con le altre che dovrà procurarsi: il tutto in relazione a ciò che è la condizione del luogo in cui vive in rapporto con il contesto territoriale.


Per quanti arrivano in questo territorio non è difficile trovare ancora botteghe artigiane in cui la lavorazione dei manufatti (legno, rame, ferro, terracotta, tessuti) viene eseguita con strumenti spesso assai diversi, dettati dalla rilevanza dei prodotti, ma anche dall’avvicendarsi di intere generazioni di maestri artigiani che nel tempo hanno voluto tramandare il segreto della loro arte, in diverse e straordinarie forme, richiamando diversità artistiche che, tramontati i secolari motivi di contrasto, fanno cogliere una evidente ricchezza espressiva. È il caso dell’azienda della mia famiglia che si tramanda ormai da quattro generazioni di padre in figlio e da zio a nipote.
Fu il caso di Longobucco, con la realizzazione di tessuti, coperte, arazzi, realizzati con grande maestria; di Cariati, con la sua interessante cantieristica per la costruzione di barche, la lavorazione dei tessuti e la trasformazione dell’argilla portata avanti dai sui Vuculari; di Pietrapaola, con il trattamento del ferro battuto; di Campana, con la trasformazione della paglia e altri prodotti d’intreccio sistematicamente portati alla fiera della Ronza una delle più importanti del Meridione risalente al periodo aragonese; di Rossano, con la produzione dei confetti e della liquirizia che, nel corso dell’Ottocento, assunse un rilievo tale da promuovere attività mercantili con Paesi europei come la Francia e l’Inghilterra; di Corigliano, con la lavorazione della felpa. Tutto ciò contribuì al moltiplicarsi di piccole botteghe artigiane che col passare degli anni modificarono la loro ragione sociale, divenendo delle vere e proprie aziende. E infine di Mandatoriccio, con la lavorazione dell’erica arborea per la produzione delle pipe, vere e proprie opere d’arte, esportate in Inghilterra, Ungheria e in altri paesi europei, un’attività avviata all’inizio dello scorso secolo da mio nonno Francesco Carlino. Una lunga tradizione di ben 4 generazioni, composta soprattutto da maestri del taglio, da esperti e specialisti abbozzatori di radica, che ancora rendono appetibile il loro prodotto affermandosi a livello nazionale e internazionale e attestandosi come veri e propri capiscuola del settore, nel quale la qualità, la tradizione e l’esperienza li rendono apprezzati ovunque».


L’Autore ha concluso il suo intervento attraverso un excursus con il quale ha portato all’attenzione dei presenti il processo di lavorazione che dal “ciocco” porta alla pipa, partendo dall’estrazione della materia prima, l’uso degli attrezzi come il marrascure e il pennato, la conservazione del ciocco e la sua trasformazione in placche e abbozzi, il taglio e la resa, la bollitura della radica, l’essicazione e la stagionatura delle placche e degli abbozzi, la loro scelta, l’imballaggio, la realizzazione del prodotto finito caratterizzato dalla venatura, dalla fiammatura e dal disegno che offre l’opportunità di ottenere pezzi unici durante la lavorazione, la tornitura, la fresatura del fornello e la creazione del foro di collegamento per l’aspirazione, le diverse operazioni di sgrossatura, carteggiatura, coloritura, fissaggio del colore e lucidatura che alla fine determinano le qualità estetiche del prodotto.





























