Riceviamo a pubblichiamo una nota inviataci da Giovanni Cavalieri, che si definisce “cittadino della montagna”, sulla situazione sanitaria in Calabria e, in particolare nel Reventino, soprattutto per le enormi criticità in cui versa l’Ospedale Civile, fino a qualche tempo addietro fiore all’occhiello del comprensorio. Lo ha fatto proprio in occasione della Giornata del Malato. Ecco il testo integrale.

“Celebrare la “Giornata del Malato” a Soveria Mannelli, sede di un Ospedale Civile, che serve la gente di Amato, Bianchi, Carlopoli, Cicala, Colosimi, Conflenti, Decollatura, Martirano, Martirano Lombardo, Miglierina, Motta Santa Lucia, Panettieri, Platania, San Mango d’Aquino, San Pietro Apostolo, Scigliano, Serrastretta, in un contesto di tagli e ridimensionamenti suona come un’amara ironia per chi vive la montagna ogni giorno.
In questa montagna si sente fortissimo il tradimento delle istituzioni. Il sentimento prevalente tra i cittadini è di essere stati presi in giro e traditi. Le promesse di rilancio della montagna si scontrano con una realtà fatta di silenzi e decisioni calate dall’alto che ignorano le specificità geografiche e climatiche del territorio. Ci sentiamo azzittiti da logiche puramente contabili che mettono il bilancio davanti alla dignità umana.
La “Giornata del Malato” non sia solo forma. Non accettiamo una celebrazione che sia solo una parata di buoni propositi o un rito formale. Una giornata “celebrativa” senza l’annuncio di investimenti concreti e il ripristino dei servizi è un insulto a chi soffre.
Il popolo della montagna chiede rispetto, non compassione. Chiediamo impegni certi, tempi definiti e il riconoscimento del valore della vita umana.
Ormai sono anni che vivo la “Giornata del Malato” con grande amarezza.
Celebrare la “Giornata del Malato” a Soveria Mannelli, dove la cura sembra essere diventata un percorso a ostacoli, è veramente molto pesante.
Quando un ospedale di montagna perde pezzi, non svaniscono solo i macchinari, ma la sicurezza stessa di una comunità. Vorrei ancora dare voce a questo disagio ed io, povero illuso, ancora insisto a chiedere un cambiamento concreto.
Come è possibile far finta di niente
- quando hanno fatto tagli indiscriminati: la riduzione dei reparti e dei posti letto non è una “razionalizzazione”, ma una sottrazione di diritti fondamentali.
- quando hanno messo la nostra sicurezza a rischio: la chiusura o il depotenziamento di servizi di emergenza e diagnostica trasforma ogni urgenza in un potenziale pericolo a causa dei tempi di trasporto in altri ospedali non facilmente raggiungibili per noi residenti in paesi di montagna.
Come è possibile far finta di niente quando hanno impoverito i servizi?
Come è possibile far finta di niente
- quando non hanno programmato e realizzato nessuna concreta alternativa:ai tagli ospedalieri non è seguita la creazione di una medicina territoriale seria e duratura.
- quando hanno favorito l’isolamento geografico: il nostro territorio montano rende difficilmente accessibili i servizi “centralizzati”, specialmente durante i lunghi periodi invernali.
Come è possibile far finta di niente quando hanno creato un vuoto territoriale?
Come è possibile far finta di niente
- quando hanno abbandonando ed hanno tradito le fragilità: i nostri anziani, i nostri portatori di handicap, i nostri malati oncologici e i nostri malati cronici… subiscono il peso maggiore, costretti a spostamenti estenuanti per terapie e costose visite di routine.
- quando hanno aumentando la disuguaglianza sociale: la mancanza di servizi pubblici colpisce non solo chi ha meno possibilità economiche ma anche chi, pur avendo risorse, si trova in un deserto assistenziale dove l’offerta privata è assente o inadeguata.
Come è possibile far finta di niente quando hanno penalizzato i deboli e i fragili?
Basta simbolismi
Chiedo, da povero illuso, a coloro che possono; a coloro che hanno potere decisionale (mandati ad occupare quei posti anche da questo popolo della montagna), un “miracolo”: questa “Sacra Giornata” non riducetela a cerimonie formali o a parole di circostanza.
Celebrare il “malato” mentre gli si toglie l’ospedale e i servizi fondamentali, essenziali e vitali è una contraddizione inaccettabile.
Attendiamo impegni
Non credo sia troppo chiedere un piano di rilancio, potenziamento e ripristino delle prestazioni sanitarie essenziali in questa area montana”.
Giovanni Cavalieri – Cittadino della Montagna

























