Dopo decenni di assenza, ritornano le giostre alla festività del Santuario di Maria Santissima di Monserrato, grazie all’impegno della neonata Pro Loco locale. Un ritorno atteso e carico di significato, perché proprio le giostre rappresentavano un tempo l’anima laica della festa, l’elemento più atteso dai giovani e non solo.
È impossibile non lasciarsi attraversare dalla memoria. Tornano alla mente gli antichi fasti, quando i pellegrini giungevano da ogni angolo, per radunarsi davanti al quadro miracoloso che, secondo tradizione, veniva scoperto proprio il giorno della festa. Era un momento carico di emozione e devozione popolare.
E intanto, alle spalle del Santuario, prendeva vita un altro mondo: quello delle giostre. Interi pomeriggi e serate trascorsi lì, in attesa del giorno solenne, tra luci colorate, musica a tutto volume e quel profumo inconfondibile di zucchero filato e salsicce alla brace. I ragazzi si davano appuntamento lì: chi in Vespa, chi a piedi, chi, più fortunato, a bordo delle mitiche 112 o delle proletarie 127. Tutti impegnati a farsi notare, a contendersi il giro gratuito afferrando la mitica coda di volpe o a sfoggiare muscoli e audacia davanti alla bella del momento, lanciandosi a tutta forza sul gioco del pugno contro il pallone, per far impazzire la lancetta tra suoni assordanti e grida di incitamento.

La musica dell’autoscontro faceva da colonna sonora all’estate. Dai grandi altoparlanti rimbalzavano le hit del momento: Nata sotto il segno dei Pesci di Venditti, Ti amo di Umberto Tozzi, Luna di Gianni Togni, e quel brano indimenticabile, Il vento caldo dell’estate cantata da Alice. Nessuno parlava ancora di crisi climatica, ma il caldo era lo stesso: afoso e opprimente, mitigato solo dalla frescura sotto la grande noce, accanto al muretto davanti alle giostre, dove si osservava, con interesse, il passeggio costante. I più navigati poi si appartavano a “Bella di Maggio”, la sorgiva poco distante, per un momento di quiete e romanticismo. La festa durava un’intera settimana, intrecciando il sacro e il profano. Pellegrini giungevano scalzi in segno votivo, predicatori instancabili incontravano i fedeli di fronte al Santuario. Di sera, le luci arancioni a incandescenza, non ancora a LED, disegnavano un cordone luminoso che collegava il paese al cuore della festa. La domenica mattina, la processione attraversava le strette vie del borgo, inondate dall’odore del sugo che sobbolliva fin dalle prime ore. La statua della Madonna portava lunghi fili ornati di banconote infilzate da 50 e 100 mila lire, grandi, colorate, e decisamente dal valore superiore agli attuali equivalenti in euro, simbolo di un’offerta che faceva anche spettacolo.

Non mancava la componente culturale e musicale. Le bande più prestigiose giungevano persino dalla Puglia, restando per più giorni a impreziosire le celebrazioni religiose e civili. La fiera, lunghissima, era l’appuntamento più atteso dai bambini, che speravano di portarsi a casa almeno un giocattolo, già allora d’importazione orientale, ma rigorosamente made in Japan. Le serate si animavano con concerti affollati e attesissimi. Era una delle prime feste estive a dare ufficialmente il via alla bella stagione. Sul palco si esibivano artisti all’epoca molto noti: Little Tony, I Brutos, Dario Baldan Bembo, Michele Pecora, Lena Biolcati. Nomi oggi forse dimenticati, ma allora autentiche star, quando Spotify non esisteva e i jukebox erano i templi della musica condivisa.
Il Santuario e la sua storia
Un accenno al Santuario è doveroso. L’attuale edificio religioso fu costruito nel XVIII secolo utilizzando le pietre dell’antico castello che sorgeva sul monte retrostante. Secondo la leggenda, la Madonna apparve più volte a una donna del posto proprio in quel luogo, indicando il punto esatto in cui edificare il santuario. Il quadro miracoloso, oggi conservato all’interno, venne ritrovato nei pressi delle rovine del castello e, sempre secondo la tradizione, durante la notte si trasferì misteriosamente all’interno del Santuario, nonostante fosse stato originariamente collocato in un’altra chiesa.

Il dipinto, copia dell’originale, è stato incoronato con una corona d’oro papale. Per lungo tempo, il Santuario fu affidato ai padri vocazionisti, che oltre a praticare esorcismi, gestivano una scuola, il Ginnasium, dove si formarono numerosi personaggi illustri della Calabria.
Il Gemellaggio con il celebre Monastero di Montserrat in Catalogna.
Pochi ricordano che già negli anni ’80 esisteva un gemellaggio con il celebre Monastero di Montserrat, in Catalogna. Un pullman stracolmo di pellegrini partì da Scigliano per raggiungere il santuario spagnolo, accompagnato dall’allora parroco e dalle suore locali. In quell’occasione ci fu uno scambio ufficiale di immagini votive e di documenti storici. Esistono infatti quattro santuari dedicati a Maria di Monserrato nel mondo: oltre a quello calabrese, vi sono quelli di Borgo San Dalmazzo, sull’isola d’Elba, e appunto quello in Spagna.
Il ritorno delle giostre alla festa del Santuario di Monserrato non è solo una scelta organizzativa, ma un gesto che restituisce identità, memoria a un’intera generazione. È un ponte tra passato e presente, tra tradizione e rinnovamento. È il segno che le radici, se ben curate, possono ancora dare frutti.

























