
Linee di tanti colori come quelle della metropolitana, che partono da una stazione centrale, per svilupparsi in un incrocio di rotte, anzi di radici rotte. Radici Rotte, una figura retorica composta da un aggettivo un po’ fuorviante associato al sostantivo radici, ma che, in realtà ha un significato diverso da quello che a primo acchito potrebbe far pensare.
Non c’è stata nessuna rottura, infatti, nell’incontro tenutosi alcuni giorni fa presso il Museo Parco d’Arte contemporanea “Carta” a Soveria Mannelli, all’interno della sede della Rubbettino editore, bensì degli incontri. In particolare un vero e proprio networking allo scopo di riunire persone e farle dialogare.
Intervista – nel video sotto – con Tania Cerquiglini responsabile del CartaParcoMuseo per ilReventino.it servizio di Alessandro Cosentini montaggio di Santino Pascuzzi.
Sono le “rotte” come quelle dei treni underground che si muovono sui binari e viaggiano per raggiungere varie destinazioni. Ed è quello che ha spiegato ai nostri microfoni anche la responsabile del museo, Tania Cerquiglini. “L’incontro di questa sera – ha detto – ha lo scopo di far incontrare le persone. Magari quelle che vivono lontano dal territorio e che in occasioni particolari come le feste natalizie, ritornano nella loro terra d’origine. Ci sembrava l’occasione giusta per trovarci, parlare e scambiarci informazioni e godere della serata all’interno del museo”.

“Le rotte non sono le radici spezzate come si potrebbe pensare leggendo il nome di questo nostro evento, – racconta ancora la responsabile – ma le linee e quindi le rotte di questa immaginaria metro che si intersecano e si sovrappongono richiamando una connessione che si sviluppa attraverso il networking, e che, come quando nella realtà quotidiana prendiamo i mezzi per spostarci, anche qui le linee, ci servono, non solo per raggiungere luoghi, ma anche per metterci in contatto con gli altri. Infatti abbiamo anche proposto un quiz, un gioco su Facebook con cui il visitatore che stasera è venuto al museo incontrava la sua linea con un profilo delineato da quelle risposte e vedeva la sua linea snodarsi nel museo attraverso una visita guidata per conoscere gli spazi del museo.”
“Il Museo doveva diventare un po’ una stazione dove fermarsi muovendosi in un dinamismo proattivo dietro fare network, conoscere, lanciare lo sguardo fuori dal finestrino per vedere non solo il paesaggio o l’infrastruttura materiale, ma anche quella immateriale che in queste aree interne è l’aspetto più forte, vista la mancanza di strutture vere e proprie”.


“Puntiamo – ha concluso la Cerquiglini – a far diventare un evento come questo un format che si può organizzare al Museo, ma anche in altri luoghi. Speriamo sia solo un punto di partenza e che sia solo un primo passo che da il là ad un sempre maggiore afflusso in questo bellissimo luogo che invito tutti a visitare al più presto”.



























