Fino al 5 luglio 2026 sono visitabili le opere di Marika Mazzeo presso la Galleria Internazionale Area Contesa ArteDesign, nel cuore di Via Margutta a Roma. L’evento è presentato da Teresa M. Zurlo, con la direzione artistica di Tina Zurlo, la madrina Adriana Russo e gli interventi dei critici d’arte Alfio Borghese e Mario Salvo.
Lo spazio espositivo si affaccia sul celebre percorso pedonale che collega Piazza del Popolo a Piazza di Spagna, una delle strade più iconiche della capitale e da sempre simbolo della sua vivace scena artistica. La fama di Via Margutta affonda le proprie radici nel Novecento: al civico 54 ebbe il suo studio Pablo Picasso, mentre proprio qui i futuristi tennero il loro primo incontro nel 1917.


In questo contesto, storicamente votato alla sperimentazione e alla ricerca artistica, si inserisce la
mostra collettiva Oregon Oregon Oregon – Mille sfumature di blu, inaugurata il 19 giugno 2026. Il progetto espositivo indaga il blu nelle sue molteplici declinazioni espressive, ponendolo al centro di una riflessione che attraversa linguaggi, tecniche e sensibilità differenti, fino a esplorarne la dimensione simbolica, emotiva e psicoanalitica.
Come si legge nel comunicato stampa:
«Il blu dell’Oregon, intenso e vibrante, diventa il filo conduttore di un percorso artistico che
attraversa linguaggi, tecniche e sensibilità differenti. Pittura, ricerca materica e sperimentazione
dialogano tra loro, offrendo al pubblico una riflessione sul colore come esperienza interiore, simbolo di profondità, immaginazione, silenzio e infinito. Ogni opera rappresenta un’interpretazione personale di questa tonalità, trasformando il colore in racconto, memoria ed emozione. La mostra si propone come un viaggio immersivo, nel quale il visitatore è invitato a lasciarsi coinvolgere dalla forza comunicativa del blu, capace di evocare atmosfere sospese tra realtà e sogno».
All’interno di questo percorso espositivo, le opere di Marika Mazzeo trovano una collocazione del tutto naturale. Sono esposte quattro tele quadrate di piccolo formato appartenenti alla serie Blu materici, nelle quali la ricerca cromatica si intreccia con quella materica in un equilibrio di
essenzialità e intensità.

A offrirne una lettura è il testo critico di Giuseppe Antonio Bagnato:
«Quattro tele quadrate si offrono allo sguardo come campi cromatici immersi in differenti sfumature di blu. La porzione più esterna della superficie è attraversata da una tonalità scura e profonda, un blu oltremare quasi abissale che incornicia la composizione e, al tempo stesso, ne amplifica la percezione di spessore e profondità. Procedendo verso il centro, il colore si schiarisce gradualmente fino a raggiungere il quadrato più interno, dove il blu si stempera in delicate tonalità d’azzurro. […] Qui, in una posizione sempre mutevole e mai identica nei quattro lavori, affiorano pochi ma preziosi inserti di foglia oro. La loro presenza cattura la luce e la restituisce allo spettatore sotto forma di un bagliore vibrante e continuo, quasi che le tele fossero animate da una pulsazione interna. […] I quattro Blu materici, lontani da qualsiasi lettura univoca, invitano lo spettatore ad abbandonarsi a una contemplazione pressoché estatica. Si è chiamati a percorrere un itinerario che non promette approdi definitivi, ma si lascia guidare dalle vibrazioni del colore per attraversare l’immensità
sconosciuta dello spirito».
































