La nostra Italia non è una democrazia “matura”. Mi spiace non essere d’accordo. Le diseguaglianze, tra territori e strati sociali, stanno divenendo laceranti. I Giovani continuano ad andarsene, mortificati e senza spiragli di aspirazioni realizzabili in Patria. Gli elettori disertano ogni tipo di votazione, per il Parlamento, per i Presidenti di Regione, per gli stessi Sindaci. Si viene eletti Sindaci e Presidenti di Regione al ballottaggio con circa il 30% di voti su molto meno del 50% di votanti.
Perché? Perché la Costituzione italiana, carica di Valori unitari e nobili Principi è stata avversata dai primi giorni (strage di Portella della Ginestra – Primo Maggio 1947) E ancora non si conoscono i mandanti. Chi indirizzò il banditismo di Salvatore Giuliano a sparare sui contadini manifestanti con donne uomini e bambini? Non si conosce ancora Chi avvelenò Gaspare Pisciotta in carcere, solidale di Giuliano , poi indicato come possibile traditore del suo Capo.


Poi, con una infinità di stragi, attentati mirati, tentativi di colpi di Stato, uccisioni mirate, con trame mafiose- -fasciste, con coperture di servizi segreti deviati italiani e stranieri, si è seminato terrore e smarrimento politico. Il primo loro obiettivo è stato di bloccare il reale e pieno percorso di emancipazione dei ceti popolari, sostenuto dai movimenti sindacali e dalle forze politiche democratiche di sinistra. Fino al sequestro e l’uccisione di Aldo Moro. E con il secondo obbiettivo di svuotare le conquiste sociali, in termini di tutele e di diritti collettivi e individuali.
I mandanti, i responsabili, gli esecutori, i complici? Restano racchiusi negli omissis dei fascicoli secretati, che dopo 30- 40- 50-75 anni e più restano oscuri ai cittadini.
Tanti Sindacalisti uccisi. Tanti uomini, veri, dello Stato. Tanti Giornalisti. Tanti Dirigenti politici. Tanti Magistrati. Tanti Amministratori e Giovani impegnati.


Così nel ricordo di Suo Fratello Piersanti. Così per Pio La Torre e il suo autista. Così per Terranova. Così per i due Magistrati Falcone e Borsellino. Così per Tutti i caduti civili. Compresi i morti sul lavoro.


Perché dopo aver appreso tanto sulla vicenda dell’assassinio, aver visto tante ricostruzioni in dossier e film, con le interviste ai figli, specialmente della figlia Rita, mi è venuto uno sconcerto nel sapere che era candidata-eletta in Sicilia, nel partito di Forza Italia.
Proprio lì, in Sicilia, dove il Padre è stato massacrato?
Proprio nel partito che in Sicilia è nato nel connubio diretto con la Mafia? Come accertato con la condanna definitiva di Dell’Utri, socio fondatore della Forza Italia di Berlusconi?
A me è apparso come un comportamento incomprensibile. Soprattutto quando si riascoltano le Sue, giuste, lodi a Suo Padre. Per me segnala un basso grado di comportamento sul piano etico politico, nel quale in generale stiamo declinando.
Ebbene, Signor Presidente, i Suoi condivisi e ammirati comportamenti non bastano. Rischiano di essere considerati rituali. Come il costante richiamo a pagar tutti le Tasse. Ciascuno per quel che deve. Per far funzionare il Paese, con servizi adeguati e tutele per le fasce deboli. Niente. Ogni anno si contano i cento- centoventi miliardi di evasione. Mentre passano misure, come i perpetui condoni, la flat tax per le partite Iva fino a 85mila euro, l’innalzamento del contante, (l’eliminazione dell’obbligo del tracciamento elettronico per somme inferiori a 60 euro è stata scongiurata dall’intervento dell’UE). Ci sono comportamenti che dividono nei livelli di tassazione i lavoratori dipendenti e pensionati da quelli autonomi. Sempre a vantaggio degli autonomi. A parità di reddito pagano diecine di migliaia di euro in meno. Bastano i Suoi richiami? No.
Mi chiedo, può o deve il Presidente della Repubblica, in qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura chiedere sollecite e incisive operazioni per costringere i renitenti Governi alla de-secretazione dei fascicoli?
E, in qualità di Capo delle Forze Armate, può o deve chiedere a tutte , ed in particolare alla Guardia di Finanza, di mettere in campo investigazioni capillari per scovare evasori ed eventualmente modificare le norme impeditive?
Ho apprezzato invece molto il Suo richiamo al comma due dell’art, 3 della Costituzione. Rimasto inattuato. E reso a rischio di completa cancellazione dalla proposta di Autonomia differenziata.
Alla citazione avrebbe però dovuto seguire una chiara, breve determinata posizione.
Come si concilia il Suo richiamo di difesa della Carta costituzionale con le proposte di Presidenzialismo e Autonomia differenziata?
Che sono presenti nel dibattito politico con forzature alimentate da false argomentazioni e fondate su uno scellerato patto di scambio tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, ma, soprattutto, con la Lega, su spinta veemente dell’aspirante Doge Zaia?
Sul Presidenzialismo neppure il Presidente Meloni sa come impostarlo.
Ma, sull’Autonomia differenziata il Ministro Calderoli, quello della Legge elettorale “porcata”, ha pronto il Disegno di Legge.
Comunque prima di entrare nel merito di questa possiamo ben dire che si son messi in testa di stravolgere la Costituzione modificando gli assetti repubblicani a base parlamentare e dissolvendo l’Unitarietà dello Stato.
E che, essendo realmente incapaci di governare le difficoltà del Paese, pur essendosi vantati sui manifesti elettorali di essere “Pronti”, tra atti regressivi e repressivi, cercheranno di nascondere le inettitudini imponendo il dibattito sulle riforme anti-costituzionali. Creando pericoli e confusione.
Lei Presidente non ha voluto accennare a questi aspetti.
Nessuno impediva di far sapere il Suo pensiero.
Troppa pacatezza e il silenzio possono essere fraintesi. Divenire di incoraggiamento ai propositi di manifesta sciaguratezza per la Costituzione, per la Democrazia , in fondo, per la Patria a cui sempre rivolge un richiamo.
Il Presidenzialismo configura più poteri decisionali affidati ed esercitati da una sola Persona. Ed è già uno stravolgimento del sistema costituzionale istituzionale della Repubblica a base parlamentare! Come la Costituzione, nata dalla Resistenza, attualmente prevede.
Mentre l’Autonomia differenziata consegnerebbe potestà legislativa su tantissime materie alle singole Regioni richiedenti. Facendole divenire degli “staterelli”, differenziati.
Come possono conciliarsi le due pretese riforme?
Se si da potestà legislativa su quasi tutte le materie, come vedremo più avanti, il Presidente -Presidenzialista che se ne fa dei poteri semi-assoluti?
Il buon senso non trova risposta.
Ma, siccome al Governo vi sono forze politiche diaboliche nel trovare accordi, dobbiamo stare attenti a non consentire diavolerie istituzionali.
Perché la Lega, secessionista, anti – Stato “ di Roma” vuole le Autonomie differenziate? Che, cioè, ogni Regione provveda a se stessa? Dando avvio alla formazione di “staterelli”?
Perché di questo si tratta.
Abbandonata la “secessione proclamata”, la Lega è passata a reclamare il trattenimento dei 9/10 delle entrate che dal Veneto e dalla Lombardia sono incassate dallo Stato, affinché restino sui “ loro territori” . Così svincolate economicamente dallo Stato possano amministrare i “loro soldi-ricchezze” speditamente. Crescendo di più e velocemente. Concetto desunto dalle teorie di Gianfranco Miglio, con connotazioni razziste.
Il concetto sottinteso, egoistico quanto politicamente miope, è di doppia valenza: lo Stato romano è un impaccio, più impaccio ancora sono le Regioni del Sud.
E, stante l’attuale situazione al Governo i leghisti stanno forzando, con ricatti e scambi, per avere la “potestà legislativa” su tutte le materie concorrenti, che sono 20, e su 3 materie ora di esclusiva competenza dello Stato.
Naturalmente all’attribuzione della potestà legislativa deve corrispondere una pari attribuzione economica, molti più soldi, per esercitarla. Questo è il vero fine.
La Lombardia di Maroni e il Veneto di Zaia hanno da tempo avanzato l’elenco delle richieste. Vogliono la potestà legislativa e la rispettiva corresponsione economica su:


Inoltre: Le seguenti materie di potestà legislativa esclusiva statale: Organizzazione della giustizia di pace (art. 117, secondo comma, lett. l), Cost.); Norme generali sull’istruzione (art. 117, secondo comma, lett. n), Cost.); Tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, secondo comma, lett. s), Cost.).
E’ previsto un negoziato con il Governo promosso dalla Regione interessata, sentiti gli Enti locali e rispettati i princìpi di cui all’articolo 119 ( solidarietà e perequazione)
Quando il Dls arriva in Parlamento non si potrà emendare, o si approva o si rifiuta.
Se si leggono attentamente una per una le materie richieste non è esagerato considerare che la Lega mira allo sfaldamento dell’unitarietà dello Stato, voluta dalla Costituzione.
E non si comprende come i Sindacati, i Partiti, la stessa Confindustria, le Associazioni che vogliano avere carattere nazionale non si mobilitino per contrastare la frammentazione del Paese.
E gli stessi Sindaci che restano letteralmente dormienti in massima parte.


E’ un pericolo imminente che richiede la Sua massima presenza per bloccare quella che viene oggettivamente considerata la “secessione dei ricchi”. Alla quale non è difficile capire potrà corrispondere una serie di ribellismi, come già si intravvedono. Che sono tanto nocivi alla Patria, quanto a se stessi. E restano però politicamente e socialmente pericolosi.
Pensiamo a cosa potrà accadere al “sistema scolastico” italiano.
Hanno chiesto di avere competenza legislativa sull’Istruzione (ora materia concorrente) ma anche sulle “Norme generali sull’istruzione” (Ora esclusiva dello Stato).
Significherebbe che ogni Regione che lo richiedesse potrebbe organizzare un “proprio sistema dell’istruzione”: programmi, testi, formazione, indirizzo pedagogico educativo, reclutamento e tabelle stipendiali e pensionistici!
Cosi per le atre materie. Nella Sanità lo stiamo vivendo!
Ora, non è tanto da disquisire sul lato della costituzionalità delle richieste, possibili con il richiamo al buco nero prodotto dalla modificazione improvvida del Titolo V.
Vi sono studiosi che ritengono che le richieste dell’Autonomia differenziata non sono costituzionalmente legittimate , proprio perché minano l’unità delle Istituzioni repubblicane.
Personalmente credo che le richieste dell’Autonomia differenziata vanno confutate prima di tutto sul piano politico, sullo stesso piano dal quale arrivano.
Capovolgendo di netto l’argomentazione fondamentale della Lega: “Noi siamo sviluppati più degli altri e le “nostre” ricchezze le vogliamo amministrare tutte noi”.
Ecco, un tale assunto è falso. Le ricchezze e lo sviluppo di quei territori sono frutto di tutti gli Italiani.
Chiunque volesse comprendere come e perché quelle regioni del Nord si sono sviluppate e come e perché quelle del Sud sono rimaste tanto arretrate, basta che scorri alcune precise pagine di libri di Storia, di Storia militare, economica, politica e sociale.
All’origine dello Stato unitario, 1861, le differenze c’erano, ma erano di una “forbice” molto contenuta.
Le condizioni geo-politiche sono state molto più favorevoli ai territori del Nord. Ma sono state le scelte dei Governi che hanno determinato le gravi diseguaglianze odierne.
Non si può disconoscere che l’accelerazione delle diseguaglianze è avvenuta con il boom economico concentrato solo al Nord.
Come mai? Per capirlo basta valutare la tabella dell’emigrazione:
| Regione | 1876- 1900 | 1901-1915 | 1946-1961 | Oggi |
| Veneto | 940.711 | 882.082 | 86.193 | immigrazione |
| Lombardia | 519.101 | 823.659 | 292.156 | immigrazione |
| Piemonte | 709.073 | 831.888 | 611.438* | immigrazione |
| Liguria | 117.000 | 105.215 | 55.647 | immigrazione |
| Campania | 520.791 | 955.188 | 495.591 | emigrazione |
| Calabria | 275.975 | 603.105 | 420.525 | emigrazione |
| Sicilia | 226.449 | 1.125.501 | 427.251 | emigrazione |


Queste considerazioni, che sono oggettive, dimostrano che nel corso dei decenni i territori settentrionali si sono giovati di esclusive scelte vantaggiose di politiche economiche dei Governi.


Però non furono accolti bene. Quel che si leggeva sulle vetrine del Belgio “Vietato entrare a italiani e a cani”, divenne “Non si fitta ai meridionali”. Costretti in sotto-scale, in lucernai di cortili o in sistemazioni nelle baraccopoli della cintura milanese e o torinese. Cartoni, eternit, lamiere, tendaggi anneriti, con al centro un punto cucina, con fuori una fontanella e un monoposto igienico: sistemazioni precarie simili a quelle che oggi vediamo frequentate dagli immigrati.
Erano lavoratori che dormivano poche ore su giacigli. Partivano alle 5-6 avvolti nella nebbia di qui tempi, con il respiro divenuto subito fumante, tornando verso le 18-19. Costruendo capannoni. Strade, metropolitane, palazzoni, ospedali, macchine. Tutto ciò che richiedeva forza lavoro manuale.


A cosa serviva l’acquisto di carbone?
Soprattutto per produrre energia indispensabile alle industrie del Nord.
Dopo solo queste considerazioni si comprende che lo sviluppo delle Regioni del Nord e la loro ricchezza non sono frutti esclusivi delle capacità degli abitanti autoctoni. Sono invece il frutto delle scelte di politica economica che lo Stato prima, dopo e durante ha consolidato nel tempo su quei territori.
Appartengono a tutti gli italiani, inclusi i Meridionali che hanno dato da sempre notevoli contributi.


Della cui attuazione il nostro Presidente si deve fare garante concretamente. Con la pacatezza che Gli è propria, ma con determinazione. Impedendo il dissolvimento dello Stato unitario, bloccando il camuffato tentativo secessionista dell’Autonomia differenziata.
Grazie per l’attenzione.
di Angelo Falbo





























