Grazie di cuore, Mariadea, per avermi dedicato il tuo tempo e la tua attenzione durante l’intervista. E’ stato un piacere condividere il mio percorso con te e rispondere alle tue domande, sempre intelligenti e profonde. Hai saputo creare un dialogo vero, mettendomi a mio agio e tirando fuori aspetti che spesso restano in ombra.
Calcio d’inizio per il Magna Graecia Film Festival, stasera a Soverato con la 22° edizione (clicca qui per accedere al programma : www.mgffmagazine.com

Quattro chiacchiere con il filmmaker che sia per i Festival in Calabria, sia per il Catanzaro calcio, realizza i contenuti. Alfredo Capellupo, 23 anni, di Catanzaro, prossimo alla laurea in regia all’Accademia di Belle Arti, lavora nel settore della videografia dall’età di 17 anni. L’azienda di famiglia – un tempo “Alfa Video Produzioni di Eugenio Capellupo”, ora “Alfa Video Produzioni s.r.l” -, fondata nel 2009 da mamma grafica e papà operatore video, non ha mosso i primi passi in un vero e proprio studio: “avevo all’incirca otto anni e vedevo i miei genitori lavorare a casa, quindi sono veramente cresciuto a pane e telecamera. Mi ci sono avvicinato presto a questo mondo, tra mamma impegnata a montare video e tutta l’attrezzatura che c’era a casa”. Un percorso fatto di gavetta e di impegno però, parole con cui non ho potuto che empatizzare trovandomi in una simile situazione con le mie esperienze nel campo: “permettimi che in questo articolo emerga di te un’immagine distaccata da quella che può sembrare del “ragazzo già avviato”, perché di sacrifici ne hai fatti a prescindere dal tuo background e quando il sacrificio c’è, mi piace che lo si racconti”. Sorride. “Sì, e infatti ti ringrazio per questo, perché con una società di produzione video, editing e post-produzione dietro è facile essere additato come “il raccomandato”. Di certo i miei sono stati uno stimolo per me e la strada me l’hanno spianata, però arriva un punto in cui la strada devi continuare a spianartela tu credendo in quello che fai. Ti dico, prima di intraprendere un percorso di studi, ho preso ventitré attestati da videomaker, ognuno specializzato in qualcosa, come regia di drone o regia televisiva, senza mai sentirmi troppo realizzato, ma cercando passo passo, abbinando allo studio il metodo pratico, di costruirmi un futuro”.

Inizia, dunque, la mia intervista con questo mio coetaneo ambizioso:
Il tuo stile videografico come lo descriveresti? Alfred Hitchcock, per farti un esempio, lasciava sempre un proprio cameo nei suoi lavori… tu elementi distintivi senti di averne, Alfred Capellupo? Che poi hai pure a che fare anche con tempistiche, alle volte, brevi visto che alcuni contenuti esclusivi richiedono una pubblicazione veloce.
“A differenza di mio padre, che lavorava per Telespazio e che aveva un taglio televisivo, io propongo uno stile cinematico, di base documentaristico, perché mi affascina l’idea di poter raccontare tramite un linguaggio cinematografico ciò che succede. I documentari nel 90% dei casi riportano la verità effettiva. Per questa ragione, i documentari me li sento più il mio habitat rispetto ai film. Poi, un mio elemento distintivo potrebbe essere la proposta del lavoro leggero ma sempre di alta qualità, lavorando sia in orizzontale che in verticale, viste le esigenze social, sebbene il formato orizzontale lo preferisca ovviamente perché richiama il cinema. Per quanto riguarda le tempistiche, cerco di rendermi comodo il montaggio lavorando già in camera così da facilitarmi il lavoro”.
Ma, a proposito, andando a curare i quattro livelli del processo di creazione (pre-produzione, riprese, montaggio, post-produzione), quale fra le fasi senti più nelle tue corde?
“Ti direi le riprese perché cerco di avere sempre un’idea precisa ancor prima di iniziare, però anche il montaggio, perché penso sia questo a contraddistinguere la ripresa. La scelta dell’inquadratura e del ritmo è molto importante… le riprese in prima battuta, ma se devo essere sincero, amo il lavoro in toto fino alla divulgazione del contenuto”.


Ti è mai capitato di guardare un documentario, un film o una serie e pensare fra te e te “questa scena l’avrei voluta riprendere io?”
“Mi ispiro poco e niente perché credo che in questo campo lasciare una propria impronta, avere un’identità, sia fondamentale. Potrebbe sembrare poco convenzionale da parte mia affermarlo, ma non sono legato a nessun regista. C’è, però, un film che si avvicina molto a quella che è la mia idea di cinematografia, che è stato meritatamente pluripremiato, ovvero “Le Otto Montagne” di Felix Van Groeningen : secondo me ha una direzione di fotografia invidiabile, a mio giudizio la più bella degli ultimi cinque-dieci anni. Di questo film ruberei forse l’80% delle inquadrature, la cura del dettaglio è qualcosa di pazzesco e, nonostante sia un film del 2022, quindi moderno, rievoca uno stile vintage che mi piace, mi piace davvero”.
Le Otto Montagne – Teaser ufficiale
Alessandro Borghi, oltre che in “Sulla mia pelle”, l’ho personalmente adorato l’anno scorso in “Campo di Battaglia”. Al di là dell’aspetto fotografico, lo vedresti come tua musa, da qui a 10 anni? Perché ora sono curiosa di approfondire con te la dinamica estetica… cos’è che esattamente ricerchi? Cosa ti attrae in un volto?
“Premesso che da qui a 10 anni mi auspico di poter lavorare con la serie A calcistica, apro e chiudo parentesi, Alessandro Borghi lo considero, a prescindere dal film che ti ho menzionato, il miglior attore italiano in questo momento. Mi piace la capacità che ha di calarsi nel personaggio, e non dimentichiamoci che è affetto da sindrome di Tourette, elemento della sua persona che va a rendere il suo lavoro forse più complesso del lavoro di tanti altri attori, è il risultato è sempre eccezionale. Allo spettatore ci arriva”.
E le tue riprese arrivano a molti spettatori giallorossi. Quest’anno, tornando al discorso del documentario, hai firmato il tuo primo dedicato a Ciccio Corapi (guardalo su Instagram qui: @alfredo_capellupo , così, con la scusa, lo segui proprio), ti si vede in campo col Catanzaro, alcune delle riprese che hai fatto per l’incontro con Francis Ford Coppola lo scorso 14 Luglio a Soverato (leggi il mio articolo legato all’evento qui: ilReventino.it/Da Hollywood allo Ionio) sono finite su Rai 1 e per i Festival in Calabria ti stai dando parecchio da fare. Quanto, in base a quel che stai vivendo, è difficile affermarsi nel campo della videografia in Calabria e che consiglio ti sentiresti di dare ai coetanei che intendono intraprendere un percorso del genere ma che si trovano magari a dover fare i conti con minori possibilità?
Qui si fa schietto.
“Che sia un mondo difficile lo si sa dall’alba dei tempi, diciamocela tutta, specie in Calabria. Ma se devo dare un consiglio è, prenderlo quel treno quando ti arriva, e se non ti arriva la possibilità te la devi creare tu, perché prima o poi, funziona come per i calciatori, se hai talento spicchi, se l’inclinazione c’è la coltivi! Devi essere predisposto. E’ chiaro che trovandoci in continua evoluzione, con l’avvento delle nuove tecnologie, al passo coi tempi ci devi sempre stare, per aggiornarti e quindi crescere. L’azienda di famiglia, per farti il mio esempio personale, sono stato io ad aggiornarla, portandovi nuove metodologie.”

Da tuo padre Eugenio quanto senti di aver imparato?
“Mi sento di aver imparato tanto più a livello umano che tecnico, ma proprio perché proveniamo da due generazioni completamente diverse… io sono nato nell’era dei social, sono proiettato al cinema, mi occupo di trailer, mentre papà gestiva i servizi televisivi Rai e Telespazio all’epoca era simile a Mediaset. Quando sono entrato in Accademia l’obiettivo era di migliorare anche per dimostrare ai miei genitori di essere all’altezza. Mi han sempre saputo entrambi dare ottimi consigli e di questo sarò loro per sempre grato!”
E difatti, il nome del papà se l’è pure tatuato sulla gamba!

Per quest'articolo, si ringraziano i fotografi Isabella De Masi, Cosimo Simonetta e Luigi Silipo
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