di Raffaele Arcuri –
VIDEO DELLA TRASMISSIONE IN ONDA SU TV 2000 – Ancora un passo avanti nella valorizzazione delle nostre risorse culturali. L’Abbazia di Santa Maria di Corazzo è stata protagonista su TV 2000, il noto network radio televisivo dei cattolici italiani nel mondo. Antonio Mangiafave e Maria Gigliotti hanno raccontato ai telespettatori dell’emittente l’avventura del Progetto Gedeone. Per rivedere la trasmissione (cliccare sul link) andata in onda su TV 2000: http://www.tv2000.it/siamonoi/video/antonio-mangiafave-progetto-gedeone-e-maria-gigliotti-new-day-onlus/
Il progetto è nato dalla collaborazione fra Comune di Carlopoli, Associazione San Pietro e Paolo, Centro di Salute Mentale del Reventino e Associazione New Day Onlus. Oggi rappresenta una splendida realtà che in pochi anni è riuscita a catalizzare l’attenzione mediatica sulla nostra Abbazia. Ma il progetto rappresenta ben altro: il tentativo di realizzare percorsi di agricoltura terapeutica utilizzando i terreni attorno al Monumento e un importante strumento per superare lo stigma che solitamente accompagna il disagio. Il luogo in questi anni ha cambiato volto: centinaia di turisti lo visitano ogni settimana, per molte scuole è diventato meta di viaggi d’istruzione, tantissime famiglie del territorio, ogni domenica, arrivano per passare qualche ora di relax. L’estate poi diventa il palcoscenico di spettacoli e iniziative culturali.
È solo l’inizio di un percorso ma la direzione, senza dubbio, appare quella giusta. Il passo successivo è quello di riuscire a creare un indotto economico di cui possa beneficiare l’intero territorio.
È l’ulteriore conferma, qualora fosse necessario, che il fenomeno associativo è una risorsa importantissima per il territorio e un tassello fondamentale per l’intera società civile: si costruisce stando insieme e cercando le ragioni che ci uniscono non quelle che ci dividono.
Sbaglia chiunque guardi al fenomeno associativo come ad un mondo chiuso, tante isole che non possono comunicare. In questi ultimi anni le associazioni hanno realizzato tanto sul nostro territorio e l’hanno fatto insieme. Ed a questo ha contribiuto anche la lungimirante politica della nostra amministrazione comunale che ha permesso a tante di queste associazioni di valorizzare immobili e terreni pubblici in disuso, che sono diventati spazi fruibili di incontro e stanno erogando veri e propri servizi alla comunità.
Si è realizzata in questo modo la “rilevanza pubblica” delle associazioni.

In un certo senso anche le associazioni svolgono funzioni pubbliche perché danno risposta a bisogni propri della collettività, prendendosi cura dei “beni comuni” e supportando gli Enti che ne sono più direttamente titolari. Tutto questo è riassunto nell’art 18 della nostra Costituzione che parla del principio di sussidiarietà.
Ma al di là delle mie disquisizioni, che magari non vi interesseranno molto, ci tengo a sottolineare che le associazioni non sono compatibili con l’idea del ciclista in fuga, espressa mirabilmente da Mario Ferretti, nel 1949, in una storica radiocronaca del Giro d’Italia: “Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi”.
Le associazioni crescono invece nel dialogo, anche critico e serrato, e nella consapevolezza che stiamo camminando insieme.
Il lavoro è tanto e tutti i contributi sono ugualmente validi: quello dei capitani e quello dei gregari. Ognuno con i propri carismi: chi con le mani, chi con l’ingegno e chi con le parole (anche queste, se ben utilizzate, costruiscono), per la realizzazione del bene comune. E nella convinzione che anche il più piccolo apporto ha una grande importanza.
Il Progetto Gedeone sta crescendo e con esso l’associazionismo nell’intero territorio del Reventino. La mia speranza, non mi stancherò mai di scriverlo, è che nasca, come sta già succedendo, una rete che leghi tutte queste esperienze e crei un orizzonte territoriale condiviso.
Per questo ho voluto ricordare ciò che Don Milani scrisse a proposito della politica: “sortirne insieme”. È questo l’obiettivo.
Perché la politica che immaginava il parroco di Barbiana non era quella delle beghe paesane alla quale siamo abituati.
Da soli creeremo delle bellissime stanze, anche ben arredate, ma senza porte e finestre e non arriveremo da nessuna parte.

























