Le tensioni sullo Stretto di Hormuz e l’instabilità internazionale stanno facendo lievitare i prezzi del carburante in tutta Italia. In Calabria, però, gli effetti si fanno più evidenti e preoccupanti, soprattutto per chi lavora nel settore NCC e nel turismo.
A parlarne è Giuseppe Sirianni, amministratore di RentCalabria società di noleggio con conducente e socio di una società tour operator a Catanzaro, da anni impegnato nel settore turistico:
“Non possiamo più affrontare il nostro lavoro con gli stessi equilibri economici della scorsa estate,” spiega Sirianni. “Abbiamo cercato di contenere i costi verso i clienti, ma ormai diventa impossibile farlo senza compromettere la sostenibilità della nostra attività.”
Il gasolio ha superato i 2,20 euro al litro e la Calabria risulta tra le regioni con i prezzi più alti d’Italia. Una situazione che si riflette in maniera diretta sul lavoro quotidiano degli NCC e sul settore turistico, soprattutto ora che la stagione entra nel vivo.
“Con l’avvio dei flussi turistici, i costi aumenteranno ulteriormente e questo inevitabilmente ricadrà anche sui turisti,” aggiunge Sirianni. “La Calabria potrebbe accogliere più visitatori grazie all’attenzione verso mete alternative al Medio Oriente, ma dobbiamo riuscire a farlo senza subire perdite economiche.”
Come evidenzia anche un’analisi nazionale sul settore del trasporto persone, l’aumento vertiginoso dei carburanti sta erodendo i margini operativi e mette a rischio la continuità dei servizi. “Nel nostro caso, la sostenibilità del lavoro quotidiano dipende da interventi concreti e tempestivi,” sottolinea Sirianni.
Negli aeroporti la crisi carburante si fa sentire: limitazioni nei rifornimenti sono state introdotte a Milano Linate, Bologna, Treviso e Venezia, mentre ieri a Reggio Calabria sono stati imposti limiti alle forniture.
Il problema riguarda principalmente gli NCC e il turismo, ma l’autotrasporto regionale mostra segnali di sofferenza se la situazione dovesse persistere.
“Mi chiedo come mai nessuno del comparto abbia ancora sollevato la questione in modo deciso,” osserva Sirianni. “Serve attenzione e interventi concreti da parte delle istituzioni per non mettere a rischio il lavoro di chi ogni giorno garantisce mobilità e servizi nel turismo.”
La Calabria ha grandi potenzialità turistiche, ma senza condizioni sostenibili il rischio è che questa crescita si fermi sul nascere.
E oggi, più che mai, non possiamo permettercelo.

A questa situazione già drammatica si aggiunge un elemento che non può più essere ignorato: il totale e preoccupante silenzio della politica. Un silenzio che pesa come un macigno sulle spalle di lavoratori, imprenditori e famiglie che ogni giorno cercano di resistere in un contesto sempre più difficile.
Il mancato intervento a sostegno non solo del comparto NCC, ma di tutti i lavoratori colpiti da questa crisi, rischia di mettere definitivamente in ginocchio l’economia calabrese. Non si tratta più di un’emergenza settoriale, ma di una crisi sistemica che coinvolge trasporti, turismo, commercio e servizi, con ripercussioni dirette sull’intero tessuto sociale.
Continuare a ignorare questa realtà equivale a condannare un territorio già fragile a un ulteriore arretramento economico e occupazionale. È inaccettabile che, di fronte a un aumento così significativo dei costi e a margini ormai ridotti al minimo, non vi siano misure concrete, immediate e proporzionate alla gravità della situazione.
Serve una presa di posizione chiara, serve responsabilità, serve coraggio. Perché senza interventi urgenti, il rischio non è solo quello di una stagione turistica compromessa, ma quello di assistere impotenti al collasso di interi settori produttivi. E allora sì, il silenzio della politica diventa assordante.

























