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Home » L’Autonomia differenziata? Non saremo più Tutti Italiani

L’Autonomia differenziata? Non saremo più Tutti Italiani

Angelo Falbo di Angelo Falbo
29 Gennaio 2024
in OPINIONI
0
L’Autonomia differenziata? Non saremo più Tutti Italiani

Le Cinque giornate di Milano

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È il tradimento dei Valori del Risorgimento e dei Valori della Resistenza

In un sol colpo il Senato della Repubblica ha tradito i Valori risorgimentali dell’unificazione della Penisola per avere uno Stato unitario e i Valori della Resistenza per avere una Repubblica di Italiani uniti nei Principi di Uguaglianza e Giustizia sociale. In una Repubblica impegnata a …rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art 3 comma 2 della Costituzione).

È approvata una legge che dissolverà l’Unità dello Stato e determinerà la istituzionalizzazione-costituzionalizzazione delle diseguaglianze che sono già gravissime.

Giuseppe Garibaldi

A quest’ora i fratelli Bandiera, i Pietro Micca, i Mazzini, i Cavour, i Manin, i Mameli, i Pisacane, i Cattaneo, i Garibaldi, i Rosolino Pilo, i fratelli Poerio ecc, le migliaia e migliaia di giovani che vissero con gli ideali di rendere gli abitanti della Penisola appartenenti ad un unico Stato, finendo nelle prigioni, sui patiboli, fucilati, o scampati riuscendo a realizzare quell’impresa, si stanno rivoltando nelle tombe.

Cosi come i tanti combattenti partigiani che si immolarono nel flusso della Resistenza per liberare l’Italia dal fascionazismo e avviare un nuovo corso politico con una Patria, non più di sudditi ma di “cittadini eguali”.

Se la proposta del leghista Calderoli sarà approvata anche alla Camera ogni Regione potrà chiedere e ottenere la “potestà legislativa” su ben 23 materie.

Potestà legislativa vuol dire che ogni Regione potrà emanare leggi proprie senza che lo Stato possa più intervenire. Su materie delicate e importanti.

Ecco quali sono le materie che possono essere richieste (Bisogna avere la pazienza di leggerle tutte per capire quali potranno essere le conseguenze).

– Area istituzionale

1-Rapporti internazionali e con l’UE delle regioni

2-Ordinamento della comunicazione

3-Organizzazione della giustizia di pace.

– Area finanziaria

4-Coord. della finanza pubblica e del sistema tributario

5-Previdenza complementare e integrativa

6-Casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.

– Area ambiente e prot. civile, territorio e infrastrutture

7-Ambiente ed ecosistema: tutela e valorizzazione

8-Protezione civile

9-Governo del territorio

10-Produzione, trasporto e distribuzione nazionale energia

11-Grandi reti di trasporto e di navigazione

12-Porti e aeroporti civili.

– Area economica e del lavoro

13-Tutela e sicurezza del lavoro

14- Ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori 15-produttivi Commercio con l’estero

16-Professioni.

– Area cultura, istruzione e ricerca scientifica

Norme generali sull’istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione dell’istruzione e della formazione professionale.

17-Beni culturali: tutela e valorizzazione

18-Ordinamento sportivo.

– Area sociale e sanitaria (welfare)

19-Tutela della salute

20-Alimentazione.

Sono venti materie che al momento si considerano concorrenti. Cioè su queste materie si possono emettere leggi organizzative e gestionali concordandole tra Stato e Regioni. A queste venti materie concorrenti si può aggiungere la richiesta di altre tre materie che ad oggi sono di esclusiva competenza dello Stato.

21-Organizzazione della giustizia di pace (art. 117, secondo comma, lett. l),

22-Norme generali sull’istruzione (art. 117, secondo comma, Cost.);

23-Tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, secondo comma, lett. s), Cost.).

Partigiani

La Lombardia e il Veneto hanno già chiesto di ottenere la potestà legislativa su tutte le 23 materie. L’Emilia Romagna l’ha chiesta solo per 5 comparti.

Veneto e Lombardia da tempo spingono per distinguersi. I Leghisti sono passati dalla proclamata “secessione”, alla richiesta di trattenersi i 9decimi delle entrate. Infine stanno cercando di ottenere l’Autonomia differenziata che è un camuffamento.

Le loro richieste nascono da un puro e ingiusto egoismo sociale e territoriale.

Completamente mal posto. I più egoisti si stanno mostrando quelli della Lega veneta guidata da Zaia, aspirante Doge, che sarà pure un buon Presidente, di sicuro è un pessimo italiano.

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Dichiarano di essere le Regioni più sviluppate, di produrre le maggiori ricchezze e di cedere a Roma troppi tributi, che finiscono per assistere “i fannulloni” del Sud.

Vero che lì c’è il maggiore sviluppo e la maggiore ricchezza.

Proclamazione della Repubblica

Quel che loro non dicono e che i meridionali non sanno contrapporre è il fatto storico che quello sviluppo e quelle ricchezze non sono esclusivo frutto del loro ingegno e della loro operosità. Sono invece il frutto dei sudori e dei caduti delle popolazioni di tutte le regioni italiane. E si vivono invece troppe diseguaglianze. Né servirà attenuare la gravità separatista della proposta Calderoli indicando LEP e LEA. È ingannevole.

Per avere un Regno Unito ci son volute tre Guerre di Indipendenza. più una quarta che chiamiamo Prima Guerra mondiale o Grande Guerra, motivata tra l’altro per ottenere dall’Austria le terre che ancora manteneva e che “Noi” rivendicavamo” proprio per completare l’opera risorgimentale. Prima della proclamazione del Regno Unito (17 marzo 1861) la Penisola era divisa in tanti Regni, Ducati e Granducati). Ognuno aveva il proprio sistema di “peso e misura”, il proprio sistema monetario, il proprio sistema scolastico, fiscale, di formazione dell’esercito, di sistema di leggi diverse, anche in commercio, con le dogane nel passaggio da uno all’altro.

Con alleanze a dinastie regnanti europee diverse.

Con la proclamazione del Regno Unito si uniformarono i sistemi. Quelli del Regno dei Savoia-Piemonte che aveva guidato le tre Guerre di indipendenza furono estesi in tutta la Penisola.

Fu una “mala unità”?

Si sono levate e sono coltivate tuttora tante critiche. Si riscontrarono subito degli squilibri nelle condizioni delle diverse popolazioni. Sia negli aspetti di vita economica che sociale. Le distanze c’erano nel sistema scolastico, nel rapporto tra sudditi e Stato. Il nuovo Regno unito avrebbe dovuto colmarle, Ma, così non avvenne. L’estensione dei sistemi legislativi del Regno del Piemonte a tutte le Regioni comportò una compressione degli usi, costumi e varie tradizioni. Particolarmente inviso risultò il Servizio di Leva reso obbligatorio nel 1862.

I giovani sudditi italiani del tempo fecero una doppia prova del fuoco.

Le Cinque giornate di Milano

Da soldati, i giovani meridionali per fraternizzare e conoscere le realtà della Penisola vennero destinati soprattutto nelle caserme centro settentrionali e specificamente padane e prealpine. Viceversa tanti giovani soldati settentrionali scesero nel Sud.

I giovani soldati meridionali si trovarono nel 1866 a partecipare alla terza guerra d’Indipendenza per liberare il Veneto e i territori dintorno dal dominio austro-ungarico. I giovani settentrionali, soprattutto arruolati nell’Arma dei Carabinieri, scesi al Sud si trovarono a fronteggiare le bande brigantesche, le formazioni papaine e filoborboniche, unite in un intento sovversivo teso a sconfiggere il Regno Unito appena sorto. Fu quasi un decennio, quello definito del “brigantaggio” che comportò per i Governi insediatisi la necessità di occuparsi principalmente di ordine pubblico, restando distolto dai problemi sociali, di ingiustizie, di miseria e di analfabetismo, che pure lo alimentavano. Gli ultimi due decenni dell’800 furono segnati da un progressivo fenomeno migratorio: dalla Liguria, dal Veneto…dalle Regioni del Sud.

Agli inizi del 900 con il Governo Giolitti si avvia la prima fase di industrializzazione, mentre in Inghilterra e in Francia si era già verso la seconda fase.

Il programma di investimenti per l’industrializzazione fa ricorso alle rimesse degli emigrati divenute depositi postali e che sono state inviate alle proprie famiglie rimaste nelle loro regioni di provenienza, per poter poi acquistare un pezzo di terra, farsi una casetta e in parte per poter intanto avviare all’istruzione i propri figli.

L’industrializzazione avviata con l’utilizzo delle rimesse di tutti venne concentrata solo al Nord, dove si presentavano condizioni più favorevoli.

Per renderle però veramente favorevoli si avviò un progressivo piano di trafori indispensabili ad agevolare l’interscambio con gli altri Stati europei.

Ci fu la Prima Guerra Mondiale o Grande Guerra, combattuta anche con la motivazione di completare l’opera risorgimentale, per avere quelle terre che Noi rivendicavamo e che ancora erano sotto dominio austro ungarico,1915-1918.

L’industrializzazione avviata venne riconvertita in produzioni belliche.

Le guerre costano. C’è chi muore. Chi si impoverisce. Chi si arricchisce. Come oggi.

La Guerra rafforzò lì il sistema industriale, con i soldi di tutti, del bilancio nazionale.

Così avvenne sotto il Regime fascista con le imprese coloniali.

Cosi avvenne ancor più tragicamente con la Seconda Guerra Mondiale.

L’apparato industriale ingoiò montagne di soldi per poterla affrontare, nella produzione degli armamenti e per i vari rifornimenti.

Sono caduti soldati di tutte le Regioni. in ogni luogo della Penisola sono presenti i lunghi elenchi sulle lastre di marmo dei “Monumenti ai Caduti”, con i morti e i dispersi mai tornati nei loro luoghi neppure nelle bare.

Milioni di morti con distruzioni risultate devastanti, 40-45.

L’avvio della ricostruzione impegno notevoli investimenti e significò ancora il rafforzamento dell’apparato industriale sempre lì.

Stavolta comportò la necessità di reperire una massa di lavoratori i quello che diverrà “triangolo economico”… Genova-Torino-Milano. Vennero reclutati ad ondate centinaia di migliaia di lavoratori con manifesti affissi nelle Regioni meridionali.

Interi territori vennero abbandonati. E l’abbandono continua.

Il “Piano Marshal” consenti ancora una volta grossi investimenti di ricostruzione e re-industrializzazione nelle Regioni padane. Al Sud fu destinata l’assistenza dei pacchi con cioccolata e qualche indumento. Con intere aree abbandonate a boss locali utili alla raccolta di consensi.

Tutti i Centri studi seri sottolineano come lo sviluppo economico italiano è stato uno sviluppo volutamente distorto, squilibrato, a vantaggio delle aree del Nord.

Quelle ricchezze vantate dai Politici settentrionali, guidati dagli Zaia capofila leghista, ma presenti più o meno in varie appartenenze politiche, lo sottolineo ancora, sono frutto delle fatiche di Tutti gli italiani.

Quindi la visione separatista, sottesa nella proposta Calderoli, è completamente ingiusta e ingiustificabile. Potrà avere come conseguenza l’insorgere di forme secessioniste alla “catalana”, potrà alimentare nostalgie e ribellismi pericolosi.

Di sicuro dividerà i territori e le popolazioni in 23 sistemi normativi diversi in materie e funzioni gestionali, organizzativi, economici e civili che, a parità di condizioni, lavori e impieghi, significa avere sistemi retributivi diversi, livelli pensionistici diversi, normative di assunzione diverse, riconoscimenti professionali diversi, Cominciate a pensare cosa succederà nell’Istruzione, con possibili 22 sistemi diversi. Con uno Stato dissolto con funzioni diverse a secondo di dove si nasce e ci si trova a vivere… Come ci si potrà sentire Tutti italiani?

E la Bandiera tricolore? E l’Inno di Mameli? Fermatevi in tempo!

di Angelo Falbo

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Angelo Falbo

Angelo Falbo

Preside in pensione. Laurea in Materie letterarie presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Intellettuale e scrittore. Vive a Carlopoli. È il responsabile della Lega SPI-CGIL del Reventino.

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