Abbiamo ricevuto in redazione la riflessione, che di seguito pubblichiamo, da parte di Marisa Gigliotti architetto di professione che ha origini di Serrastretta, legatissima anche al territorio del Reventino, impegnata per passione da anni con Slow Food con un’intensa attività condotta in Calabria.

<<Ognuno faccia la sua parte e partecipi ai funerali dei
braccianti morti di recente in Puglia se è convinto. Ma chi ha responsabilità di governo non può limitarsi solo ai funerali. E tutti noi
cittadini consumatori (o coproduttori come dice
Slow Food)
regoliamoci di conseguenza
nei nostri acquisti.Non possiamo essere contenti di vedere prezzi cosi stracciati quando compriamo i pelati o la salsa.
Qualcuno ci ha speculato sopra ed alla fine ci rimettono i piccoli contadini, i lavoratori onesti ed i braccianti sfruttati di qualunque colore sia la loro pelle.
La magistratura segua come procede la filiera di quei pomodori di quei campi interessati dai due incidenti. Chi li ha coltivati, chi li ha raccolti. Chi li ha portati nelle industrie di lavorazione e chi nei supermercati.
Il costo della materia prima e quello del barattolo finito, per Slow Food, sono fattori su cui ha intrapreso un’azione di sensibilizzazione contro i prezzi troppo bassi dei prodotti alimentari imposti dai supermercati e il neo-schiavismo nei campi.
La priorità dei consumatori deve essere rivolta ad un prodotto di qualità, che deve essere buono e pulito, giusto ed essere sano. (Buono: piacevole al palato. Pulito: ottenuto con procedimenti agricoli sostenibili. Giusto: con il giusto compenso per tutti i lavoratori della filiera del prodotto. Sano: per la nostra salute).
I raccoglitori di pomodori ed il loro compenso speculativo da schiavi non appartengono a questo modo di pensare. Per questo dobbiamo ribellarci ed andare fino in fondo per fare emergere il marcio e l’illegalità>>.
Marisa Gigliotti