di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 310 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria)


1 – UNA FAMIGLIA SFORTUNATA
Nato nel 1951 in una famiglia molto problematica (suo malgrado), Enzo sembrava avere un futuro brillante. Aveva tutto: bellezza e prestanza fisica, intelligenza, abilità di riuscire in ogni campo si impegnasse. Eppure, possiamo dire che è stato ucciso dalla solitudine, prima ancora che dal Covid.
Non avrei mai voluto ricordare Enzo così. Ma una qualche memoria deve pur esserci di lui, che tanto ha sofferto, non certo (o non solo) per colpa sua. A monte di tutto questo doloroso epilogo ci sono le tremende difficoltà sociali del dopoguerra che hanno colpito gran parte del popolo di Badolato. Difficoltà aggravate dal terremoto del 1947 e dalle due devastanti alluvioni del 1951-53, quando la famiglia di Enzo si trovò senza casa, senza lavoro o conforto e dovette riparare in uno degli alloggi popolari costruiti dal governo per i terremotati del 1947 in Badolato Marina, sulla via Nazionale Jonica 106, nei pressi della stazione ferroviaria.


Pietrino, il primogenito, sensibilissimo e fascinoso ragazzo, è riuscito ad ottenere per troppa bravura un posto di responsabilità come geometra nell’ANAS (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade), riuscendo a farsi pure una bella famiglia. Ma qualche tarlo lo ha indotto al suicidio che era ancora giovane. Franco, il più forte e tenace, accompagnò il padre nell’emigrazione in Svizzera e trovò in Vanda, bravissima maestra d’asilo, un perfetto abbinamento coniugale e familiare, ma ha dovuto cedere anzitempo ad una inesorabile malattia. Domenico, pure lui geometra e poi docente nelle scuole, ha trovato nella moglie Maria, insegnante, una preziosa alleata nel fare una bella famiglia ed anche nell’essere utile agli altri gestendo in Catanzaro Lido un’amorosa ed accogliente struttura per anziani.


2 – CHI ERA ENZO SPASARI
Coetanei ed abitanti della stessa Badolato Marina, frequentatori della medesima scuola e della stessa parrocchia, io ed Enzo, assieme ad altri fidati amici (poi diventati nel 1967 il complesso musicale “Euro 4” e nel 1968 definitivamente “The Euro Universal”), siamo cresciuti insieme, in pratica, fino ai 25 anni, quando ognuno di noi ha preso strade e destini diversi e tali da incontrarsi assai raramente.
Da adolescente è stato protagonista nel gioco del calcio, dove si distingueva nei ruoli d’attacco della prima squadra ufficiale del Badolato. Così bravo che era conteso da vari club calcistici della fascia jonica catanzarese e reggina. La musica è stata un’altra grande passione. Nel nostro complesso musicale suonava la chitarra basso, componeva canzoni ed aveva una voce assai calda e poderosa che faceva impazzire le ragazzine, tra le quali ha sempre trovato delle assidue corteggiatrici, essendo Enzo pure un ragazzo di bella ed atletica presenza, dotato anche di grande simpatia e seducente fascino.


3 – IL FATALE ISOLAMENTO
Non sappiamo di preciso cosa veramente abbia potuto indurre un uomo brillante come Enzo all’isolamento e alla solitudine, risultati poi fatali. Di certo, i fatti hanno dimostrato che in gioventù ha avuto tanti amici e in quanto a ragazze aveva davvero l’imbarazzo della scelta. Ed ha avuto pure la possibilità di sistemazioni coniugali felici, ricche e persino sfarzose. Eppure, si è ritrovato a vivere sempre da solo. Con periodi seri di depressione e di autoisolamento, estraniandosi persino da noi suoi più cari amici, che lo abbiamo sempre cercato per mantenere i rapporti originari della giovinezza, ma invano.
Personalmente, ho avuto l’ultimo contatto con Enzo pochi anni fa quando stavo lavorando all’opuscolo “IL FUTURO E’ POP-ISLAM” sulla nostra attività musicale, anche se lui aveva abbandonato la nostra band degli Euro Universal nel 1972, proprio quando ci stavamo preparando per il primo provino alla RCA, sostituito da Mario Gallelli (Colonna) alla chitarra basso, mentre il posto di Nazzareno Audino (andato via pure allora per motivi matrimoniali) era stato preso da Andrea Naimo.


4 – LA FIGURA DELLA MADRE
Caro Tito, questo momento di dovuto ricordo che segue la scomparsa di questo caro amico non permette (pure per la troppa emotività ed il dolore amicale ed anche generazionale) di capire e descrivere i veri motivi che hanno portato un così brillante uomo ad una lenta ma inesorabile autodistruzione. Per quanto noi amici lo abbiamo potuto conoscere, possiamo ritenere che tutta una serie di fattori abbiano contribuito, in un modo o nell’altro, a distruggere questa valentissima persona.
Per quanto mi riguarda, ho sempre pensato che la figura della madre sia stata prima causa (diretta o indiretta) dell’annientamento di Enzo, in una catena di sofferenza che, fondamentalmente, non ha risparmiato alcun componente la famiglia. Lo posso dire perché sono stato, in gioventù, amico e confidente non soltanto di Enzo ma anche di Franco, il secondogenito di questa sfortunata ma bravissima famiglia.


Noi amici abbiamo ancora nella mente quando la madre (già all’imbrunire) attendeva Enzo sul muro di casa e gli intimava di ritirarsi mentre era a passeggio con noi sulla strada nazionale, ma in un orario serale ancora troppo anticipato sulla normale ragionevolezza. Evidentemente il solo avvicinarsi della sera incuteva nella povera e tanto sofferta e traumatizzata donna una paura tale da richiamare a casa il figlio. Forse basta solo questo esempio per capire in che stato umano, familiare e psicologico si trovava il nostro giovanissimo amico Enzo.
5 – EROE FAMILIARE ED ETICO
Non ho alcun dubbio o remora, caro Tito, nel dire anche qui ciò che ho sempre pensato della paradossale situazione di Enzo Spasari, il quale, per troppa sensibilità e senso del dovere e della responsabilità, è rimasto, tutto sommato, vittima del suo amore familiare, specialmente verso la madre cui non ha mai voluto far mancare la più affettuosa ed amorosa cura.


Per questi motivi e per altro che sarebbe troppo lungo qui descrivere, ritengo che Enzo Spasari sia stato un vero ed autentico EROE FAMILIARE ED ETICO. Sfortunato, potremmo dire, nella visuale comune delle cose, ma sono state troppe le concause che lo hanno portato ad agire così come ha agito. Forse immaginarci o metterci nei suoi panni (come si suole dire) potrebbe aiutare a comprendere meglio la situazione di inestricabile incastro in cui si è trovato. Questa è la realtà. Poi lascia il tempo che trova ogni altro interrogativo se poteva fare diversamente o meno per difendersi dalla solitudine e dall’autoisolamento. Tutto si è compiuto, ormai. Troppo prematuramente.
6 – ADDIO AD UN ALTRO AMICO
Sì, irrimediabilmente, tutto si è compiuto ormai per Enzo Spasari di Badolato (classe 1951). A chi l’ha conosciuto (e specialmente a noi amici d’infanzia, di giovinezza e di condivisioni) resta il dolore di un altro grande amico che se ne va, dopo quel carismatico Giuseppe Naimo andato via molto prematuramente a 64 anni per grave e irrimediabile malattia nel febbraio 2014 (https://www.costajonicaweb.it/badolato-cz-domenico-lanciano-in-morte-dellartista-giuseppe-naimo-mio-amico-dinfanzia/). Buon Paradiso anche a te, Enzo!


Enzo Spasari ha lasciato, almeno a noi amici che adesso lo ricordiamo con affetto, tanti bei ricordi e l’unico rammarico di non esserci frequentati come ai bei tempi. Fortunati gli amici o le persone che, cresciutisi insieme, riescono a finire ancora insieme i loro anni! Come accadeva prima che l’emigrazione imposta e dissennata, predatoria e distruttrice disgregasse tutto il mondo globale, specialmente il popolo e le mura dei nostri piccoli paesi. Questa è la vera terza guerra mondiale, la più micidiale (nonostante l’illusorio ed ingannevole benessere) che abbiamo dovuto subire in nome degli idoli e dei miraggi di un progresso che fondamentalmente non c’è mai stato e mai ci sarà, essendo ormai tutto compromesso per l’avidità di pochi, come dimostrano le vantate statistiche delle ricchezze e dei monopoli mondiali. Ma non c’è mai stato né mai ci sarà vero progresso perché ne sono sbagliate le premesse e le promesse etiche. Pure per questo il sacrificio etico-familiare di Enzo Spasari assume oggi maggior valore, in assoluto.
7 – SALUTISSIMI
Caro Tito, per il compianto amico Enzo Spasari vorrei insistere sull’idea dell’EROE FAMILIARE ED ETICO (figura così tanto presente quanto così ignorata e spesso vituperata nella nostra società calabrese e meridionale in genere), poiché ritengo che simili EROI FAMILIARI ED ETICI debbano essere conosciuti, riconosciuti e valorizzati nel miglior modo possibile. Non solo come doverosa memoria ma anche come giustizia sociale, dal momento che hanno retto e reggono situazioni che senza di loro avrebbero avuto un esito ancora più drammatico e forse anche tragico. Gli EROI FAMILIARI ED ETICI sono più diffusi di quanto possiamo immaginare. Sono nascosti pure perché reggono pesi a volte sproporzionati alle loro risorse.


L’esito esistenziale di Enzo Spasari dimostra che la nostra società e persino le famiglie dovrebbero “umanizzarsi” maggiormente a fronte di situazioni ed impegni che spesso non sono equamente condivisi. La viltà di taluni ricade sulla maggiore fatica degli altri, in famiglia e in società. Guarire dall’egoismo che porta alle viltà è il primo passo per una concreta umanizzazione degli individui e della collettività. Altrimenti continueremo ad assistere a ripetuti disastri. E’ vero che l’umanità non si estingue statisticamente, ma resterà comunque e sempre bacata a tal punto che la sofferenza e il sacrificio dei pochi potrebbe diventare tanto insostenibile da minare la sicurezza di tutti.


Grazie, caro Tito, per questa altra tua disponibilità dimostrata così generosamente. La considero come un tuo omaggio al compianto amico Enzo. Allora, alla prossima “Lettera n. 311” e tanta cordialità augurale di buona Wita!
di Domenico Lanciano
Agnone del Molise, sabato 28 novembre 2020 ore 02.20 (Le foto sono state prese dal web)



























