Oggi la valle del Bisirico e le aree circostanti vengono spesso indicate tra le più depresse d’Europa. A tale affermazione ci si arriva anche con un banale sillogismo: se la Calabria è considerata tra le regioni economicamente più fragili del continente europeo e il Bisirico una delle aree più marginali della regione Calabria, allora la valle del Bisirico diventa l’emblema di questa condizione.
Adagiato ai piedi del Monte Reventino, incidente lungo la direttrice naturale del fiume Savuto, questo territorio calabrese appare segnato da spopolamento, marginalità economica e progressiva perdita di servizi. Eppure, nulla nella sua storia suggerisce un destino simile, anzi racconta una storia diversa, quasi opposta, se si guarda al passato. Quanto accaduto nella valle del Bisirico è il prodotto di una decadenza storicamente costruita, non di una condanna geografica.
Per comprenderlo bisogna tornare indietro nel tempo, quando il cuore di questa valle palpitava intorno a Scigliano: l’antica Sillanum, una delle realtà più rilevanti della Calabria Citeriore in età borbonica e preunitaria.
Nei documenti medievali e moderni Scigliano compare come Sillanum, centro urbano dotato di funzioni amministrative, giudiziarie ed economiche. Durante il Regno delle Due Sicilie era una Universitas, fulcro di un sistema territoriale ampio e coerente proiettato lungo l’area Savuto-Reventino, tra le più strategiche della Calabria interna.
In questo assetto Scigliano non era periferia, ma punto di accesso territoriale: tra il Tirreno e l’entroterra, tra montagna e valle, con produzioni agricole, silvo-pastorali e artigianali. La sua importanza non derivava soltanto dalla posizione geografica, ma dalla rete di centri e casali che facevano capo alla sua giurisdizione.

L’Universitas di Scigliano: un sistema territoriale integrato
L’Universitas Sillanum comprendeva un insieme di comunità oggi frammentate in piccoli comuni autonomi, ma un tempo parte di un unico organismo territoriale. Ne facevano parte, in modo diretto o per consolidata orbita amministrativa ed economica:

- Scigliano (Sillanum) – capoluogo e sede giurisdizionale
- Bianchi
- Colosimi
- Panettieri
- Pedivigliano (Villanova, Borboruso, e in parte Pittarella)
- Castagna (oggi frazione, ma storicamente centro autonomo)
- Soveria Mannelli (casale evolutosi poi in centro urbano di rilievo)
- Decollatura (sviluppo più tardo, ma inserita nel sistema sciglianese)
Questo insieme costituiva un sistema funzionale, non una semplice somma di paesi. Ogni centro aveva un ruolo: controllo dei valichi del Reventino, produzione agricola e boschiva, transito commerciale lungo il Savuto, supporto amministrativo e fiscale. Scigliano coordinava senza assorbire: era una sorta di città-reggente, secondo un modello amministrativo tipicamente borbonico, attento alla tenuta dei territori interni.
Contrariamente alla narrazione diffusa dopo l’Unità d’Italia, il Regno delle Due Sicilie non considerava l’entroterra un peso. Le aree interne erano strategiche: garantivano controllo del territorio, risorse e stabilità sociale. Per questo città come Sillanum venivano dotate di funzioni e riconosciute nel loro ruolo. È difficile immaginare che un territorio fertile, popolato e centrale come il Bisirico potesse essere lasciato privo di infrastrutture o prospettive. La depressione attuale non era compatibile con quel modello di governo.
Con l’Unità d’Italia questo equilibrio si spezza. La riorganizzazione amministrativa smantella le antiche realtà territoriali, frammentando l’Universitas di Scigliano in piccoli comuni privi di massa critica. Le funzioni vengono spostate altrove, le logiche economiche cambiano e l’entroterra viene progressivamente escluso dai processi decisionali. Scigliano perde il suo ruolo di Sillanum. Il Savuto non è più una via economica e il monte Reventino diventa confine provinciale.
Il Bisirico, da territorio integrato, si trasforma in una periferia spalmata tra due province. È da questo passaggio che ha origine lo spopolamento, non prima.
Una domanda da un miliardo….
Se i Borbone governassero ancora, il Bisirico-Reventino sarebbe davvero ridotto così?
La domanda non è nostalgica ma storica e politica: se il modello territoriale borbonico fosse sopravvissuto, il Bisirico sarebbe oggi tra le valli più depresse d’Europa?
Tutto lascia pensare di no. Non perché quel sistema fosse perfetto, ma perché non avrebbe potuto permettersi di abbandonare un territorio chiave come questo. Il Bisirico non nasce marginale, diventa marginale quando perde Sillanum, quando viene privato della sua unità territoriale e quando la triade Savuto–Reventino–Sillanum viene cancellata insieme alle funzioni che rappresentava nel territorio.
Oggi recuperare questa memoria non significa rimpiangere un regno, ma riconoscere un errore storico, quello di aver spezzato un territorio che funzionava. Comprenderlo è fondamentale, perché finché il Bisirico sarà percepito come una valle “sbagliata” e non come una valle smantellata, ogni progetto di rilancio rischierà di fallire.

























