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Home » I blocchi mentali e il Ponte sullo Stretto

I blocchi mentali e il Ponte sullo Stretto

Angelo Falbo di Angelo Falbo
18 Settembre 2025
in OPINIONI
0
I blocchi mentali e il Ponte sullo Stretto

Come dovrebbe essere il ponte sullo stretto

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I blocchi mentali possono essere sociologicamente studiati con relativa facilità. Vengono creati con un rituale martellamento inteso a dimostrare per vero il falso. Se ne servono in pubblicità. Ma anche Politici e soprattutto Governanti in cerca di conferme. Gli attuali ne sono molto esperti. Tendono a non far ragionare su un certo argomento. Con affermazioni, comunicate con mezzi radiotelevisivi e di stampa: ciò che diciamo sta per verificarsi.

È quanto gli esponenti dell’attuale Governo nazionale e i candidati di quel blocco politico di centrodestra in Calabria danno per certissimo: il Ponte si farà, sarà utile all’Italia e rappresenterà la svolta per l’intero Mezzogiorno.

Oddio che vogliano entrare nel merito delle incertezze e delle criticità manifestate da grandi Centri di studiosi della materia.

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Sparano slogan e si affidano alle dichiarazioni di chi da oltre venti anni sperpera milioni e milioni di euro: il rappresentante Ciucci e il gruppo di professionisti che ruota nella Società dello Stretto. Alla quale Berlusconi commissionò lo studio dell’opera. Con delle clausole, tramutato in progettazione, secondo cui lo Stato avrebbe dovuto comunque pagare anche se poi si fosse deciso di non poter fare l’opera. Attenzione! Non pagare il lavoro di studio svolto, ma anche il mancato guadagno della mancata realizzazione, come si capisce dalle cronache! Pensate che statisti! Lasciamo stare. Avvenne con il disastro del Ponte Morandi per il cui doloroso crollo perirono 42 passanti innocenti. Anche se si fosse accertata una colpa per mancata manutenzione, lo Stato, per convenzione, ai Benetton avrebbe dovuto pagare ugualmente quanto stabilito.

È chiaro che il rappresentante della Società dello Stretto e tutti gli interessati com’ è che potrebbero affermare che vi sono troppe criticità e che è meglio desistere? Il Governo Meloni ha riaffidato l’opera senza una gara d’appalto.

Come dovrebbe essere il ponte sullo stretto

Gli interessati a realizzarlo sono naturalmente tanti. Compresi i settori dell’indotto. L’opera porterebbe migliaia e migliaia di occupati per oltre un decennio per la costruzione. Anche di più. E poi costantemente per le manutenzioni. In un Mezzogiorno affamato secolarmente di lavoro, vivendo ancora migliaia di partenze in cerca di fortuna nel mondo, volete che gli abitanti di ogni contrada non si affidino alle parole di Ministri che confermano di anno in anno e  di mese in mese l’avvio dei lavori? Volete che davvero abbiano voglia di valutare impatti paesaggistici e ambientali? Volete che in tempo di campagna elettorale rinuncino alla speranza di questa fata morgana? Volete che approfondiscano gli interrogativi sul perché non si è fatta una regolare gara, resuscitando una Società che Monti e Draghi avevano considerato estinta? Volete che si interroghino su come e perché, mentre annunciano l’inizio dei lavori, ancora non ci sia un progetto esecutivo? Su come e perché non si presentino cartografie aggiornate di indagine geologica visto che i piloni del Ponte si poggeranno su faglie in un’area tra le più esposte ai terremoti? Su come e perché viene considerato progetto approvato un parere del CIPESS di mera fattibilità? No, non possono. È troppa l’importanza della speranza indotta. Volete che i cittadini speranzosi di una occasione lavorativa in Calabria e in Sicilia, si possano chiedere il perché, in assenza di un progetto esecutivo, il Dott. Ciucci, dopo tanti rinvii, si dia da fare, per la cronaca, ad annunciare che inizieranno i lavori sui due territori? Risposta: perché probabilmente così ritiene di assicurarsi le penali che lo Stato dovrà pagare, qualora si dovesse valutare che l’opera ad una campata di 3 chilometri e mezzo quasi non si potrà fare. Furberie.

Ecco che cos’è un blocco mentale. Non rispondere, non saper rispondere, non volere rispondere agli interrogativi e alle criticità che vengono poste da professionisti di studi terzi. Si accettano per veritieri i messaggi favorevoli.

Quando stanno venendo poste carenze di grande rilievo. Che fanno ritenere che è meglio che continui a restare un’affascinante idea, quella del Ponte.

Perché, per come si sta cercando di realizzare il Ponte, ove si riuscisse, sarebbe un sicuro costante pericolo. Perché è stata visionata una montagna di carte, migliaia di elaborati, ai quali però ancora non sono stati aggiunti quelli riguardanti tutte le 239 richieste di nuove e complete indagini dal Ministero dell’Ambiente. Criticità che preoccupano sono quelle sulla esposizione a scosse telluriche di elevata scala visto che i piloni poggeranno su faglie sismiche; sulle modalità costruttive; sull’ uso e la qualità dei materiali impiegati, sulla tenuta e durata degli stessi. Importantissimo saperlo perché i materiali e le corde restano in permanente esposizione sia alle eventuali scosse sismiche, sia ai carichi di contemporanei treni di passaggio, sia ad una ventilazione marina più o meno intensa, comunque corrosiva. Va considerato che le corde, lunghe circa 4 chilometri scorrendo ad altezza dei piloni di 400 metri, sono previste con oltre un metro di diametro. Finora non è stata presentata alcuna prova scientificamente accertata della resistenza al logoramento interno-fretting. Prove necessarie poiché esposte come sono anche ai pesi di sé stesse, alla considerevole distanza di 4 km, alla ventilazione marina. Senza possibilità di reali confronti e sicuri riscontri sulle varie criticità emerse, quella del Ponte rischia di divenire una farsa (1).

Senza, infine, che si possa verificare un grado di stabilità dell’opera, per ora previsto per scosse di 7.1 della scala. Nel mentre, considerando quanto è avvenuto in Kamichatka, la scossa è stata, a fine luglio, di 8.8 gradi. E stanno continuando perché, partendo dalla teoria della Pangea, si conosce che i Continenti si muovono su placche tettoniche e si scontrano. L’intera Penisola è esposta. Nello Stretto vi sono scosse continue. Iddio non voglia!

Quindi, ragionando legittimamente pure sugli impatti, a me personalmente è da sempre apparso che il No al Ponte, per come pensato, va pronunciato principalmente perché è, e sarebbe, un’opera in costante pericolo di crollo.

Poi c’è un’informazione distorta sui costi e sui pedaggi, pronunciata dal Ministro Salvini. Ha fatto sobbalzare anche uno studioso da sempre favorevole all’idea del Ponte. Da lui visto come importante infrastruttura nazionale, in grado di creare sviluppo, occupazione ed anche di migliorare i comportamenti dei meridionali svegliandoli dall’apatia…

È successo a Federico Fubini, opinionista del Corriere della Sera (2).

È un economista bocconiano. E i bocconiani i conti li sanno fare. Peccato che li rivolgano sempre alla salute dei bilanci, alla garanzia di alee di profitti, allo sviluppo competitivo con i perenni interventi statali e guadagni privati. Mai, tranne Stefano Fassina, che li rivolgessero a contrastare le diseguaglianze e le sofferenze sociali.

Questa volta, assistendo a Cernobbio alla chiusura dei lavori dell’annuale incontro tra Politici e Studiosi, soprattutto economisti e di discipline similari, ha avuto un sobbalzo quando Salvini ha dato dei numeri sul ponte dello Stretto. Si è concentrato sul numero 7: 7 euro per il futuro pedaggio.

Salvini divenuto fautore dell’opera, è lo stesso che quando la propose Berlusconi si oppose con i suoi sberleffi (3).  Affermava che gli Ingegneri siciliani gli avevano assicurato che l’opera sarebbe crollata. Che i soldi si sarebbero spesi meglio ammodernando le reti interne. Visto che per andare da Messina a Trapani, soli 267 km, ci volevano e ci vogliono oltre 9 ore!

Ora, Segretario della Lega, si ascrive i meriti per l’imminenza dei lavori, facendo a gara sulla titolarità dell’impresa con Tajani, che l’ascrive invece all’operato di Berlusconi. Miserie di politicanti.

Da Ministro è riuscito a circondarsi anche nel Sud da un codazzo di seguaci. Dimentichi della natura del Leghismo e della immutata intima odiosità verso i Meridionali. Bravi a strillare slogan pure loro. Ad amplificare i meriti della loro guida, a magnificare un’opera che presenta ancora troppi interrogativi proprio sulla sicurezza e sui costi finali. Ecco il livello di un blocco mentale, per convenienza. Tra l’altro arruolando per l’occasione tra i candidati il falso profeta di uno pseudo Movimento meridionale. Che livello di trasformismo!

Ebbene. Per il Ponte si prevede una spesa di 15 miliardi. In 30 anni, facendo pagare un pedaggio di 7 euro a veicolo, dice Salvini, si potrà ammortizzare la spesa. Al Fubini l’affermazione di Salvini non è andata giù. Calcolatrice in mano ha obiettato che l’opera, benché unica, se costruita in altre parti del Pianeta costerebbe dalle 4 alle 30 volte di meno. Si teme che per l’esperienza delle opere con durata decennale il costo previsto in Italia aumenterà fino ad un terzo. Portando la spesa iniziale a 20 miliardi.

Il Fubini calcola poi che quei 7 euro di pedaggio a fronte dei 30 anni per l’ammortamento è proprio una grossa imprecisione. Calcolando generosamente 3 milioni, di autoveicoli in attraversamento, con i 21 milioni annui di entrata, gli anni diventeranno 600! Calcolandone 6 milioni ci vorranno 300 anni!

Il crollo del Ponte Morandi

E non è finita. Il crollo del Ponte Morandi non ha insegnato niente? Il progettista aveva preventivato una durata di circa 50 anni di vita, ammonendo sulla necessità di continue manutenzioni ordinarie e straordinarie. Che non si fecero. Sappiamo del disastro accaduto. Pertanto, dando il Ponte per realizzato, c’è qualcuno che ha calcolato i costi della manutenzione? Sempre tenendo in considerazione i 7 euro di pedaggio ad autoveicolo, contati a 3 milioni di autoveicoli in attraversamento, si incasserebbero 21 milioni all’anno. Del tutto insufficienti a sostenere le sole spese di manutenzioni sui quasi 4 km del Ponte. Altro che ammortamento!

Fubini stavolta va oltre le cifre. Ci ricorda come Draghi avesse commissionato uno studio di fattibilità a 16 elevati esperti del settore. Avevano concluso che sarebbe stato meglio accantonare la campata unica pensata nel 2006 e verificare la fattibilità del Ponte a due e/o a più campate.

Il Governo attuale ha cestinato quel lavoro. Ha voluto privilegiare la Società di Ciucci. Ha deliberato deroghe per poter affidare i lavori senza una gara di appalto. Cosa che allo stesso Fubini sembra un operato irregolare e non consono alle Leggi sugli appalti di opere così impegnative. Al contempo Fubini, rimasto perplesso su tutto, osserva come gli elaborati presentati al CIPESS non siano completi e rispondenti alle osservazioni e alle richieste di indagini complete. Perciò non possono essere stati considerati approvati come progetto esecutivo. Si ritorna allo stesso punto: non esiste progetto esecutivo. Né per la imponenza dell’opera si può autorizzare una progettazione a stralci, come la Società pretenderebbe. La sicurezza va scientificamente accertata prima. Si vedrà. Intanto l’altro tentativo di Salvini e dell’intero Governo, di far passare i 15 miliardi del Ponte dentro il 5% delle spese pro NATO, è stata respinta al mittente dall’amico Trump!

In conclusione: manteniamo una viva attenzione e impegni civici per la Pace facendo cessare la disumanità sui due tristi scenari bellici.

Note:

  1. Si legge in un’autorevole analisi di contraddittorio pubblicata il 29 Agosto 2025, sulla Rivista Gente e Territorio. Lo scritto è a cura di Giacomo Risitano. Chi ha interesse può cercarlo e leggerlo integralmente.
  2. il Video di Fubini può essere visto e ascoltato scrivendo Federico Fubini su Google
  3. il Video di Salvini contrario al Ponte si può ascoltarlo allo stesso modo.

Angelo Falbo – Responsabile Lega CGIL del Reventino

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Angelo Falbo

Angelo Falbo

Preside in pensione. Laurea in Materie letterarie presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Intellettuale e scrittore. Vive a Carlopoli. È il responsabile della Lega SPI-CGIL del Reventino.

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