

Curiosamente uno dei primi film premiati a Venezia, nell’edizione in cui la mostra non era competitiva, nel 1932 è proprio un film prodotto da Misiano, “Il cammino verso la vita” di Nikolaj Ekk, anche primo film sonoro della storia del cinema sovietico. Ma la febbrile attività del calabrese non è limitata solo all’Unione Sovietica, perchè si estende a tutta l’Europa e particolarmente alla Germania, dove, assieme al socio e amico Willy Munzenberg dà vita alla Prometheus Film, struttura che importa in occidente i film girati in Russia, e che produce opere interessantissime di Brecht, Ivens, Piscator, dando vita al “Cinema proletario”, un cinema pensato per rappresentare le esigenze delle classi popolari. La figura di Misiano ha sofferto indubbiamente un problema di rimozione storica, a causa della sua carriera politica burrascosa che lo vide in prima linea nella storia del Novecento italiano e poi europeo.

Particolarmente sofferta fu la rottura con il Partito socialista dopo la scissione di Livorno, che contribuì al suo isolamento politico tale da costringerlo, con l’avvento del fascismo in Italia, ad abbandonare il suo Paese dove finisce la storia del deputato e così Misiano inizia quella dello straordinario operatore culturale, al servizio del proletariato internazionale tra Germania prima e Unione Sovietica dopo. Misiano pacifista, grande promotore del cinema e uomo del dialogo tra Usa e Urss, insomma un personaggio straordinariamente moderno sul quale si realizzeranno nuove e grandi iniziative nel corso di questo 2024: dopo l’estate una rassegna dei film prodotti dalla Mezrabpom, la presentazione del volume “Francesco Misiano/Cinema e Rivoluzione” tradotto in inglese da Demetrio Iannone presso la New York University, mentre su Artsteps è visitabile l’omonima mostra virtuale.




























