di Pasquale Mancuso * –


Le nuove modalità introdotte, i nuovi tempi previsti, le nuove funzioni attribuite in un quadro di “ripensamento” complessivo proteso alla semplificazione ed alla velocizzazione delle procedure obbligano tutti i soggetti istituzionali impegnati ad un cambio di passo, ad una nuova ed impegnativa assunzione di responsabilità.
Esiste, infatti, una contraddizione profonda, in tutto il Paese, tra la “narrazione”, suggestiva e coinvolgente della Montagna d’Italia, delle aree interne alpine ed appenniniche, dei borghi e della qualità della vita, soprattutto, dopo il “passaggio” del Covid e che ha visto impegnati intellettuali, scrittori, saggisti, giornalisti, urbanisti, architetti ed anche, significativamente, della stessa Chiesa con le significative iniziative promosse dai Vescovi del Mezzogiorno, in una “corsa”, anche avvincente, che ha ben introdotto un “pensiero” inedito e di alto significato e gli strumenti operativi, mi riferisco alla Strategia Nazionale delle Aree Interne, che sovrintende, anche con il riconfermato e convinto sostegno, è bene ricordarlo, dell’Unione Europea, alla promozione e valorizzazione delle aree interne del Paese e che stenta a dispiegare appieno le enormi potenzialità proprie degli obiettivi ambiziosi e forti della stessa Strategia.




Occorre, innanzitutto, una regìa regionale centralizzata ed unica, penso alla già positiva azione svolta dal Nucleo Regionale di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici che ha già fornito, nel tempo, ottima prova ed è certamente in grado di coordinare tutte le attività propedeutiche e di “gestione” della realizzazione degli interventi.
Necessita, in questo quadro, individuare modalità e criteri generali, naturalmente d’intesa con i Comuni delle singole Aree, attraverso i quali scegliere le priorità degli interventi da realizzare sul territorio di ogni singola Area; i fondi, peraltro, già da molto, troppo tempo, a disposizione delle prime Aree non sono stati utilizzati ed è assolutamente intollerabile mantenere un livello inesistente sul versante della capacità di spesa tanto dei fondi statali quanto del pur cospicuo cofinanziamento regionale.
La Calabria, peraltro, a differenza delle altre Regioni, si è dotata, da tempo, di una “sua” Strategia Regionale delle Aree Interne che affianca positivamente quella Nazionale ed interpella la possibilità, che andrebbe colta, di un più deciso ed ampio intervento regionale sulle aree interne e sui Comuni ricompresi anche nella Strategia Regionale.


* Già vice presidente Comunità Montana del Reventino – Tiriolo – Mancuso e già Consigliere Nazionale UNCEM



























