L’Istituto superiore alberghiero di Taverna c’è dall’anno 2000, ma forse non ci sarà per sempre. L’attivissima comunità educante tavernese non vive giorni sereni. Motivi? Sono arcinoti. Sono pochi gli alunni che attraversano la mattina i corridoi dell’Ipseoa e ancor di meno le classi al completo.
Sono numeri che preoccupano gli addetti al lavori, sono numeri che autorizzano a parlare di una scuola in lenta e inesorabile agonia, molto vicina alla chiusura: oggi più di ieri. Se così fosse, se dovessero chiudere le aule di viale I Maggio, sarebbe una sconfitta per tutti con ricadute negative non solo la comunità di Taverna. C’entra qualcosa anche Sorbo, Pentone, Magisano, Albi e altri paesi presilani come Cicala, Simeri Crichi, Gimigliano. Serve ora la politica per potenziare i servizi intorno all’Ipseoa e serve il contributo di chi si occupa del bene comune fuori e dentro i confini del paese che fu del cavalier calabrese Mattia Preti. Anche Provincia e Regione possono fare la loro parte.

In lunghi venti anni di offerta formativa, l’Istituto alberghiero di Taverna, vedi Istituto superiore Rita Levi Montalcini di Sersale, ha contribuito in modo significativo alla crescita culturale del contesto sociale in cui opera, arricchendo il percorso formativo di stimati professionisti di approfondite conoscenze e spiccate competenze. Non solo: la scuola di Taverna si è sempre distinta in rassegne enogastronomiche nazionali, valorizzando nel contempo le tipicità del territorio.
La scuola superiore di Taverna oggi non gode di buona salute e quando qualcuno sta male servono le giuste medicine. Urgono rimedi e devono arrivare non solo da Taverna, ma anche da altre latitudini: l’Ipseoa è un patrimonio di tutti. Taverna con l’Istituto alberghiero e Taverna senza istituto alberghiero non è proprio la stessa cosa. Se i muri dell’Ipseoa potessero parlare racconterebbero di una scuola viva che non merita la polvere dell’oblio.

























