Pochi giorni orsono, Taverna è assurta agli onori delle cronache, grazie ad un suo “figlio”, il poeta Salvatore Munizza, protagonista, ormai da qualche anno, della cultura non solo locale. Del resto i geni non tradiscono mai il loro moto verticale e così, dalla terra dell’immenso Mattia Preti, senza voler fare accostamenti col pittore seicentesco, che qualche solone potrebbe giudicare blasfemi, non poteva non nascere un’altra figura di spessore.

Munizza, ingegnere delle FS in pensione e poeta per passione o forse quasi per caso, ha visto tre suoi componimenti, essere inseriti nell’“Enciclopedia della Poesia italiana” Mario Luzi. La notizia (che potete rileggere qui https://www.ilreventino.it/taverna-cz-tre-poesie-di-salvatore-munizza-pubblicate-nellenciclopedia-mario-luzi/) è di quelle che fanno gonfiare il petto, di cui andare fieri da calabresi, prima ancora che tavernesi o appartenenti a questo territorio. Allora ci è sembrato doveroso, oltre che un piacere, visto che il nostro giornale si occupa delle cose belle e positive del territorio, far parlare il diretto interressato cui abbiamo rivolto alcune domande.
Dottor Munizza, questo riconoscimento l’ha sorpresa?
“In coscienza, devo dire che i riconoscimenti in genere mi hanno sempre sorpreso e, nel contempo, gratificato. Ricordo il primo in assoluto che fu un secondo posto nella Sezione riservata agli artisti calabresi del “ Premio internazionale di poesia Mattia Preti” con la poesia Amante cara, dedicata alla Calabria. Essendo tra i primissimi miei componimenti, quel riconoscimento mi diede fiducia per continuare. Il secondo, dal titolo Profughi a Rosarno lo fu ancor di più perché conquistò il primo posto al “Premio Internazionale Sellion- Sezione Poesia Religiosa”.

Ho avuto anche numerosi attestati di apprezzamento – ci rivela ancora Munizza – e targhe di merito ogni volta che ho partecipato a concorsi: ai premi Alda Merini organizzati dall’Accademia dei Bronzi di Catanzaro e al Premio Internazionale di Letteratura “Toscana in Poesia”; ricevendone sempre grande gratificato. Devo confessare però che gli ultimi due eventi mi hanno reso fiero e particolarmente felice: l’inserimento di tre mie poesie nell’Enciclopedia di Poesia Italiana Contemporanea Volume 10/2019, edito dalla prestigiosa Fondazione Mario Luzi sostenuta dall’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica, di cui ho avuto notizia in precedenza, ma conferma solo pochi giorni addietro con il ricevimento del volume; ed i ringraziamenti e gli apprezzamenti formalmente ricevuti, all’inizio del mese scorso, da parte del Capo dello Stato Presidente Sergio Mattarella per “la sua toccante poesia (Shoah) che contribuisce a tenere vivo il ricordo, soprattutto nelle giovani generazioni, delle tragiche vicende della Shoah e dei campi di concentramento”. Soprattutto questo mi ha fatto sentire come Cenerentola. Non pensavo che un messaggio inviato, come la bottiglia del naufrago, nel Giorno della Ricorrenza delle Vittime dei Lager nazisti, provocasse una risposta diretta e immediata del nostro Presidente della Repubblica”.

Non solo l’Enciclopedia, però, proprio il 27 marzo, quindi tra pochi giorni, riceverà un’altra targa a Botricello come ‘Alfiere dell’Arte e della Poesia’. La sua eco poetica non si ferma…
“La Nuova Accademia dei Bronzi ha voluto premiare una mia poesia ‘Angeli di Greta’ che parla di ambiente. Un tema a me molto caro perché le calamità che si verificano oggi nel mondo, sono probabilmente, dovute ai cambiamenti climatici provocati dall’uomo. Così ho sentito il desiderio di parlare di quello che sta facendo questa ragazza (Greta Thumberg) per difenderlo con decisione e passione, andando a parlare un po’ dappertutto. MI ha fatto molto piacere che anche da noi si sia sensibili a queste tematiche, anche perché la nostra è una terra meravigliosa e questo patrimonio appartiene a tutti noi e va tutelato assolutamente”.
Poeta per passione abbiamo letto nella sua biografia; ma che valore ha oggi la poesia e, in particolare, quella italiana, visto che ormai ne fa parte anche lei ufficialmente.
“La poesia (e la scrittura in genere) è una passione che mi è sopraggiunta negli ultimi anni. Parlo di poesia e di prosa perché faccio sempre precedere le poesie da una breve illustrazione sui motivi che le hanno generate ed anche perché ho scritto un libro di narrativa di cui avete fatto cenno. La causa fu occasionale: la partecipazione alla redazione del “Giornalino Parrocchiale” mi indusse a scrivere articoli e poesie. E’ anche vero che avevo accumulato dentro tante sensazioni legate all’esperienze vissute, che dovevo necessariamente esternare per evitare di scoppiare. Seguirono tre libri: due raccolte poetiche i cui introiti furono destinati al sostentamento di una scuola missionaria dell’Africa, ed un libro di narrativa che servì a finanziare un’associazione culturale di Taverna. Ne ho un altro in via di ultimazione, che comprende anche le tre poesie dell’Enciclopedia di cui sopra, i cui introiti destinerò ad una associazione di beneficienza di Taverna.
La poesia rappresenta una modalità immediata, sintetica ed armonica di espressione dei propri pensieri e sentimenti. In qualsiasi contesto tu ti trovi puoi comporre i brani poetici. A me è capitato molto spesso, durante le mie passeggiate mattutine, di avere sensazioni, di concepire versi e di riportarli su carta non appena arrivato a casa. Voglio aggiungere una considerazione a proposito. Era morto da poco Lucio Dalla e io stavo per presentare il mio secondo libro. Presi a pretesto proprio due sue affermazioni che mi sembrano dare una risposta molto chiara a questa domanda. Dalla affermava che la poesia è grande se tocca il cuore della gente e, toccando un tema ricorrente nelle mie poesie: il cantautore bolognese affermava che la vita terrena è da vedere solo come una prima tappa; mi sembra che abbia colto nel segno.
Non posso dare esauriente risposta sull’altra parte della domanda, perché confesso di non conoscere molto del panorama italiano e non mi sento ancora di esserne parte formale. Posso affermare di aver letto il poeta Franco Arminio perché qualcuno mi dice che tratta argomenti simili ai miei. Ho potuto verificare che ciò è in parte vero perché entrambi siamo radicati nel contesto in cui siamo nati e vissuti e ne raccontiamo le peculiarità dai nostri punti di vista”.
Per celebrare degnamente l’ingresso di questi suoi tre componimenti nell’Enciclopedia Mario Luzi, cerchiamo di analizzarli e approfondirne il significato e la fonte d’ispirazione, sì da renderne pienamente partecipi anche i nostri lettori. 
“Comincio con ‘Il Parco degli acquedotti’ dove traggo spunto proprio dal luogo, così chiamato, per gli acquedotti di epoca romana che lo attraversano. E’ una meta prescelta da tanti romani desiderosi di mettere in movimento il proprio corpo, per correggere e prevenire, così, i malanni dovuti alla comoda vita moderna. Un’oasi in mezzo al caos, che permette di allontanarsi dalla stressante vita quotidiana ed avventurarsi in percorsi naturalistici affiancati da imponenti volte e reperti di strutture in mattoni, seminascosti dai prati incolti. Camminandoci a fianco, quei reperti parlano e fanno venire in mente il sudore di coloro che li hanno costruiti manualmente. Un sudore diverso da quello che vi scorre oggi dovuto solo alla necessità di mantenersi in forma.

(Sopra, ai lati e sotto i testi delle 3 poesie inserite nell’Enciclopedia e i manoscritti originali e inediti delle liriche)
In ‘Altare di strada’ percorrendo in macchina la medesima strada per andare al lavoro, c’è l’appuntamento quotidiano con quel mazzo di fiori che, staccandosi al sopra del guard rail, attira l’attenzione con i suoi nitidi colori che danno l’idea di un fresco profumo. Essi lasciano intendere la cura amorevole del congiunto che tratta come un altare quell’angolo dimenticato, per tenere vivo il ricordo del caro che vi si è estinto. Quanti altari, troppi altari, purtroppo si vedono sulle strade a ricordarci che su di esse muoiono tante persone, soprattutto giovani, che lasciano anzitempo la vita in mezzo al dramma delle loro famiglie.

Su ‘I Ciminìsi’, infine c’è da dire che è il nome di un rione del mio quartiere di nascita, caratterizzato da una fitta rete di viuzze pendenti e di casette, spesso costituite da monolocali con annesse stalle, porcili e pollai, ove vivevano ammassate tante famiglie numerose. Una meta giornaliera in quanto vi vivevano tanti amichetti con i quali praticavo molti giochi all’aperto. Non dovette aspettare molto per vedere le famiglie, una dietro l’altra, emigrare al Nord Italia, per l’inseguimento del sogno di una migliore condizione economica. Il rione subì un ulteriore spopolamento a seguito dello spostamento delle famiglie nelle nuove case popolari costruite in altre zone. Oggi, la maggior parte delle case sono sfitte o vengono utilizzate dagli emigrati nei brevi periodi di rientro, il cui numero, tra l’altro, va sempre più assottigliandosi. I Ciminìsi pertanto rappresentano solo una scarna parvenza della intensa vita che vi si svolgeva.
Un brano rap di Salmo, genere “in rima” tanto di moda oggi, soprattutto fra i giovani, si intitola: ‘Una canzone non salverà il mondo’ (Citando indirettamente, sperando, ovunque egli sia, che non se ne crucci troppo, Fedor Dostoevskij e la celebre frase “La bellezza salverà il mondo” pronunciata dal principe Miskin ne “L’Idiota”). Io le chiedo: e una poesia?
“Premesso che non conoscevo il brano perché preferisco le canzoni melodiche, sono andato ad ascoltarlo per poterle dare una risposta appropriata. Ero già convinto che tante canzoni fossero poesie, come anche tante poesie si prestano, con la giusta armonia, ad essere canzoni. Per esempio col sacerdote Don Mario Spinocchio abbiamo composto un inno, io le parole e lui la musica, dedicato al Beato Don Luca Passi.
Con mio figlio, che studia musica all’Accademia Musicale Saint Louis , abbiamo composto un inno estrapolando versi di alcune mie poesie.
A me capita spesso di comporre spontaneamente versi in rima non forzata. La musicalità viene spontaneamente con la metrica e non ha bisogno per forza della rima.
Ciò premesso le confermo che anche quella canzone è una poesia, ma non tutti i rapper sono poeti”.




























