

poco più di un mese fa, i ragazzi della scuola secondaria di primo grado dell’IC “Rodari” di Soveria Mannelli hanno ricevuto altrettanti riconoscimenti in patria. (Qui il link del nostro articolo dell’aprile scorso dopo l’esibizione in Emilia Anche nel Reventino, infatti, la giovanissima compagnia di attrici e attori sapientemente guidati dall’autore e regista, prof. Corrado Plastino e dalla regista e collega, prof. Cinzia Fiorenza, hanno magistralmente interpretato la pièce “Gocce di Memoria”, incentrata sulla strage di Marzabotto, compiuta dai nazifascisti nel 1944.
Il giorno scelto per la rappresentazione non è stato casuale, il 2 giugno; Festa della Repubblica, come sottolineato anche dal sindaco di Soveria Mannelli, Michele Chiodo prima della messa in scena. “Voglio ringraziare questi ragazzi meravigliosi che, con i loro bravissimi insegnanti, hanno fatto un lavoro straordinario per preparare uno spettacolo così toccante proprio nel giorno che celebra la scelta – e Soveria Mannelli lo fece subito nel voto referendario del 1946 e di questo siamo orgogliosi – tra monarchia e repubblica”.
Il Reventino, come fatto anche nelle precedenti rappresentazioni, è stato presente e ha voluto capire meglio chiedendolo direttamente all’autore, la commedia di quest’anno.


Professor Plastino, cos’è Gocce di Memoria?
“Gocce di memoria è un’opera teatrale intensa e commovente, ambientata tra il presente e il ricordo, che racconta la tragedia di una famiglia sterminata durante l’eccidio nazifascista di Marzabotto (1944). La protagonista, Bruna, vive in un limbo di memoria e dolore, incapace di accettare la morte della figlia non ancora nata, che continua a vedere e cullare come fosse viva. Attorno a lei si muovono i familiari, anch’essi vittime del massacro, che la invitano a ricordare, a ricostruire la storia e a trasmetterla per non essere dimenticati”.
Il racconto sembra fluttuare tra il terreno e l’aldilà e tra cruda realtà e introspezione meditativa, che diventa quasi un monito per tutti noi. E’ così?
“Diciamo che attraverso una struttura che alterna realtà, flashback e monologhi interiori, la pièce vuole mettere in scena momenti di vita quotidiana contadina, l’amore nascente tra Bruna e Paolo, e infine la violenza cieca dei fascisti. I dialoghi, le canzoni e l’interazione con il pubblico tendono a rafforzare l’urgenza della memoria, denunciando l’orrore della guerra e della dittatura, e ammonendo sul pericolo del ritorno dei “mostri” se si smette di ricordare”.

Come ogni sua sceneggiatura, anche questa vuole lasciare un messaggio forte.
” Si è vero. Il testo si chiude con un potente messaggio collettivo: la memoria è resistenza, e chi tace o dimentica diventa complice. Bruna, voce delle vittime, consegna la sua storia al pubblico, affinché venga conosciuta, tramandata e mai più ignorata”.
Ecco, nel dettaglio, i sette atti che i tantissimi spettatori presenti sulle gradinate dell’anfiteatro di San Tommaso, hanno apprezzato e applaudito la sera del 2 giugno.
Primo Atto
I personaggi si trovano in uno spazio indefinito, un limbo. Bruna non capisce dove sia, cerca la figlia e rifiuta la realtà. Gli altri la circondano e le chiedono di ascoltarli: vogliono raccontarle una storia, la loro storia, che riguarda il paese, la guerra, i fascisti, i partigiani. Bruna è confusa, ma lentamente inizia a ricordare.

Secondo Atto
È estate, si lavora nei campi. La famiglia di Bruna è riunita: un momento sereno, di fatica condivisa, di convivialità. Si prepara il pranzo, si discute della vita semplice e dura. Si percepiscono però i primi segnali della minaccia fascista, con notizie di requisizioni e soprusi nelle case dei contadini. Bruna incontra Paolo, il giovane di cui si innamorerà.
Terzo Atto
Bruna è sconvolta dai ricordi. Rivede Paolo, il suo amore, e sente tutto il dolore della perdita. La sua famiglia cerca di farle recuperare la memoria, di affrontare insieme la tragedia. Si comprende che Bruna è morta durante il massacro nazifascista, insieme alla sua famiglia, e che la sua bambina non è mai nata. Ma lei non riesce ad accettarlo.

Quarto Atto
Il mercato del paese: c’è aria di festa, Bruna e gli altri parlano con amici e conoscenti. Ma l’arrivo dei fascisti rovina la scena. La tensione sale. I fascisti iniziano a minacciare, a intimidire. Il clima cambia: da un’atmosfera di quotidiana normalità si passa a un senso di minaccia e paura, preludio alla tragedia.
Quinto Atto
La memoria del massacro prende corpo. I familiari ricordano la violenza, il senso di colpa per essere sopravvissuti, il fallimento della società nel preservare la memoria storica. Parlano al pubblico: “I mostri tornano”, se non si coltiva la memoria. È un atto di denuncia e riflessione collettiva.

Sesto Atto
Si torna indietro: la montagna, i partigiani. Bruna, incinta, raggiunge Paolo e i compagni partigiani. Vuole stargli vicino prima che sia troppo tardi. La tensione cresce. L’orrore della guerra si avvicina. In seguito, la scena si sposta a casa: i fascisti irrompono, le donne vengono catturate. Bruna e Matilde vengono interrogate brutalmente, ma non rivelano nulla. Il coraggio, anche in punto di morte, è l’ultimo gesto di dignità.
Settimo Atto
Siamo nuovamente nel limbo. Bruna comprende finalmente la verità: è morta, come gli altri. Ma adesso può ricordare, raccontare, testimoniare. Si rivolge alla figlia mai nata e al pubblico: è una voce che chiede di non dimenticare, di tramandare la memoria. L’ultimo messaggio è chiaro: solo ricordando, raccontando e conoscendo si può impedire che l’orrore ritorni.




























