Cos’è che più di ogni altra cosa ha affascinato quegli intrepidi astronauti che per la prima volta sono riusciti a compiere un’intera orbita attorno al nostro satellite? Senz’altro vedere l’altra faccia della luna, quella perennemente nascosta, quella che non è visibile dal pianeta Terra neppure con il più potente dei telescopi, perché la luna ha caparbiamente deciso di mostrarci sempre e solo la stessa faccia.
La faccia nascosta della luna è stata un mistero che ha affascinato i popoli del mondo, generando miti e leggende, anche oltre la fatidica data del 21 dicembre 1968, quando tre astronauti della Nasa partirono, a bordo dell’Apollo 8, alla volta del nostro satellite ed entrarono nella sua orbita, percorrendola più e più volte, e svelando al mondo l’aspetto fisico del lato oscuro, per la verità non troppo dissimile rispetto a quello conosciuto da sempre.
Sei mesi dopo, l’uomo arrivò perfino a mettere piede sulla luna. Neil Armstrong vi impresse per primo la sua orma pronunciando la celebre frase: «questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità».

Ma il fascino misterioso della faccia nascosta della luna non perse affatto vigore a seguito del suo disvelamento, tanto che una delle rock band più importanti e idolatrate di sempre, i Pink Floyd, gli dedicò qualche anno dopo uno dei suoi album meglio riusciti: The dark side of the moon, che ha rappresentato esso stesso un mito per l’interesse universale che ha suscitato e per essere rimasto più a lungo di ogni altro nella classifica dei duecento dischi più venduti al mondo.
Un album che si chiude con la frase cantata in sottofondo: «non c’è davvero una faccia oscura della luna. In realtà è tutto buio». Come il buio di un tramonto precoce dei nostri inverni, quando il sole va a nascondersi dietro la sagoma del Reventino e, mentre regala ancorai suoi raggi ai popoli del mare, a noi non restano che pochi scampoli di luce.
E per chi vive nei territori del versante interno del Reventino è un po’ come essere gli abitanti della Terra prima della conquista dello spazio. Nel nostro quotidiano, vediamo una sola faccia del monte, oltre la quale possiamo solo immaginare il mare: il grande golfo di Sant’Eufemia.
Più che il buio, la luce! Oltre la montagna, la luminescenza naturale della distesa marina. La fascia costiera che illude con i suoi pochi chilometri pianeggianti e poi, subito, iniziano le alture. E il Reventino che spicca con il suo inconfondibile profilo, con l’altra faccia la cui vista ci è normalmente negata.
Una “sinfonia azzurra”, come l’ha poeticamente definita il fotografo, che ci offre questo punto di vista per noi inusuale. Una prospettiva che all’azzurro intenso del mare aggiunge quello più sfumato della costa e delle montagne circostanti, e poi del cielo. Elementi così diversi ma interconnessi, che trovano unità proprio in questa tonalità d’azzurro che sembra appunto una sinfonia musicale, tant’è concordante e consonante.
di Raffaele Cardamone
In basso, la foto di Antonio Renda:

Foto di Antonio Renda (Fototeca della Calabria)

























