Le montagne NON SONO luoghi di “abbandonanza” oppure spopolamento o ancora desertificazione MA SONO una risorsa.
L’area montana della Calabria insieme a quella dell’area interna del Reventino – Savuto riscontra una differenza come ha esposto il presidente nazionale Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem), Marco Bussone, in una breve intervista che ha rilasciato a ilReventino.it (guarda il VIDEO).
«La montagna della Calabria è viva, ha territori che dicono che qui si può vivere bene, che questi comuni insieme possono lavorare per dare servizi migliori per rispondere alla crisi climatica alla crisi demografica che arriva nel territorio appenninico prima che in altri contesti. Infatti il Pil di questo territorio è più alto del 10% rispetto alla media della Calabria ed anche il reddito medio ha numeri migliori. Ripartiamo da queste basi per crescere insieme».


Oltre a quanto sopra riportato da questa area montana potrebbe nascere il blend Reventino, un’idea sulla quale far ruotare un’immagine di sviluppo per l’intero territorio, si inizia a ragionare in modo aggregato con la prospettiva di innescare favorevoli percorsi di crescita intercettando i flebili segnali che si colgono all’orizzonte, come portano in evidenza le analisi di studio presentate a conclusione della decima edizione di Sciabaca, festival culturale, organizzato dalla Rubbettino Editore, nel corso dell’incontro (link di seguito al live streaming trasmesso giorno 27 set 2025) “Una nuova vita ad alta quota” riguardante il Rapporto Montagna Italia 2025.
<<Ogni territorio credo debba costruirsi un proprio destino, alla fine non c’è una ricetta unica ci sono territori che puntano su alcuni fattori, altri che puntano su altri fattori, altri che sono molto bravi nel mettere insieme un mix di fattori – rileva Florindo Rubbettino rimarcando quanto asserito in apertura di Sciabaca Festival – noi abbiamo iniziato a parlare di blend Reventino perché abbiamo voluto provare ad immaginare che questo territorio possa percorrere traiettorie proprie, attraverso alcuni aspetti peculiari di queste zone>>.


E’ quanto precisa nell’intervento l’editore Florindo Rubbettino, avviando l’incontro programmato a Soveria Mannelli sul Rapporto Montagna Italia 2025, documento che esamina situazioni, tendenze, criticità e opportunità delle montagne italiane sia Alpi che Appennini.
Per presentare la pubblicazione è stato pianificato un tour attraverso una serie di incontri che hanno visto insieme Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem) e Legambiente.
All’appuntamento svolto a Soveria Mannelli, dopo i saluti del sindaco Michele Chiodo, sono intervenuti il presidente nazionale Uncem, Marco Bussone, il coordinatore del rapporto montagna Italia 2025, Luca Lo Bianco, il responsabile nazionale aree protette e montagna di Legambiente, Antonio Nicoletti e Vincenzo Mazzei, presidente Uncem Calabria.


Al presidente Marco Bussone che abbiamo avuto l’opportunità di avvicinare a fine incontro, abbiamo chiesto di spiegarci cosa è emerso dal lavoro di analisi raccolto nel corposo volume recentemente pubblicato con Rubbettino inerente il Rapporto Montagna Italia dal titolo: Istituzioni Movimenti Innovazioni. La Green Community e le sfide dei territori. Inoltre abbiamo chiesto sull’area Reventino – Savuto i dati cosa hanno posto in rilevo.
In sintesi attraverso il Rapporto Montagna Italia 2025 sono state analizzate le condizioni delle montagne e delle aree interne italiane, mettendo in luce opportunità e criticità. E’ stato sottolineato che le aree montane e interne non sono territori marginali ma spazi con potenziale, che stanno vivendo dei cambiamenti positivi: flussi migratori in entrata, nuove imprese, innovazione, comunità che rinascono.


Si è parlato dell’importanza di politiche concrete, non di bonus o interventi occasionali, ma di interventi sistemici, con visione e progettualità da parte di comuni, enti locali e associazioni.
Il rapporto – come è stato spiegato – analizza dati, criticità e opportunità, e serve a stimolare politiche che valorizzino le montagne come parti centrali del Paese.
Ci sono esempi concreti di territori interni in Calabria come Soveria Mannelli nell’area del Reventino, che pur con alti costi e difficoltà infrastrutturali, mostrano segnali incoraggianti ma restano da affrontare sfide demografiche e di servizio.
In definitiva il Rapporto Montagna Italia 2025 prospetta una situazione che può essere condensata in una serie di PUNTI SALIENTI che di seguito sinteticamente elenchiamo:
Cambiamento di paradigma
– Le montagne non sono solo luoghi di abbandono, ma stanno tornando ad attrarre persone (“neopopolamento”), specie famiglie, persone in età matura.
– Il saldo migratorio per alcune aree montane è positivo, pur se il saldo naturale (nascite vs. decessi) resta negativo in molte zone.
Valore delle comunità
– Le “comunità montane”, le Unioni montane, le green community sono viste come attori chiave per lo sviluppo
– Spazio all’innovazione locale, turismo nuovo (sentieristica, turismo esperienziale), uso delle risorse naturali, produzioni tipiche, imprenditoria locale.
Servizi e infrastrutture
– Perché il ripopolamento sia sostenibile servono servizi pubblici adeguati: sanità, scuole, trasporti, mobilità.
– Investimenti sistemici, non solo interventi occasionali o simbolici.
Politica, governance e responsabilità
– Si chiede che le istituzioni locali abbiano strumenti, risorse e visione.
– Importanza di non solo ricevere finanziamenti, ma avere progettualità dal basso, in collaborazione.
– Aspettativa che il Rapporto serva anche come strumento elettorale e politico, per orientare scelte future.
Esempi concreti
– Territori calabresi (Soveria Mannelli) come casi di realtà produttive, con redditi pro capite buoni ma con sfide demografiche.
– Zone del Piemonte (Valle Maira etc.) dove flussi migratori positivi mostrano che certi interventi funzionano.
Sfide ancora aperte
– Spopolamento, specie il saldo naturale negativo.
– Mancanza o inefficienza di servizi in molte aree interne.
– Difficoltà di infrastrutture (trasporto, reti etc.).
– Necessità di politiche di lungo periodo, che non siano frammentarie.





























