Partiamo da un presupposto chiaro e semplice: il gioco d’azzardo non è di per sé problematico.
A renderlo tale è l’atteggiamento con il quale le persone vi si approcciano: non tutti coloro i quali giocano d’azzardo, infatti, sviluppano una dipendenza da esso.
Ma allora come possiamo combattere questo atteggiamento che troppo spesso diventa una patologia ma soprattutto, cos’è che ci tiene incollati ad uno schermo?
Proviamo a dare una nostra interpretazione basandosi su alcuni studi resi pubblici dal “Centro Recupero Dipendenze San Nicola”.
Gli studiosi che hanno analizzato i casi patologici soprattutto tra gli adolescenti nella fascia d’età che va dagli 8 ai 17 anni, hanno individuato i maggiori fattori di rischio e stilato i fattori di protezione
Secondo i siti stranieri legali, i fattori di rischio possiamo distinguerli in due gruppi: psicologici e di natura genetica/neurologica.
FATTORI PSICOLOGICI
Esistono alcuni tratti di personalità che aumentano il rischio di sviluppare il GAP:
- una elevata impulsività;
- la ricerca di sensazioni, di esperienze emotivamente forti e stimolanti;
- la ricerca di novità;
- la propensione a mettere in atto comportamenti rischiosi;
Il sesso maschile poi è stato individuato tra i più forti fattori di rischio tematico, anche se i cambiamenti legislativi, che comportano l’espansione dell’industria del gioco, hanno alterato significativamente la cultura di gioco dominata dai maschi in molti paesi.
Nonostante ciò, i risultati della revisione suggeriscono ancora una predominanza maschile nel rischio di sviluppare problemi di gioco.

Sebbene questa distinzione sia netta, è stato sostenuto che la differenza di genere non può essere un perditore diretto, piuttosto un proxy per altri fattori di rischio, come la violenza ed il consumo illegale di droghe.
La compulsione/dipendenza è invece il fattore di rischio predominante.
L’assuefazione deriva da un abuso di alcool, di cannabis, droghe illecite e tabacco soprattutto in età adolescenziale. Proprio questo un dato su cui riflettere molto che è stato confermato da un’analisi trasversale secondo la quale gli adolescenti che presentano problemi legati alla ludopatia sono ad aumentato rischio per l’uso di sostanze e che una grande percentuale di essi beve e fa scommesse.
FATTORI DI RISCHIO GENETICI E NEUROBIOLOGICI
Nel gambling, tali fattori comprendono alterazioni nel funzionamento dei sistemi della gratificazione: nelle persone con tale disturbo è presente una regolazione alterata dei seguenti sistemi neurotrasmettitoriali.
- noradrenalina la quale è responsabile dell’eccitazione e della ricerca del rischio e della focalizzazione dell’attenzione;
- Serotonina: coinvolta nell’iniziazione al gioco e nella disinibizione;
- Dopamina la quale determina i comportamenti legati alla ricompensa;
Secondo una ricerca su onlinecasinostranieri.com – online casinò stranieri, a tali fattori si aggiunge la scarsa capacità di controllare gli impulsi e l’incidenza al 50% di fattori ereditari:
- il 20% dei soggetti con questo disturbo ha familiari che presentano la stessa patologia;
- Nei giocatori problematici, rispetto a quelli non problematici, la probabilità di avere un genitore con GAP è da 3 a 8 volte superiore;
- L’insorgenza del GAP è di 3 volte superiore se in famiglia è presente almeno un genitore con GAP e ben 12 volte superiore se ci sono dei nonni con il medesimo problema.
Ma come ci si protegge da tutto questo?
FATTORI PROTETTIVI
I fattori protettivi sono spesso concettualizzati come condizioni associate ad una diminuzione della probabilità di gioco d’azzardo indipendentemente dai fattori di rischio.
Ne esistono tre che però sembrano incidere molto su eventuali sviluppi patologici:
- la supervisione genitoriale
- Un elevato status socio-economico
- Problemi sociali (sembrerebbe il contrario e invece è proprio così; la socializzazione con i coetanei può rappresentare un percorso verso lo sviluppo di problemi di gioco).
E proprio in un periodo particolare come questo, nel quale siamo reduci da una pandemia che ha sconvolto le nostre dinamiche sociali ed interpersonali che questo fenomeno sembra essere diminuito ma semplicemente perché tutto il mondo dell’industria, compresa quella online, è stata costretta a fermarsi.
Secondo i dati diffusi nel 2021 dall’Istituto Superiore della Sanità, infatti, a causa della pandemia, il gioco d’azzardo online ha registrato un notevole aumento.
Il lockdown non è stata l’occasione per i giocatori di allontanarsi dalla tentazione di sfidare la sorte, ma li ha indotti solo ad una “conversione” al web.
Durante il COVID si è giocato d’azzardo su moltissime piattaforme e, spesso, per più tempo. La prova è nei numeri: nel 2020 è diminuito notevolmente il gioco su rete fisica e la motivazione è semplice e risiede nelle restrizioni governative per contrastare il fenomeno della pandemia con conseguente chiusura delle sale da gioco, sale scommessa e Bingo.
Tale diminuzione è stata accompagnata parallelamente da un picco del gioco on line.
In un solo anno sono stati attivati ben 4 milioni e 277 mila conti di gioco su piattaforme web, sono stati puntati 40 miliardi e 50 milioni di euro a fronte di una perdita di 2 miliardi e 356 milioni. Complessivamente il 2021 ha fatto registrare un incremento di oltre il 16% rispetto all’anno precedente in tema di entrate erariali del settore giochi a fronte di un aumento della spesa dei giocatori di circa il 18% rispetto allo stesso anno.
Secondo gli analisti di H2 Gambling Capital, il 2022 minaccia di superare la spesa degli anni precedenti.
Tra le cause di questo approccio ossessivo al gioco d’azzardo, nel segmento degli under 19 troviamo:
- la curiosità per il 39% degli intervistati
- Il divertimento per il 36%
- Bisogno di denaro 18%
- Convinzione di vincere facilmente 12%
Di sicuro la pandemia e le limitazioni agli spostamenti con la conseguente propensione al digitale giocano un ruolo da protagonisti nell’incidenza di questi numeri, fatto sta che il fenomeno appare comunque di più larga scala e natura.
Per questo motivo andrebbe monitorato costantemente e, nel caso in cui si riconoscesse una dipendenza, bisognerebbe immediatamente rivolgersi ad uno specialista.
Sì, perché questa è una vera e propria patologia considerabile come una variante del disturbo ossessivo compulsivo e si differenzia da esso perché la compulsione produce emozioni positive a cui il soggetto non riesce a rinunciare.
A tutto però c’è un rimedio, tale dipendenza può essere trattata attraverso percorsi mirati di psicoterapia ad orientamento cognitivo comportamentale.
In particolare, si prefigge di favorire l’astinenza aiutando il paziente ad apprendere alcune strategie pratiche di fronteggiamento degli eventi stressanti come alternative di gioco.

























