C’erano una volta le “radio libere”. Quel particolare modello di radio locale che, nella sua espressione più autentica, ha avuto una vita relativamente breve, ma che è riuscito a cambiare profondamente il volto della radiofonia, e un po’ anche della cultura e del costume nel nostro Paese. Poi, da libere che erano sono diventate – gradualmente ma ineluttabilmente – “radio private” e già nel nome (nomen omen) si intravedeva il loro fatale destino.
La libertà d’espressione era evidentemente il valore fondamentale delle radio libere, come cantava anche Eugenio Finardi: “…e se una radio è libera / ma libera veramente / piace anche di più / perché libera la mente.”
E di radio libere ne nascevano in continuazione, a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80. Anche di quelle che sono entrate a tutti gli effetti nella storia: radio che combattevano le mafie, come Radio Aut a Cinisi (in Sicilia) con il suo principale artefice Peppino Impastato; radio specializzate, come Radio Rock a Roma; radio politiche e a loro modo rivoluzionarie, come Radio Popolare, Radio Onda Rossa, Radio Alice e Radio Città Futura; radio di partito, come Radio Radicale, che gode tuttora di ottima salute; radio di pura evasione e radio piccolissime che avevano l’ambizione di mettersi al servizio di un pur ristretto ambito locale.
Tutti modi più o meno eroici, ma certo fortemente innovativi, di fare una comunicazione radiofonica che prevedeva una grande empatia con gli ascoltatori e che creava una vera e propria comunità, attorno alla stessa radio, con la quale si instaurava un profondo rapporto quotidiano soprattutto attraverso le telefonate in diretta.
E anche in Calabria, a dispetto della sua atavica marginalità, o forse proprio in aperto contrasto con essa, cominciarono a moltiplicarsi le radio libere. Nella sola area del Reventino, se ne possono annoverare due storiche, nate fin dalla prima ora: Radio Reventino, a

Decollatura, e Radio Soveria Uno, a Soveria Mannelli.
La prima durò solo pochi anni, mentre la seconda, grazie all’impegno e alla passione del suo patron Paolo Bonacci, resistette per oltre due decenni, fino alla dichiarazione di resa onorevole allo strapotere delle radio private ormai diventate perlopiù network nazionali.
Ora che trasmettere via etere è diventato pressoché impossibile, oltre che ormai anacronistico, un nuovo fenomeno va rapidamente diffondendosi: quello delle web radio.

E’ per questo che noi de ilReventino.it, abbiamo deciso che è arrivato il momento di concedere un’espansione al nostro modo di fare comunicazione proprio attraverso una web radio che si chiamerà – in modo del tutto naturale – Radio Reventino.

Dunque, a tutti voi lettori, un “a presto risentirci!”
di Raffaele Cardamone
























