C’è un farmaco che non costa nulla, non ha effetti collaterali, è in grado di far bene sia al medico sia al paziente: l’empatia.
Ne sa qualcosa Fernando Bolotta, cittadino di Petronà, in cura per un lungo mese presso il reparto di oncologia dell’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro.
Ha fatto 26 sedute di radioterapia facendo 120 chilometri al giorno dalla montagna alla città nel tentativo di distruggere un corpo estraneo dalla prostata che attentava alla sua salute e che andava fermato in tempo: prima che fosse troppo tardi.
Oggi, giovedì 20 marzo 2025, il paziente di Petronà ha finito le cure, ma la riconoscenza e la gratitudine di Fernando per il personale medico e paramedico del reparto oncologico Pugliese Ciaccio di Catanzaro non conoscono la parola fine e confutano la distorta equazione Calabria uguale malasanità. L’utente petronese ha constatato altro ed esiste un solo modo per fare uscire da sé ciò che non si vuole resti dentro: raccontarlo.
Così argomenta Fernando Bolotta con voce incrinata dall’emozione per l’immensa riconoscenza verso quanti hanno dimostrato preparazione unita a umanità, competenze associate all’etica della responsabilità: “Sfatiamo una convinzione: anche in Calabria c’è chi nella sanità sa lavorare e le conseguenze positivi sono sotto gli occhi di tutti. Aggiungo altro. Chi dice che tutta la sanità calabrese è fuori dalla realtà, forse non ha mai varcato il portone del reparto oncologia dell’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro. La sofferenza e la malattia sono una componente della vita umana: il punto è come li affrontiamo. Lì dentro, negli spazi del reparto oncologico dove ci sono persone molto più sofferenti di me, ho trovato non solo persone competenti, ma anche persone molto empatiche, sempre gentili e cordiali. Mi riferisco ai medici e anche agli infermieri, sia a quelli del reparto oncologico sia a quelli del reparto di cardiologia del Pugliese avendo io un defibrillatore. Il mio auspicio è che la politica e la società civile trovino il modo di aiutare ancor di più questi illuminati lavoratori della sanità a fare meglio il loro lavoro perché la speranza non può tradursi in una attesa inoperosa, dipende dalle nostre scelte. Scegliamo di stare dalla parte della sanità calabrese che sa esprimere tante eccellenze. Basta con questo disfattismo: la Calabria ha tutto per disporre di ospedali organizzati ed efficienti.”
Nella medicina contemporanea non si cura solo la malattia, ma si cura la persona malata, quindi il paziente non è più oggetto, ma soggetto di cura: una buona pratica che sta diventando una prassi, una consuetudine nel reparto oncologico di Catanzaro. Fernando l’ha capito e le parole che scaldano il cuore non le manda a dire.




























