Ha trasformato un dolore ineffabile in una battaglia di civiltà per una Calabria senza ‘ndrangheta: ora che ha chiuso per sempre gli occhi al mondo, si scorge luminoso all’orizzonte un lascito morale enorme che non merita l’oblio.
È morta ieri, lunedì 11 maggio 2026, a Milano Francesca Anastasio, 58 anni, la mamma di Domenico Gabriele: un’icona della legalità’. La donna era in coma da tre mesi dopo un intervento chirurgico. Novanta giorni senza luce negli occhi e avvinta dalla sofferenza proprio come il figlio Dodo’, colpito da colpi di arma da fuoco in un campetto di calcio alla periferia di Crotone. È stata una fatalità’.
Era l’anno 2009. Un gesto mesto e bestiale si è però trasformato in un atto d’amore. Non è poca cosa, ma una virtù che alberga solo nei cuori gentili.
Francesca, attivista di Libera, ha girato l’Italia in lungo e largo, insieme al marito Giovanni, per incontrare migliaia di studenti, spiegando loro la non convenienza a delinquere: una pedagogia della resilienza che ha scatenato lacrime e fiumi di parole.
Non ha mai perso di vista il suo immenso dolore, Francesca, ma ha reso la sua ineffabile tristezza attraversabile tramite l’impegno costante per un mondo senza violenza.
Francesca riabbraccia il suo unico figlio Dodo’: la sola consolazione.
Non lascia però solo un vuoto, ma anche un’eredità preziosa: le storie personali sono importanti solo quando diventano uno strumento potente per parlare di cose importanti. Francesca ispirerà anche da lontano.





























