Dall’Unità d’Italia al 1992 nel comune di Soveria Mannelli operavano due parrocchie con due distinti sacerdoti.


Quella di Soveria Mannelli era una chiesa aristocratica vincolata ai baroni Matera-Passalacqua, mentre quella della vicina frazione San Tommaso era una chiesa ecclesiastica del popolo. Un sacerdote celebrava messa all’altare del Cuore, l’altro all’altare dell’Unicorno.
Sebbene io sia stato battezzato da don Natale Colafati nel gennaio del 1967, all’altare dell’Unicorno il sacramento della cresima mi fu conferito da don Peppino Pileggi, parroco della parrocchia di San Michele Arcangelo dal 1968 al 1986.
Don Peppino era un parroco socialista, infatti sosteneva le liste socialiste al comune di Soveria, per questo era inviso e in qualche modo si contrapponeva a don Natale Colafati.
Conobbi meglio questo sacerdote quando, dopo la morte del vecchio sagrestano Giovanni Varano, mi occupai della chiesa e si può dire presi il suo posto nel 1980.
In quel tempo restaurava i dipinti della chiesa di San Michele, Giuseppe Cardamone detto il Pittoretto a cui don Peppino mi disse di prestare attenzione e assistenza.


Nel luglio di quell’anno ricevetti la disposizione di suonare le campane a festa per richiamare i fedeli per la Madonna degli Abbandonati ogni 30 minuti e fu in quell’occasione che la piccola campana datata 1821 si lesionò. Fu tanto il dolore per aver rovinato un bene secolare della chiesa che mi dimisi dall’incarico. La campana fu poi rifusa e risistemata.
Il curato abitava in via dott. Cimino, la via più lunga di Soveria, presso la canonica, che stranamente era distante dalla chiesa di San Michele forse perché in quel punto giunse la statua di San Michele trainata dai buoi come da tradizione nel 1807.


Il luogo dove sorgeva la canonica era infatti denominato largo di San Michele. La canonica era anche sede dell’asilo della frazione San Tommaso e sede del circolo Giovanni XXIII. Un circolo ricreativo per i giovani del posto, che don Peppino dotò di un tavolo da tennis tavolo, una carambola e un calcio balilla.
Nel 1985 alle elezioni comunali don Peppino parteggiò per la lista denominata Campana, ma la Democrazia Cristiana vinse le elezioni e don Peppino, contro la sua volontà, fu trasferito a Serrastretta.
Poi nella parrocchia giunsero don Luigi Iuliano e, a seguire, don Battista Pellegrino sino al 1992. Infine le due parrocchie furono unite sotto la guida di don Isidoro Augello.
Filippo Cardamone




























