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Ma, davvero i quesiti referendari non interessano la società? Ci sono in giro affermazioni ingannevoli e beffarde

Angelo Falbo di Angelo Falbo
19 Maggio 2025
in OPINIONI
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Ma, davvero i quesiti referendari non interessano la società? Ci sono in giro affermazioni ingannevoli e beffarde

Nel deserto

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Quando sentiamo il vice del Presidente della Repubblica, ministri, sottosegretari, europarlamentari, parlamentari, e anche la segretaria CISL e qualche altro politico o sindacalista, che invitano a non andare a votare al Referendum “perché non sono problemi della società”, come ha affermato l’europarlamentare Procaccini, portavoce dei Fratelli d’Italia, noi cittadini elettori ci dobbiamo allarmare. E correre a votare.

Lo fanno perché hanno paura del voto libero e diretto degli elettori?

Lo fanno perché hanno interesse a mantenere fasce estese di popolazione lavorativa in condizioni di disagio; da governare con atti tali da farli apparire protettivi e vicini ai loro bisogni, esercitando nel frattempo favoritismi e clientelismi per catturare consensi?

Si sa, più i cittadini vivono in difficoltà, più è facile per “chi governa” promettere e, da paternalisti, farsi considerare “benefattori”.

Lo fanno perché davvero non conoscono le condizioni di vita di milioni e milioni di lavoratori e dei giovani italiani?

Ora, fino a quando si tratta dei nostalgici alla La Russa, e soci, eredi dell’ideologia dittatoriale del Duce, che abolì il diritto di voto, non c’è da meravigliarsi. Resta gravissimo perché oggi ha giurato sulla Costituzione ed è vice del Presidente della Repubblica. Per gli altri pure resta inaccettabile. Rivestendo funzioni di rappresentanti di uno Stato democratico, non dovrebbero permettersi, al di là dei convincimenti politici personali. Già c’è una crescente rinuncia al voto. Che indebolisce le Istituzioni: il 2 giugno 1946 votò l’89.08%, nel 2022 solo il 63.78!

Non si rendono conto che con le loro affermazioni, contrarie allo spirito e alla lettera della Costituzione, minano le fondamenta di una “società” che si è costituita su basi istituzionali partecipative, nelle quali si esplicano le varie forme di Libertà.

Espresse al più alto grado con l’esercizio del Diritto al Voto.

Perché affermare allora che i quesiti referendari non “interessano la società”?

Con tali affermazioni, Costoro, mostrano anche una profonda avversione al sistema democratico, manifestata contro i 5 quesiti. Relativi alle condizioni dei lavoratori e al rilascio della cittadinanza agli immigrati maggiorenni residenti.

Non è che, piuttosto, con una mascalzonata politica, cercano di sviare l’attenzione dei cittadini proprio da quelle condizioni e non vogliono che se ne discuti?

Per respingere l’invito al non voto, basta valutare quali sono le norme che producono nel concreto le discriminazioni di vita dei lavoratori e dei cittadini. Nelle retribuzioni, nei diritti pensionistici, nella certezza dei rapporti lavorativi e della sicurezza sui posti di lavoro Norme considerate sbagliate e pericolose, che i promotori dei referendum ci chiedono di andare ad abrogare.

Naufragio a Lampedusa

Primo quesito. Oggi ci sono norme per cui un lavoratore può essere licenziato dalla sera alla mattina “senza giusta causa”. E senza diritto di reintegro!

Non si tratta di pensar male dei datori di lavoro, di quali forme possono esercitare sui lavoratori, di pressione e di mortificazione. Specialmente sulle donne. Nella generalità sono operosi e seri. Si tratta però di avere norme di giustizia. Già la stessa dicitura “licenziamento senza giusta causa” resta una norma incivile, che rende un lavoratore come fosse una merce da usare e da buttare quando si vuole. In più le norme in vigore, anche se un giudice dovesse stabilire che il licenziamento è ingiusto, il lavoratore non verrà reintegrato. Solo risarcito con qualche indennizzo. Come se la dignità di un lavoratore fosse e dovesse restare umiliata. Furono norme di inciviltà imposte da Renzi con voti di fiducia. Bene fa il Pd di oggi a riconoscere autocriticamente che fu una grave lesione dei diritti dei lavoratori.

E non è il Pd di ora che si deve vergognare di abolire norme prima votate. Ma è lui, Renzi, che si dovrebbe battere il petto per averle imposte. Tradendo del tutto il corso storico delle lotte sociali sostenute dal Pd in difesa dei lavoratori, da sempre.  Ancor di più perché negli anni, quelle norme, invece di far crescere l’occupazione con “tutele crescenti”, come venne propagandato, hanno di fatto accresciuto la precarizzazione.

È imbarazzante l’affannosa e ingannevole comunicazione della Meloni, e soci, sul presunto milione di nuovi posti di lavoro. Quando da 25 mesi si produce di meno, il PIL previsto è più che dimezzato, e aumentano solo le povertà e il debito pubblico al ritmo di circa 10 miliardi ogni mese. A carico delle presenti e future generazioni!

E’ imbarazzante, anzi vergognoso, perché non si dice che nel trimestre vengono considerati “occupati” anche coloro che hanno lavorato per una sola ora retribuita, i cassaintegrati, e i contrattisti. Per ogni contrattista figurano tre occupati nel trimestre, E’ sempre lo stesso lavoratore, perché l’Istat conteggia i contratti non le persone!

Una volta un emigrato che scriveva contento di aver trovato occupazione rendeva felici i genitori, se pur tristi dell’assenza. Soprattutto la fidanzata che aspettava la chiamata.

Oggi spesso dei genitori devono mandare soldi ai figli pure occupati, ma sottopagati!

Interessano o no la società tali norme incivili, dannose nei fatti, quindi da abolire? Sì.

Cantiere e incidente sul lavoro

Secondo quesito. Oggi vi sono norme che differenziano retribuzioni e tutele tra lavoratori che svolgono le stesse funzioni. Tra chi lavora in piccole imprese con meno di 15 lavoratori e chi in imprese medio-grandi. È evidente che i datori di lavoro delle piccole imprese non hanno le stesse forze economiche di quelli delle medio-grandi. Questo non deve precostituire condizioni per diseguaglianze tra lavoratori che negli stessi tempi svolgono le stesse funzioni. Il lavoro deve avere lo stesso valore. Le piccole imprese sono utili e producono benessere nella società. Quindi deve essere il Governo a garantire condizioni agevolative verso le piccole imprese. Con fondi di bilancio. Invece di continuare con 15-20 condoni, coprendo chi specula ed evade.

Abolire le norme che discriminano interessa o no la società? Oltretutto è un aspetto di civiltà, di eguaglianza e di giustizia sociale, quella pure invocata in questi giorni, univocamente, dal Presidente Mattarella e dal nuovo Papa, a salvaguardia della dignità del lavoro e dei lavoratori. Anche perché Loro ci ricordano che senza giustizia sociale non ci sarà Pace. Andiamo a votare Sì.

Protesta di lavoratori precari

Terzo quesito. Serve a contrastare la precarizzazione dei rapporti di lavoro. Per abolire norme che consentono la nascita di false cooperative e un’infinità di tipologie di contratto a tempi determinati, a progetto, ad personam, a partite IVA, a finti rapporti autonomi. Cancellare norme che producono lavoro sottopagato e precarizzazioni è urgentissimo per le presenti e per le future generazioni.

Vuol dire contrastare la precarietà dilagante, per cui i giovani non possono programmare alcun progetto di vita e non hanno alcuna sicurezza per il futuro.

Abolirle vuol dire anche evitare che le presenti e le future generazioni debbano trovarsi in una vita da pensionati con gli acciacchi dell’età e in condizioni di povertà.

Oggi, passati al regime contributivo, l’importo delle pensioni è determinato da quanto si mette da parte con le trattenute previdenziali. Se le generazioni odierne continueranno a vivere nella precarietà del lavoro, pure mal retribuito, cosa possono cumulare nel fondo pensioni? Quale importo avranno? Saranno condizioni di diffusa miseria!

Ecco perché i primi a correre in massa a votare dovranno essere i giovani, nel loro diretto interesse di abolire norme che li destinano a un futuro di sicura indigenza.

Ma devono correre anche i loro nonni e i loro genitori per difenderli.

Hanno un bel dire l’on. Procaccini e soci, dall’alto dei loro 15-20mila euro mensili affermando che “i quesiti non interessano la società!” Parole indegne.

Tutti i precari sono società. Chi governa non sta provvedendo. Aboliamo le norme, Sì.

Incidente sul lavoro

Quarto quesito: Riguarda la sicurezza sui posti di lavoro. Con i 1.090 lavoratori morti nel 2024, tre ogni giorno lavorativo, non dovremmo esitare e correre ad abolire le norme che consentono sub appalti a catena. Senza che il vincitore dell’appalto abbia responsabilità. I promotori hanno individuato che il sistema degli appalti e dei sub appalti a catena “produce incidenti mortali” e infortuni. Che sono spaventosamente aumentati. Non si consente neppure al giudice di individuare le responsabilità. Perché entra in gioco uno scarica barile tra imprese. Mentre gli infortunati e i familiari dei deceduti sul lavoro rischiano di non essere mai risarciti e di non avere giustizia. Non risolve niente l’annuncio della Presidente del Consiglio per vantarsi di aver messo 600 milioni in più da dare alle imprese per rafforzare le misure di sicurezza. Già nei capitolati di appalto l’impresa vincitrice ha una bella cifra solo destinata alla formazione e alla messa in opera delle necessarie misure di sicurezza. Il punto è sempre lo stesso. Per mancanza di Ispettori i cantieri non vengono controllati e quei soldi non si sa neppure come vengono utilizzati.

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In Italia abbiamo ispettori meno della metà della Germania destinati a ispezionare, a parità di lavori in corso. Quindi non ci vogliono più soldi alle imprese. Bisogna limitare i sub appalti. Ci vuole la responsabilità dell’impresa vincitrice. Ci vogliono adeguate assunzioni di ispettori che visitino i cantieri. È inutile recriminare a ogni lavoratore morto, col rituale “mai più”. Il caduto civile va certo onorato con un lutto partecipato, belle omelie e corone di fiori. Per onorarlo davvero bisogna andare a cancellare le norme che sono  causa degli infortuni e delle morti sul lavoro.  Andiamo a votare Sì.

Papa Francesco a Lampedusa

Quinto quesito. Propone di concedere la cittadinanza agli immigrati maggiorenni dopo cinque anni di residenza. Oggi ce ne vogliono 10. Dimezzare i tempi di permanenza è prima di tutto un atto di umanità e di civiltà. Ma è anche un atto di interesse. L’Italia sta soffrendo una grave crisi demografica che sta producendo una voragine tra generazioni e produrrà un futuro carico di incognite sociali.

Stanno diminuendo le nascite. Stanno crescendo i numeri dei giovani che vanno via,

Le politiche del Governo verso gli immigrati sono disumane, fasulle e dannose.

Noi abbiamo quasi 30 milioni di emigrati sparsi per il mondo. Dovremmo essere più accoglienti. Dovremmo ricordarci dei nostri avi, delle loro sofferenze e dei loro pericolosi viaggi, delle brutte accoglienze ricevute e di quante umiliazioni hanno superato pure di riuscire a migliorare le condizioni di vita delle proprie famiglie. Ancora di più noi meridionali, che vediamo i nostri figli partire quotidianamente, dovremmo essere più umani ed accoglienti. Senza accodarci alle parole di odio, di insulto e denigrazione verso chi arriva, dopo aver sfidato più volte pericoli di morte. Che a migliaia non superano, affogando, o restando già prima soffocati dalla sabbia dei deserti da attraversare. Invece troppi, pure da noi, sostengono politiche incivili e disumanizzanti con l’invenzione della deportazione in Albania!

Nel mentre in Italia proprio dappertutto, ma di più nel Nord, gli immigrati servono in ogni settore. E quegli stessi ambienti che “vomitano espressioni odiose verso di loro” li schiavizzano e se ne servono in nero in ogni settore, sottopagati e senza tutele, perché non riconosciuti. Una società, la nostra, che si dichiara civile più di altre, ma che consuma ipocrisie e vigliaccherie, tenendole nascoste. Sulla pelle di immigrati, novelli “miserabili”. Noi dovremmo essere i primi a concedere la cittadinanza appena uno è nato sul “nostro” suolo. Con la consapevolezza che ognuno è cittadino del mondo. Dapprima dove nasce. Poi lì dove la vita lo porta a vivere. Predisponendo politiche di accoglienza con formazione alfabetica e civica. Dimezzare a cinque anni di permanenza il diritto alla cittadinanza a residenti maggiorenni è solo un passettino da compiere con l’abolizione delle norme che ora ne obbligano 10. Andiamo a votare Sì.

E saranno 5 Sì.

Angelo Falbo – Responsabile Lega SPI CGIL del Reventino

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Angelo Falbo

Angelo Falbo

Preside in pensione. Laurea in Materie letterarie presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Intellettuale e scrittore. Vive a Carlopoli. È il responsabile della Lega SPI-CGIL del Reventino.

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