di Luigi Guzzo –
L’Italia, l’Europa e il mondo intero stanno attraversando uno dei momenti più difficili a causa della pandemia dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità, dovuta ad un virus, tristemente conosciuto col nome di SARS-CoV-2 o semplicemente Coronavirus.
Gli effetti di tale pandemia sulla specie umana sono devastanti. Migliaia di persone stanno perdendo la vita e, altrettanti, stanno lottando per la propria.



I vari Stati, compresa l’Italia, con i loro governi centrali e locali, hanno reagito a tale pandemia allo stesso modo in cui si erano preparati per decenni ad un’eventuale guerra armata, ma sprovvisti di ogni “ arma ” medica. Tale virus, infatti, viene indicato nei social, nel web ed in tutte le trasmissioni televisive, che quasi a rete unificate, affrontano costantemente l’argomento, come il “nemico invisibile da combattere”.
Le prime mosse strategiche adottate, come in tempo di guerra, sono state la chiusura delle frontiere nazionali, regionali e in alcuni casi, comunali, con l’interruzione di ogni rapporto sociale.


Raccontando la situazione italiana, si è cominciato con la chiusura delle scuole e delle università, passando a cinema e teatri, cimiteri, ristoranti, pub, palestre, scuole di ballo, fino ad arrivare alla sospensione delle cerimonie religiose e civili e al divieto della semplice passeggiata in solitaria.
Facile è stata l’associazione della paura da pandemia con quella da carestia, comportando la corsa agli accaparramenti alimentari.
Appuntamento quotidiano è il bollettino dei contagiati, dei guariti e dei deceduti, al quale seguono, per esorcizzare la paura, episodi di appartenenza nazionalistica, attraverso il canto dell’inno d’Italia, sui balconi o l’affissione di striscioni con su scritto: “Tutto andrà bene”.


Nell’attuale periodo si confonde il curare con il combattere. Il Sindaco di Messina con la fascia tricolore addosso, sotto i riflettori di tutte le tv, preso dalla paura del nemico invisibile che sta entrando nel suo Comune, blocca allo scalo portuale di Messina i propri corregionali risultati irregolari alle disposizioni governative, anch’essi in fuga dallo stesso nemico ed altri si sono fermati a Villa San Giovanni, per evitare di essere bloccati sbarcando in Sicilia. Il governatore della Campania, finito sul profilo Twitter di Naomi Campbell, non accontentandosi degli appelli dei suoi colleghi va ben oltre, invitando a stare a casa, pena il ricorso, sicuramente simbolico, ai “lanciafiamme”.


Durante tale pandemia emerge con forza il valore di quelle figure professionali impegnate in prima linea come soldati che danno la vita in tempo di guerra, ma purtroppo sprovviste dei mezzi necessari, per affrontare il nemico invisibile Coronavirus. Figure finora prese in considerazione solo nei momenti di tagli ai bilanci statali e regionali. Pensiamo ai tagli alla sanità pubblica che hanno portato alla carenza di medici, infermieri, attrezzature, posti letto. Pensiamo ai tagli alle forze dell’ordine, che sono uno dei pilastri della nostra nazione. Pensiamo ai tagli alla scuola ed all’università, che comunque stanno lavorando incessantemente.
Ed ancora impegnati in prima linea, i commessi e le commesse dei rifornimenti alimentari, che in questi anni hanno persino lavorato di domenica, storico giorno di chiusura di tutte le attività commerciali.



E poi c’è lui, Papa Francesco, una luce nel buio, un faro di speranza., in una data che resterà nella storia dell’umanità: il 27 marzo 2020. In una desolata e deserta Piazza San Pietro, luogo sacro e cuore della cristianità, reso ancora più suggestivo dal freddo e dalla pioggia, prostratosi ai piedi del cristo in croce per chiedere la fine della pandemia del XXI secolo.


La preghiera di Papa Francesco entra nei cuori e nell’anima di tutti, credenti e non credenti. L’attuale situazione non consente di fare alcuna distinzione, di razza, di religione, di credo politico o altro, ci vuole tutti uniti dicendo: “ Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda“.



























