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L’evoluzione del ruolo dei pensionati, la visione del responsabile “Lega del Reventino” SPI-CGIL

La redazione di La redazione
12 Gennaio 2020
in OPINIONI
0
L’evoluzione del ruolo dei pensionati, la visione del responsabile “Lega del Reventino” SPI-CGIL
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di Angelo Falbo –

Questo che segue è il contenuto integrale dell’intervento comunicato da Angelo Falbo, come responsabile “Lega del Reventino” SPI-CGIL, nel corso dell’assemblea dei “quadri” CGIL della Calabria concluso a Vibo Valentia alla presenza del segretario Maurizio Landini, al quale è stato consegnato.

<<Essere ora qui a Vibo Valentia di per sé vuol dire essere dalla parte giusta, restando coerente al tema centrale dell’iniziativa: Il Lavoro e la Legalità.

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Per tanti di noi è la terza iniziativa con la presenza del segretario generale. A Torre Melissa abbiamo ricordato la data dell’eccidio di braccianti in lotta per la terra, per ottenere dignitose condizioni di lavoro (a proposito di lotte per il Lavoro … Tutti dovremmo leggere il libro dell’on. Lavorato perché non è un libro solo su Rosarno, ma è un “manuale” di impegno sindacale, politico e civile per chi vuole essere di “Sinistra”).

Ma anche per risvegliare in noi stessi i valori e gli ideali costitutivi delle coordinate storiche della CGIL nel cammino di lotte, nei campi, nelle fabbriche, nei cantieri, in ogni luogo di lavoro. Smarrire queste, la loro portata liberatoria e di giustizia sociale, è contrario alla stessa appartenenza al sindacato CGIL ed alla sinistra in generale. Da Portella della Ginestra in avanti tante vicende hanno insanguinatola vita democratica della Repubblica. per tenere emarginati i ceti popolari. Rimaste coperte da tanti omissis che si ritarda a disvelare.

La seconda iniziativa si è svolta al Circo Massimo, ha visto la mobilitazione unitaria dei sindacati dei pensionati, per dire al Governo quali sono le loro condizioni con le richieste a non limitarsi ad affermazioni di principio. A non comprimerne ancora il potere d’acquisto lasciandoli nella precarietà. Quando parla un pensionato, come sto facendo adesso, e ringrazio i dirigenti che me ne hanno voluto dare l’occasione.

Nel suo intervento confluiscono tutte le problematiche sindacali, di ordine socio economico presenti nel dibattito corrente. Sono problematiche le cui urgenze non possono essere argomentate nel poco tempo concesso. Si rischi al “assertivismo”. Nell’Italia fatta di crescenti diseguaglianze, il 62% dei pensionati versa in condizioni TENDENTI ALL’IMPOVERIMENTO.

Dal 1963 al 2017 il differenziale di impoverimento è cresciuto man mano che si scende dalle Regioni del Nord a quelle del Sud. Il tratto comune per tutti è la precarietà: precarietà economica, sociale e umana.

Da una parte c’è la progressiva perdita del potere di acquisto. Dall’altra c’è la progressiva perdita di servizi socio assistenziali e sanitari. Crescono i bisogni, per l’invecchiamento e per l’impoverimento, mentre i servizi diminuiscono o spariscono.

I pensionati, come sottolineato nell’intervento del segretario nazionale SPI CGIL, Pedretti, svolgono le funzioni di “ammortizzatori sociali”.
Sembra un’espressione contrattualmente sindacalese. Praticamente significa che la pensione in molti nuclei è l’unico reddito. La pensione serve a sostenere figli e nipoti disoccupati o agli studi. La pensione serve anche per tanti figli e nipoti che risultano al lavoro, ma con bassissime retribuzioni. Si inviano vaglia e bonifici a figli e nipoti verso il centro nord, dove hanno trovato lavori mal retribuiti, anche se ricercatori o assistenti universitari.

Certi pensatori giudicano che il costo della vita nelle regioni meridionali sia inferiore senza considerarne le reali condizioni e chiedono le gabbie. Di inferiore c’è solo il livello dei servizi, dalla Sanità ai Trasporti, all’Istruzione, e l’assenza di  un contesto di civile convivenza. I pensionati inviano soldi e soffrono. I figli e i nipoti vivono la mortificazione di averne bisogno.
La lettera del giovane Michele che ha deciso di farla finita, dopo tanti inutili tentativi senza trovare una vera occupazione dobbiamo tenerla in vista su ogni tavolo di lavoro

I pensionati hanno bisogno della difesa del potere di acquisto, di un adeguato aumento a partire dalle pensioni  basse e medie,hanno bisogno di un buon livello dei servizi ma la loro condizione di precarietà si supera davvero solo con l’aumento della occupazione giovanile adeguatamente retribuita. Ecco perché nonni, figli e nipoti debbono consapevolmente trovarsi dalla stessa parte. Altro che contrapposizioni generazionali. Dipende da noi.

La precarietà sociale attiene soprattutto ad una visione di natura economicistica secondo cui un Pensionato è divenuto solo un consumatore e neppure interessante. Non è più un produttore. Di conseguenza è improduttivo, “un peso”. Chi è impegnato nelle Leghe avverte direttamente la sottovalutazione riservata alla fascia dei pensionati, quando ci si confronta con le amministrazioni anche di quei paesi dove ormai la fetta più numerosa di abitanti è costituita da ultrasessantenni.

Nei paesi delle zone interne è ovunque così. Le difficoltà finanziarie ci sono. Si coglie però che la disattenzione è originata da un atteggiamento di sub cultura sociale. Qui non facciamo elenchi di gravi negligenze, inadempienze e disfunzioni nel comparto sanitario, ingoiato nel malaffare. La salute in generale, per tutti, è un’aspirazione da pagare a caro prezzo. Non esiste il concetto di prevenzione, e la cura, oltre una certa età, non solo è cara, ma è divenuta faticosamente concessa.

Precarietà umana.

Questa è la più pesante delle precarietà inflitte. E’ malvagia, figlia di una visione della società disumanizzata. Una società che confina milioni di persone che l’hanno costruita, nel bene e nel male, a vivere in forme di abbandono, nella tristezza e nella solitudine. Domanda per tutti: La fase conclusiva della vita delle persone verso quali prospettive si vuole che vada?

Oggi dobbiamo ragionare del lavoro come fattore di liberazione. Nella locandina è proposto un messaggio chiaro. Gli interventi delle categorie sono e saranno più puntuali. Mi limito a brevi considerazioni. Il lavoro è alla base di una costruzione di rapporti sociali che rendono liberi. In Calabria tutto sta divenendo maledettamente difficile.

Lo scenario che ha portato alle candidature alla Presidenza della Regione dice che si è raggiunto un alto tasso di degenerazione dei comportamenti politici, incoerenti e inadeguati rispetto a quanto le emergenze  richiedono. Di legislatura in legislatura si sta consegnando la Regione a punti di degrado irreversibili, con livelli di tutti servizi, non da serie “b” come solitamente si dice, ma da tornei molto inferiori.
In Calabria (nel Sud in generale) le  cause  discendono in buona misura dall’inconsistenza politica, professionale, culturale, sociale delle cosiddette classi dirigenti… dal loro ascarismo e dalle loro ingordigie spesso mescolate ad affarismi malavitosi. Tanti giovani promettenti di varie forze politiche degli anni 70 e 80 hanno avuto parabole cosi contorte e deludenti da creare profondi distacchi. E chi è rimasto tende comunque ad adattarsi, pure al peggio. Non c’è spazio per ragionare sulle cause…

Sappiamo però che “ascarismo e affarismo” sono sempre fenomeni indotti…. Segnalano sempre l’assenza o il compiacimento dello Stato. “Operazioni in corso”, questa è l’informazione di prima mattina. Catture, fermi, confische, domiciliari.
Si affaccia la triste considerazione che in Calabria non siano più  presenti forze endogene sufficienti e tali da contrastare vittoriosamente i fenomeni di malaffare ormai troppo estesi. La questione va ragionata senza esorcizzare la realtà, ma per affrontarla. Le tante meritorie iniziative non bastano a contrastare vittoriosamente i comportamenti di sopraffazione.

I magistrati inascoltati chiedono: rafforzamento dei quadri organici, norme utili a sconfiggere i nascondigli del malaffare. Gli intrecci massonico-affaristici, politicamente reazionari e malavitosi, sono penetrati direttamente nelle attività pubbliche e istituzionali. La massoneria, con i suoi rituali, le sue segretezze e le sue connivenze è un anacronismo storico. Il suo ruolo meritorio, nell’unificazione risorgimentale ed in difesa della laicità dello Stato si è da tempo concluso.

Non c’è bisogno di segretezze. La Costituzione garantisce a tutti le libertà politiche, civili e religiose, di stampa, di parola e di partecipazione.Chi si comporta come una setta è  nemico della Costituzione e  della Democrazia: va perseguito.

Ci vuole l’attuazione per tutti (Associazioni e Fondazioni) dell’l’art. 49. Ci vuole una Legge elettorale che favorisca le unioni, non i sostegni. La Democrazia è forte se fa rispettare le regole della convivenza. Le affermazioni di Piersanti Mattarella nel suo discorso di insediamento vanno scolpite. Quanto diceva per la mafia è attualissimo in Calabria. Il fenomeno non si sconfigge solo con operazioni repressive di natura giudiziaria… E’ nelle Istituzioni. Trova manovalanza e neofitismo nelle condizioni sociali disgregate testimoniate dagli altissimi indici di disoccupazione giovanile.
I dati dell’OCSE e del CENSIS più che l’abbassamento dell’età a sedici anni per il diritto al voto, indicano che ci vuole semmai l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino ai 16-18 anni. Con scuola tutta a tempo pieno. Con la creazione di uno sviluppo diffuso affinché i giovani possano inserirsi gratificati nelle attività che richiederanno sempre più elevate competenze e specializzazioni,superando il paradosso solo italiano di avere meno diplomati e laureati e al contempo il più alto numero di giovani diplomati e di laureati disoccupati, tra i Paesi più industrializzati.

In Regione le risorse naturali, storico artistico culturali ci sono tutte, dalle zone costiere, alle collinari, alle montane, alle presenze termali diffuse. Ci sono tre importanti sedi universitarie. Non siamo più ”uno sfasciume pendulo sul mare”. Nei contesti contemporanei vantiamo una posizione preziosa: quella di essere protesi logisticamente al centro del Mediterraneo, a due passi da un intero continente, al passaggio di tante persone e merci,tra Oriente e Occidente.

Le risorse naturali ci sono. Quelle umane stanno diminuendo. Quelle infrastrutturali, a particolare dai trasporti, sono del tutto insufficienti. Senza di esse è inutile parlare di valorizzazione delle risorse di mare, di terra, di arte e di cultura, di pesca, di agricoltura, di turismo, di artigianato. Quando qualcuna importantissima c’è, come il Porto di Gioia Tauro, e viene svilita nelle sue potenzialità o viene del tutto scavalcata organizzando una via commerciale come la cosiddetta via della“seta” che punta solo su Genova e su Trieste. Allora si capisce che del Sud si vuole continuare a parlare a vuoto.

La considerazione è che, accanto ai calabresi chiamati a sostenere il loro riscatto ci vuole uno Stato che intervenga centralmente per “liberare la Regione”: con il lavoro, l’istruzione e l’adeguamento di tutti i servizi, da renderli davvero civili in tutti i settori. Da soli non è possibile farcela. Ci vuole più Stato e non meno Stato. A proposito del dibattito in corso sulle autonomie differenziate. Pagheremo tutti un caro prezzo se  non si comprenderà quali sono e quanto sono gravi le insidie di indebolire l’unitarietà dello Stato. Le richieste fatte sono pericolose e ingiuste. I presidenti di Veneto e Lombardia pensano che le ricchezze delle loro regioni siano frutto esclusivamente delle loro capacità… Invece appartengono a tutti gli italiani, anche ai meridionali. Sono frutto di uno sviluppo che ha visto favorite solo quelle parti d’Italia mentre le risorse finanziarie erano di tutti. Lo dimostrano i flussi migratori.

Qui si conclude con l’ultima considerazione. Nel nostro dibattito  noi diciamo di non avere né Governi amici e né nemici… giudichiamo i fatti, l’operato. Sono d’accordo: questa posizione va bene però a Governo formato, ma non ci può vedere indifferenti al processo di formazione e di composizione del Governo, né di quello nazionale, né di quelli regionali.
Capisco le più recenti scottature… ma si deve osservare che a Roma contro il Job Act eravamo in pochi. La nostra natura politico sindacale deve essere coerente non può essere che uno iscritto alla CGIL voti la Lega che vuole flat tax e autonomia e poi si decida di manifestare contro. Vanno sostenuti gli  impegni a creare alleanze politiche alternative al centro destra.Vivremmo un paradosso.

Ora che la Chiesa, che abbiamo avuto sempre di fronte o contro, sempre stata incline a sostenere l’ordine padronale costituito, assegnando ai ceti popolari non i beni terreni,ma la preghiera per il Regno dei Cieli, ora che con Papa Francesco si sta evangelizzando la giustizia sociale e le aspirazioni all’eguaglianza, proprio noi ci possiamo mostrare disorientati, fermi ad osservare? Credo proprio di no.

Grazie per l’attenzione>>.

SPI-CGIL, Responsabile “Lega del Reventino” Angelo Falbo

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